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Banchini: "Vicenza, margine che appare decisivo. Ravenna e Arezzo, percorsi simili"

Banchini: "Vicenza, margine che appare decisivo. Ravenna e Arezzo, percorsi simili"TMW/TuttoC.com
Marco Banchini
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com
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di Valeria Debbia

Marco Banchini, attuale tecnico della Sanremese, ma con un passato su varie panchine di Serie C, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61 raccontando la sua nuova avventura.

Prima di parlare del campionato di Serie C, le chiedo un pensiero personale: come inizia questo 2026 con la nuova avventura alla Sanremese? Quali sono i presupposti e i buoni propositi per questa esperienza?
"Guardi, questa avventura alla Sanremese rappresenta per me un progetto concreto e ambizioso. Mi pone di fronte a una sfida difficile, ma molto stimolante. Non conta tanto la posizione in classifica o la categoria in sé: è stata la chiamata di un personaggio come Christian Karembeu, con cui ho un rapporto di diversi anni, a colpirmi. È una personalità internazionale, hanno acquistato una società in Italia e aver pensato a me mi lusinga molto.
Poi la Sanremese è una piazza dove la gente è davvero vicina alla propria squadra, e questo per me è fondamentale. L’obiettivo che stiamo costruendo insieme allo staff è far sì che i tifosi riconoscano la propria squadra e ne vadano orgogliosi. Quando si crea questo legame, si genera nell’ambiente un’energia che poi può aiutare a vincere partite importanti. C’è grande voglia ed entusiasmo da parte di giocatori e staff per questo cambiamento, per raggiungere insieme l’obiettivo".

Passiamo però alla Serie C. Partiamo dal Girone A: il Vicenza sta praticamente dominando il campionato, mentre le inseguitrici – Lecco, Union Brescia e altre – hanno fatto un discreto percorso ma sembrano lontane. Come giudica il girone nel suo complesso, che lei ha vissuto fino a pochi mesi fa con la Pro Vercelli?
"A me non piacciono i luoghi comuni, però è oggettivo che il Vicenza ha guadagnato un margine che al momento appare decisivo. Siamo all’inizio del girone di ritorno, e lo capiremo meglio nell’ultimo terzo di stagione, nelle ultime 12-13 partite. Detto questo, la lotta salvezza è ancora molto aperta, indipendentemente dalla posizione della Triestina. Ci sono forbici di punti importanti tra Pro Patria, Pergolettese, Virtus Verona… Poi ci sono squadre come Novara, Albinoleffe e Lumezzane che magari pensavano di fare un campionato tranquillo a sinistra e invece si ritrovano lì. Credo che il Girone A resti molto equilibrato: in quattro punti ci sono 12-13 squadre. Questo è il bello della Serie C: ci si può ritrovare in un battito di ciglia dall’alta classifica alla bassa".

A proposito di Pro Vercelli: se l’aspettava in lotta per i playoff? La graduatoria è cortissima e tutto può cambiare rapidamente, però la stagione sembra più programmata e solida rispetto a quella passata.
"L’anno scorso sono subentrato a novembre quando la squadra era penultima. Poi, all’ultima di gennaio, vincemmo il derby con il Novara 1-0 in casa e già eravamo fuori dalla zona playout. Questo per dire che, come ha detto lei, basta un filotto di 6-7 partite positive e la stagione cambia completamente. Quest’anno la Pro Vercelli ha iniziato bene, ha fatto punti importanti. Magari ora non è nel suo momento migliore, ma è normale che ci siano degli adattamenti quando c’è una riprogrammazione. La valorizzazione dei giovani è un obiettivo importante per loro, ma la differenza vera è che quest’anno c’è una società sana che paga regolarmente: questo dà le certezze necessarie per affrontare un campionato così complesso".

Veniamo al Girone B, dove si sta vivendo un duello affascinante tra realtà diverse per storia, ambiente e valori. Il Ravenna è una neopromossa solo sulla carta, ha una struttura solidissima ed è attualmente a un punto dall’Arezzo. Cosa si aspetta dal girone di ritorno?
"Quando vincemmo il campionato di Serie D col Como nel 2018, l’anno dopo e quello successivo lavorammo sulla programmazione: avevamo già preso 8-9 giocatori per la Serie C. Con l’entusiasmo riesci a mantenere alta l’impronta nelle prime partite, ma poi serve organizzazione. Il Ravenna, con Marchionni, ha dimostrato proprio questo: anche arrivando dalla Serie D con il ripescaggio, ha tenuto un livello alto grazie a struttura ed entusiasmo. L’Arezzo ha fatto un percorso simile: dopo la retrocessione ha programmato il ritorno tra i professionisti e oggi è una squadra di vertice, con ricambi e giocatori competitivi. Poi ci sono realtà come Pineto e Vis Pesaro, dove ho lavorato anch’io, che con meno budget e tanta programmazione arrivano a fare ottimi campionati. E ci sono società come Gubbio e Perugia che magari pensavano di disputare un campionato diverso e invece si ritrovano in una situazione complicata. Questo equilibrio è affascinante e durerà fino alla fine".

Prima di salutarci, le voglio chiedere di un ragazzo che sta stupendo tutti in Serie A con l’Udinese: Nicolò Bertola. Lei lo ha avuto a Montevarchi quando era ancora giovanissimo, al suo primo vero anno tra i grandi. Pensava potesse fare un percorso così importante in così poco tempo?
"Sono stato solo pochi mesi a Montevarchi, ma quando mi sono ritrovato davanti un ragazzo con quelle abilità… Le potenzialità sono ciò che puoi sviluppare, le abilità sono ciò che hai già dentro. Bertola è veloce per la struttura che ha, è esplosivo, ha una grande qualità nella costruzione e nei passaggi tra le linee, conosce il senso del gioco. Già tre anni fa lo avevo messo centrale di difesa a tre proprio per questo: ti dà aggressività, proiezione verso le rotture difensive. Si vedeva che poteva crescere molto. Sono contentissimo per lui: arrivare a giocare in Serie A a questi livelli è un bel salto. Già all’Udinese aveva dimostrato di poter stare a un certo livello, ora si sta confermando ancora di più. Nelle categorie inferiori contano le velocità di gioco e le scelte cognitive: lui dimostra di saperle fare, nonostante sia ancora molto giovane".