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Colavitto: "Formula da rivedere, non si può riprendere una finale per mezz'ora"

Colavitto: "Formula da rivedere, non si può riprendere una finale per mezz'ora"TMW/TuttoC.com
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di Matteo Ferri

Gianluca Colavitto, esperto allenatore ex Matelica, Ancona e Giugliano, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, condividendo i suoi commenti sulla finale playoff di Serie C.

Ieri si è giocata la finale playoff tra Union Brescia e Ascoli, poi interrotta per maltempo. Le è mai capitato, in carriera, di dover gestire una partita spezzata in due?
"Fino all'interruzione è stata comunque una partita interessante, bella, intensa, con valori tecnici, tattici e poi dopo c'è stato l'imprevisto. Non mi è mai capitato in carriera di vivere una situazione del genere. In linea generale sono un po' contrario a ripetere la partita per 30 minuti per i restanti. Diciamo che è una formula che secondo me andrebbe rivista con altre soluzioni, perché comunque gestire una criticità del genere e ripartire per 30 minuti una finale playoff, non la vedo una cosa fatta bene". 

Quale potrebbe essere secondo lei, mister, una soluzione alternativa? 
"Logicamente ci sono le persone deputate per fare ciò, però se mi chiedi una mia opinione, ti dico che o lasci il risultato del campo e quindi vai a fare l'altra finale ad Ascoli oppure fai ripetere la partita e quindi dai altri 90-95 minuti alle squadre. Certamente ciò che si fa negli altri sport, nel calcio, comunque il calcio è qualcosa di diverso".

L'Ascoli ha un tipo di calcio molto codificato, ieri Corini ha deciso di affrontarlo schierando la sua squadra uomo su uomo
"Si sta parlando comunque di un allenatore navigato che è Corini, oggi come oggi comunque a tutti i livelli si trovano persone preparate, ragazzi in gamba, allenatori in gamba. La tendenza in generale sia per quanto riguarda il calcio d'elite, la Serie A, a finire nelle categorie inferiori, si sta andando sempre più verso il riferimento, cioè verso il lavoro tra virgolette asimmetrico. Praticamente più si va sui riferimenti, quindi il fatto che anche ieri l'Ascoli abbia avuto se così si vuol dire un po' più di difficoltà rispetto alle altre partite a sviluppare il proprio gioco e comunque l'arretramento che il Brescia in campo ha attuato, quindi andare più su riferimenti cercare più l'aspetto individuale. Comunque è una tendenza un po' generale quella di lavorare meno di reparto e più sul riferimento".

Quanto conta, diciamo, anche avere un giocatore, come Crespi, che è in un momento in cui ogni pallone che tocca praticamente fa gol?
"Ha già segnato quattro gol in questi playoff e si vede che sta cavalcando l'onda dell'entusiasmo, un fattore da non sottovalutare. In linea di massima, sta dimostrando di valere anche la categoria superiore. Però, in linea generale, ti dico che i giocatori comunque vanno allenati, vanno comunque seguiti. E quindi ciò che noi vediamo è sempre un qualcosa di limitato rispetto al fatto di allenarli e di stare in contatto con loro tutti i giorni.  Io ho allenato tre ragazzi del Brescia. Parlo di Balestrero, di Spagnoli, di Pasini e su di loro posso anche esprimere pareri dal punto di vista caratteriale che sono, oggi come oggi, sono fondamentali.  Sugli altri è quello che vediamo in televisione, è quello che stiamo vedendo. Quindi le qualità ci sono da parte del ragazzo e le sta mettendo in atto". 

Tomei è stato bravo a rimotivare una piazza reduce da stagioni complicate. Può essere un nome in grado di presentarsi anche in categorie superiori, sulla falsariga di giovani allenatori come Abate o Aquilani, che hanno fatto benissimo in B e si apprestano a salire in A?
"Tomei ha dimostrato in campo di essere un allenatore preparato, un allenatore in gamba. Di allenatori preparati in gamba ce ne sono tanti. Poi a volte succede che se ti affidano una panchina dove l'anno prima si sono avute tante difficoltà, può essere l'anno buono per fare un'annata dove sei protagonista. Ad Ascoli c'è cultura, si sta parlando di Ascoli e Brescia, comunque di due realtà che hanno fatto per anni la Serie A. Poi l'Ascoli ha comunque una rosa di giocatori di qualità e abbastanza giovane.  Tomei sta dimostrando con il lavoro, con l'insieme di situazioni di mix tra ragazzi motivati e una squadra giovane, un'annata precedente che non è stata un'annata positiva. Nel mio piccolo caso, io vinsi un campionato di Eccellenza partendo a settembre, con una squadra totalmente nuova. Sono quelle annate in cui tutto va nel verso giusto. Nel verso che deve andare, però certamente quando si vince sul campo, quindi ti dà diritto di affrontare sfide in categorie superiori, se l'Ascoli dovesse comunque vincere questo campionato, chi l'ha condotto alla vittoria del campionato è giusto che vada avanti, che costruisca la sua carriera attraverso i risultati, cosa non giusta invece potrebbe essere quando ti danno delle opportunità che comunque non ti sei meritato sul campo"

La pressione ci sarà anche sulle squadre che sono scese in Serie C, alcune dopo tanti anni nelle categorie superiori. A La Spezia, ad esempio, si parla di nomi che hanno fatto la Serie A, quali sono gli errori da non commettere? 
"Io sentii un'intervista di mister Sacchi, anni fa, dove parlava di motivazioni. Cioè, il motore di tutto sono le motivazioni che ognuno di noi può avere dentro, quindi per raggiungere gli obiettivi. Quindi proprio il termine motivazione sta tutto lì, non è al di là del fatto che tu puoi avere in campo, tra virgolette, la figurina che guadagna tot milioni di euro, che poi dopo non ha quelle motivazioni giuste per poter affrontare la categoria. È stato così anche, se vogliamo dire, per il fallimento di alcune squadre retrocesse l'anno scorso e che hanno disputato il campionato di Lega Pro quest'anno, dove magari spendi 13-14 milioni di euro per arrivare quarto, quinto, o per non sfruttare al massimo l'opportunità che ti possono dare i play-off di salire di categoria. Quindi, secondo me, alla base ci vogliono le motivazioni. Se non hai motivazioni, scendi di categorie e pensi che è tutto semplice, è tutto facile, oggi non è così. L'Ascoli è un esempio di squadra costruita con tanti ragazzi giovani e pochi elementi esperti, come Corazza e Galuppini, ma che in campo si mangiano l'erba. Alla fine poi le partite vanno giocate, c'è bisogno di tanto altro per poter pensare che una retrocessa faccia il campionato di Lega Pro e lo vinta a mani basse. Oggi come oggi è un'utopia pensare di vincere senza programmazione, quindi ci vuole veramente gente preparata e soprattutto anche la dirigenza in gamba, la dirigenza che sappia scegliere gli elementi e sappia progettare un qualcosa che ti cala nella categoria per poter ambire a vincere".