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Caravello: "Nel girone C big in difficoltà. Bari può diventare la favorita"

Caravello: "Nel girone C big in difficoltà. Bari può diventare la favorita"TMW/TuttoC.com
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di Matteo Ferri

L'agente Danilo Caravello, intervenuto a TMW Radio nel corso di A Tutta C, ha fatto il punto sulle situazioni di Bari e Salernitana, due delle piazze più seguite della nuova Serie C: "È una situazione per certi versi simile a quella di piazze come Roma e Lazio: quando le componenti in campo sono così diverse tra loro, non è mai facile. A Bari è arrivato un direttore di lunghissimo corso, di grandissima capacità ed esperienza come Pierpaolo Marino, affiancato da un ds che conosce bene la categoria come Antonio Minadeo. Stanno cercando di costruire una squadra forte, importante, degna di Bari, partendo dai giocatori che restano motivati per riscattarsi e inserendo pezzi di valore. Hanno investito sugli attaccanti e stanno investendo sugli esterni per una squadra sicuramente competitiva, affidata a un allenatore fermo da tempo ma che in passato ha dimostrato di essere un vincente e di conoscere la categoria. Tutto questo per riconquistare la piazza nel minor tempo possibile: se dovesse tornare l'entusiasmo, il Bari, viste anche le difficoltà delle altre big del girone, può diventare la favorita assoluta. La proprietà della Salernitana, invece, con Fagiano e Cosmi, ha impostato un mercato completamente diverso, fatto di profili più giovani e meno esperienza in categoria - non è l'unica scelta di questo tipo, perché anche lo Spezia sta facendo un mercato simile. Quando ci sono tanti contratti da sistemare serve anche un po' di fantasia per uscirne. Io spero sia la strada giusta, ma sarà sempre il campo a giudicare il lavoro fatto: è un giudice che non sbaglia mai e parla per tutti in maniera chiara".

Il girone B sembra addirittura superiore al C per numero di piazze importanti. C'è una squadra da preferire alle altre?
"Non è facile, perché è un girone molto equilibrato. Le tre retrocesse - Pescara, Spezia e Reggiana - si portano dietro ancora la continuità del mercato che devono completare e le scorie, mentali e di rosa, tipiche di chi retrocede: non è semplice piazzare in questo mercato tutti i calciatori che guadagnano cifre da categoria superiore. Per questo il Ravenna può partire un pelo più avanti, perché è una realtà già consolidata e strutturata. Metto un gradino sotto Pescara e Spezia, e anche la Reggiana, perché sono piazze calde, circondate da pressioni che possono sfociare in contestazione se i risultati non arrivano subito: la Reggiana, tra l'altro, ha avuto avvicendamenti societari importanti, con Tosi arrivato e andato via in poco tempo, e ora deve fare i conti con il malore del patron Amadei, che spero si possa risolvere il prima possibile. Lo Spezia è retrocesso in maniera indegna lo scorso anno e ha ancora in rosa calciatori con contratti da alta B che devono uscire ma non si muovono: è stato fatto un mercato di tante idee e giovani, che però devono dimostrare sul campo di reggere la pressione di una piazza come Spezia. Il Pescara è una squadra un po' altalenante, dove il presidente viene portato in trionfo quando le cose vanno bene e messo sotto accusa quando vanno male. Metterei davanti il Ravenna, poi il Perugia, che riparte con una proprietà nuova e ambizioni rinnovate. Questo resta comunque il girone più equilibrato e competitivo, probabilmente anche quello dove si gioca meglio a calcio: anche l'anno scorso ha portato due promozioni su quattro, perché poi dai playoff arriva sempre una squadra del girone B. Il C resta un mercato più tradizionale, mentre il B è sempre livellato verso l'alto: contro squadre come Pineto o Gubbio non è mai facile fare punti".

Il girone B, tra l'altro, è tradizionalmente quello che porta più squadre in Serie B dai playoff, mentre il C è quello più in difficoltà da questo punto di vista. Sul girone A, invece, il Brescia sembra senza rivali...
"Se il discorso vale per il Ravenna nel girone B, vale ancora di più per il Brescia nel girone A: ha tenuto lo staff tecnico, ha mantenuto l'ossatura dello scorso anno e sta facendo innesti mirati. L'unica variabile è la sfortuna, perché in questo primo periodo di preparazione c'è stato lo stop di Crespi, che sembra risolto, e quello di Gori, che ha costretto la società a intervenire in un reparto dove si sentiva già a posto. Il Brescia resta comunque la favoritissima del girone, anche se non trascurerei realtà che negli ultimi anni sono sempre state fastidiose, come il Renate, e squadre come il Treviso, neopromosso, e il Trento, che ha dato continuità al lavoro di Tabbiani con innesti mirati. C'è poi la variabile delle Under 23, che prima o poi potrebbero azzeccare l'annata giusta. Il Brescia ha comunque un organico da categoria superiore, che rischia solo di fallire l'obiettivo facendosi male da solo - come fu il Benevento nel girone C l'anno scorso. Poi il calcio è bello perché il campo può raccontare altre verità: ad agosto vincono tutti, a giugno vincono in pochi. Mi ero dimenticato il Cittadella, che quest'anno riparte con un'esperienza diversa in una categoria che non affrontava da tempo: per me è il rivale numero uno del Brescia".

