Intervista TC

Picerno, Gemignani: "Il Girone C resta il più difficile. Leonessa, vorrei portarti in alto"

Picerno, Gemignani: "Il Girone C resta il più difficile. Leonessa, vorrei portarti in alto"TMW/TuttoC.com
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
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di Laerte Salvini

Andrea Gemignani, esperto terzino del Picerno, ha parlato ai microfoni di TuttoC raccontando le motivazioni che lo hanno spinto a proseguire la propria avventura in rossoblù dopo la salvezza conquistata nella passata stagione. Cresciuto nel settore giovanile dell'Empoli, il classe 1996 vanta una lunga esperienza in Serie C con le maglie di Pontedera, Gavorrano, Sambenedettese, Alessandria, Livorno, Seregno, Arzignano e Lucchese, prima dell'approdo in Basilicata. 

Complimenti per la salvezza conquistata nella passata stagione. Sei stato uno dei protagonisti della seconda parte di campionato: con quale spirito hai scelto di rinnovare e sposare nuovamente il progetto Picerno?

"Come aveva detto anche il direttore a fine stagione, l'obiettivo era ripartire dal gruppo che avevamo creato. Da quando siamo arrivati a gennaio io e altri compagni si è formato subito un gruppo molto affiatato e siamo riusciti a raggiungere l'obiettivo che ci eravamo prefissati. La base era già solida, tanti ragazzi avevano ancora il contratto e c'erano solo alcuni aspetti da definire per ripartire insieme con entusiasmo anche quest'anno".

Prima del Picerno hai vissuto l'esperienza, intensa ma complicata, con la Lucchese e poi una breve parentesi a Rimini. Quanto una realtà come Picerno ti ha aiutato a ritrovare serenità?

"L'anno scorso a Lucca è stata un'esperienza bella perché giocavo nella mia città, ma a livello societario è stato un periodo molto complicato tra problemi e stipendi non pagati. Da quel punto di vista non è stato semplice, mentre per la città posso dire solo cose positive. Rimini è stata invece una parentesi diversa: ero svincolato e mister Braglia mi aveva dato la possibilità di allenarmi con loro. Sapevo però che anche lì la situazione societaria era delicata e ho preferito aspettare piuttosto che ritrovarmi in un'altra situazione simile. Picerno è una realtà piccola ma molto solida e oggi, in questa categoria, società così ce ne sono poche. Questo ti spinge a dare qualcosa in più per valorizzare un ambiente del genere".

Il Girone C si prospetta ancora una volta molto competitivo. Quale dovrà essere la forza del Picerno per conquistare un'altra salvezza?

"Secondo me il Girone C resta il più difficile. Ci sono tante squadre blasonate, ma poi alla fine parla sempre il campo. Ogni partita ha una storia diversa e bisogna essere bravi a studiare gli avversari e trovare le giuste contromisure. Noi dovremo puntare soprattutto su intensità e agonismo: questa dovrà essere la nostra forza. Abbiamo giocatori esperti e altri giovani molto validi, tutti pronti a dare il proprio contributo".

Nel finale della scorsa stagione avete ottenuto risultati pesanti per la salvezza. Quanto vale ripartire da quello spirito?

"Vale tantissimo, perché ci ha permesso di costruire una mentalità. Le ultime partite ci hanno dato grande fiducia e dobbiamo ripartire proprio da quella compattezza che abbiamo dimostrato nel momento decisivo del campionato".

A livello personale, invece, cosa vorresti ottenere in questa stagione?

"L'obiettivo principale è sempre quello di portare il Picerno il più in alto possibile. Se la squadra farà bene, sarà un punto di riferimento anche per quei giocatori che in futuro potranno scegliere questa società per crescere".

Se dovessi scegliere un'immagine della passata stagione, quale porteresti con te?

"Ce ne sarebbero tante, ma direi le ultime quattro o cinque partite. In quel periodo siamo diventati davvero una squadra, abbiamo ottenuto risultati importanti e questo ci ha permesso di conquistare la salvezza".

Il Picerno non ha una tifoseria numerosa, ma il rapporto tra squadra e paese è molto forte. Che legame hai costruito con la città?

"Picerno è un paese piccolo, magari non offre tantissimo, però ti fa sentire subito a casa. È vero che non ci sono le pressioni delle grandi piazze, ma questo non significa avere meno responsabilità. Anzi, fare bene potrebbe avvicinare sempre più persone allo stadio e sarebbe un motivo di grande soddisfazione per tutti".