Il fatto della settimana - La C come trampolino di lancio: Caccavo l'ultimo di tanti

Il fatto della settimana - La C come trampolino di lancio: Caccavo l'ultimo di tantiTMW/TuttoC.com
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com

La Serie C non è solo una categoria di transizione. È una fucina, spesso ignorata, che produce talenti pronti a sorprendere il calcio italiano quando qualcuno si prende la briga di guardare davvero. E questa settimana, più di altre, lo ha dimostrato con i fatti.

Il caso più emblematico porta il nome di Luigi Caccavo. Classe 2004, nato a Bari, 1,92 di altezza, piede destro, centravanti di sfondamento: ha impiegato qualche anno a trovare la sua dimensione, come spesso accade ai giovani che la gavetta la fanno sul serio. Le giovanili del Monza, poi il Torino dove nel 2021 aveva realizzato 14 gol in Primavera - con Ivan Juric che lo teneva d'occhio per la prima squadra - senza però riuscire a fare il definitivo salto. Poi la lunga trafila in terza serie: Pergolettese, Trento, Ascoli, Caldiero Terme, fino al Lumezzane, dove la scorsa estate si è trasferito a titolo definitivo. Ed è lì che tutto è cambiato. Soprannominato "Re Leone" dai tifosi lombardi, Caccavo ha chiuso la stagione con 11 gol e 2 assist in 36 presenze, numeri che hanno scatenato una corsa tra i grandi: prima il Frosinone, poi il blitz del direttore sportivo del Bologna Giovanni Sartori - lo stesso che ha costruito la Dea di Gasperini prima di approdare in rossoblù - che ha chiuso l'operazione anticipando tutti gli altri. Contratto firmato fino al 2030, visite mediche sostenute, e la Serie C che si conferma ancora una volta il miglior investimento per chi sa dove guardare.

La storia di Caccavo non è isolata. Racconta di un ecosistema che funziona, quando le condizioni ci sono. Antonio Di Nardo, su cui si sono già posati gli occhi di Monza e Frosinone, è la prova che il percorso può essere ancora più lungo e ugualmente premiante: anni nelle serie minori, due stagioni al Campobasso in terza serie, poi la scommessa del Pescara in Serie B e quattordici gol che hanno riscritto la sua storia. E ancora Giacomo Faticanti, convocato in Nazionale maggiore da Baldini pur essendo ancora un calciatore di Serie C, unico nel suo genere in una lista azzurra. E poi c'è Asane Sow, che in Serie C non ci giocherà più, ma il campionato italiano di terza serie lo ha lanciato comunque: 41 presenze, 7 gol e 7 assist con la Pro Vercelli, poi il Basilea e la Super League svizzera. La categoria che lo ha fatto conoscere non era la sua meta finale, ma è stata il trampolino perfetto.

Il caso più discusso resterà quel giocatore a tutta fascia finito sul taccuino di tutti i grandi club. Si chiama Marco Palestra, è nato a Buccinasco e, seppur il suo talento sia stato riconosciuto al termine del primo anno in Serie A a Cagliari, è bene ricordare cosa c'è stato prima: l'Atalanta Under 23. A fine stagione la Lega Serie A lo ha premiato come Miglior Difensore del campionato, davanti a nomi di ben altro blasone. Tutto questo, partendo da un campo di terza serie. La Serie C come anticamera, non come destinazione: è questo il modello che le seconde squadre stanno cercando di codificare, e che Palestra ha trasformato in realtà.

Ed è proprio quello delle Under 23 il fenomeno che sta ridisegnando il volto della terza serie. Juventus Next Gen, Atalanta U23 e da quest'anno anche l'Inter U23 - quarta seconda squadra ad approdare tra i professionisti - hanno trasformato la Serie C in un laboratorio competitivo dove i giovani imparano a soffrire, a gestire i ritmi delle piazze del Sud, a capitalizzare i dettagli. Non è un caso che il modello della Next Gen abbia già prodotto debutti di rilievo in Serie A come Fagioli, Miretti e Iling-Junior, mentre l'Atalanta ha fatto della sua seconda squadra una macchina capace di promuovere ogni anno almeno un profilo verso la massima serie. I numeri parlano chiaro: dopo la cosiddetta Riforma Zola, le presenze dei giovani formati in casa nel calcio professionistico italiano sono aumentate del 118% rispetto alla stagione 2022-23. La Serie C è diventata il vero ponte tra Primavera e prima squadra, tanto che persino la Roma dei Friedkin lavora a un proprio progetto Under 23.

Ma la storia più affascinante di questa stagione è forse un'altra, ed è quella di una Serie C sempre più internazionale, capace di attrarre gli scout di mezza Europa. Il modello in questo senso è l'AlbinoLeffe, club bergamasco da sempre fucina di talenti. La scorsa estate aveva prelevato dalla Varesina, dalla Serie D, un attaccante esterno di nome Giacomo Sali: classe 2004, un anno dopo è già conteso dall'estero. Ben 9 gol e 11 assist gli sono valsi l'interesse del La Louvière, che milita nella Jupiler Pro League belga e ha messo sul piatto un'offerta da 300mila euro con contratto fino al 2029. E non è il primo: prima di lui, sempre dall'AlbinoLeffe, era partito Mohamed Alì Zoma, oggi protagonista nella seconda serie tedesca con la maglia del Norimberga. Due ragazzi cresciuti negli stessi campi di Zanica, due destinazioni straniere, una sola lezione: il talento della terza serie italiana parla ormai diverse lingue.

Il Belgio e i Paesi del Nord Europa, da anni serbatoi e crocevia di giovani in cerca di maturazione, hanno iniziato a guardare con attenzione a un campionato che fino a poco tempo fa consideravano periferico. Sow al Basilea, Sali verso il La Louvière, Zoma al Norimberga: tre operazioni che raccontano una Serie C che non è più solo un mercato interno, ma una vetrina osservata oltre confine. È il riconoscimento di un lavoro silenzioso, fatto da direttori sportivi capaci di pescare in Serie D e valorizzare profili che altrove si sarebbero persi. Una catena del valore che parte dai campi polverosi della provincia e arriva, talvolta, fino alle coppe europee.

Chiedete a Palestra, chiedete a Faticanti, chiedete a tutti i ragazzi che nelle Under 23 hanno trovato spazio e poi spiccato il volo. Chiedete a Zoma, che dalla C sono finiti a giocarsi le proprie carte all'estero. La Serie C non è una destinazione di ripiego: è il posto dove si impara a diventare calciatori veri, dove il pubblico ti fischia se sbagli e ti porta in trionfo se vinci. È un campionato durissimo, fatto di piazze caldissime, di trasferte interminabili, di duelli fisici che temprano il carattere prima ancora delle gambe. E proprio per questo, quando ne esci, lo scalino successivo diventa un gradino naturale. Dove, se sei bravo davvero, qualcuno prima o poi bussa alla porta. Come ha fatto il Bologna con un ragazzo di Bari che si era smarrito e ha ritrovato se stesso a Lumezzane. O come ha fatto il Belgio, che è andato a cercare in provincia di Bergamo il talento di domani. La terza serie italiana, alla fine, continua a essere quello che è sempre stata: il luogo dove i sogni, con le giuste condizioni, imparano a camminare prima di correre.