Un'analisi di Calcio e Finanza sulla Juventus Next Gen ha calcolato che la vendita dei giocatori transitati dalla squadra Under 23 ha portato 235 milioni di euro di incassi, il 44% del totale bianconero. Il progetto Seconde Squadre ha finalità più economiche che sportive?
"C'è sempre un mix. Il lavoro della Juventus è stato straordinario, non tanto per la Nazionale quanto per le casse societarie: nell'Under 23 bianconera sono transitati giocatori fuori categoria, che oggi stanno dimostrando di esserlo al Real Madrid o alla Roma. Dal punto di vista societario è stato un lavoro eccezionale. Il problema, per le altre realtà, sta sempre nelle regole: anche la riforma Zola, le liste chiuse dei giovani, l'obbligo di minutaggio, sono tutte cose che non aiutano il nostro sistema, i giovani e la Nazionale. Le Under 23 restano comunque assolutamente necessarie - non devono togliere la territorialità e l'appartenenza che c'è nelle piazze di Serie C, ma sono fondamentali perché all'estero le fanno da quindici anni e con successo: permettono a un club di tenere e far crescere i giocatori in casa senza doverli mandare in giro rischiando di perderli, come è successo al Milan con Liberali, che poi ha provato a ricomprarlo. Con l'Atalanta, in poco tempo, Palestra è transitato dall'Under 23 ed è diventato un giocatore da Nazionale; ci metto anche Bavassori, che da lì è andato al Palermo, e Bortolussi, che secondo me è fortissimo. Al Milan, Bartesaghi è stato portato in prima squadra, mentre Camarda, pur giocando poco, ha fatto il suo percorso; l'Inter ha giocatori, non tutti italiani, che presto faranno parlare di sé. Bisogna secondo me cambiare le regole per favorire la crescita dei nostri talenti e aiutarli a dimostrarlo nelle prime squadre: solo così si aiuta davvero la Nazionale, partendo dal basso. Le Under 23 sono una fase di questo processo che rispetto molto, perché i ragazzi giocano in campionati veri, con un risultato in palio, e per questo crescono. È chiaro che se Primavere e Under 23 restano piene di stranieri il processo rallenta, ma non me la sento di condannare il progetto: la Juventus ha fatto un lavoro straordinario per la prima squadra, come faceva la Roma fino a qualche anno fa, quando cresceva i giovani italiani nel settore giovanile e poi realizzava plusvalenze vendendoli prima di portarli in prima squadra. Dovremmo tornare a lavorare dal basso, perché i giocatori li abbiamo: bisogna solo avere il coraggio di metterli in campo quando sono pronti".

Cosa manca ancora, secondo lei, per far crescere davvero i giovani italiani?
"Purtroppo di coraggio se n'è avuto sempre meno negli ultimi anni, e non credo che i risultati deludenti della Nazionale possano portare a un cambiamento radicale: serve un cambiamento di sistema, non di categoria. Io mi appassiono molto a questi campionati che sembrano di seconda fascia, C e B, perché sono pieni di giovani italiani che giocano - ma serve pazienza e lungimiranza. Faccio un esempio: Favasuli lo scorso anno non è stato riscattato per un milione dal Bari, oggi è un giocatore che va in una big per sette-otto milioni. Merito di un direttore come Polito e di una società come il Catanzaro, che gli ha dato fiducia e lo ha messo al centro del progetto, e di un allenatore come Aquilani, che non guardava la carta d'identità e faceva giocare chi meritava: i risultati sono arrivati, sia sul campo che fuori, perché il Catanzaro sta vendendo tutti i calciatori che si sono messi in evidenza. Vuol dire che serve coraggio, ma anche idee, competenza e la pazienza di aspettare i giovani: purtroppo li condanniamo alla prima partita sbagliata, perché siamo schiavi dei risultati".