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Fontana: "Vicenza dimostra che cambiare è necessario. Ascoli, invito alla calma"

Fontana: "Vicenza dimostra che cambiare è necessario. Ascoli, invito alla calma"TMW/TuttoC.com
Gaetano Fontana
© foto di Stefano Scarpetti
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di Valeria Debbia

Mister Gaetano Fontana, ex tecnico di Gubbio, Latina e Turris tra le altre, è stato ospite della trasmissione 'A Tutta C', in onda su TMW Radio e iL61, guidandoci attraverso l'affascinante stagione del Vicenza, attualmente in testa alla classifica con un vantaggio di 15 punti.

Il Vicenza è protagonista di una stagione incredibile. Le gare di ieri, se mai ce ne fosse stato bisogno, hanno ulteriormente dimostrato che il Lane sta facendo un’altra corsa, un altro sport. Ha battuto 4-1 il Cittadella in un derby importante – Cittadella ha storia, tradizione, una grande dirigenza, viene da una retrocessione ma con l’ambizione di essere protagonista. Parallelamente i ragazzi dell’Inter hanno battuto il Lecco, quindi oggi il Vicenza ha addirittura 15 punti di vantaggio. È vero che nel calcio si vince quando si taglia il traguardo – vale per qualsiasi sport – però lo scenario attuale mi sembra estremamente chiaro. Mister, ti chiedo: perché trovo estremamente bello e curioso che questa straordinaria cavalcata del Vicenza nasca anche dopo un momento estivo di riflessione e di piccola-grande rivoluzione. Ricordiamolo: Vicenza aveva fallito due assalti nelle ultime due stagioni alla promozione in Serie B, perdendo una finale playoff con la Carrarese. C’è stato un momento di riflessione da parte di una proprietà forte e ambiziosa, poi alcuni passaggi: il cambio di guida tecnica salutando un tecnico importante come Vecchi, la rinuncia a un paio di giocatori di riferimento. A volte cambiare, portare nuove motivazioni, togliersi di dosso un’etichetta di “non si vince mai”… Sono stati molto bravi a Vicenza.

"Molto, molto. L’abbiamo detto più volte. Vanno elogiati l’ambiente tutto, la società e ovviamente il nuovo gruppo tecnico che ha saputo rimboccarsi le maniche, non piangersi addosso per quanto accaduto in passato e ripartire con consapevolezza e convinzione che si potesse fare un salto. Probabilmente neanche loro si immaginavano di avere oggi questo distacco dalle concorrenti, però credo che sia tutto meritato. Cambiare a volte qualche elemento è necessario: chi arriva è scevro di retaggi mentali negativi e porta entusiasmo, novità, brillantezza, una nuova autostima. Quindi sì, a volte è necessario fare anche questo tipo di passaggio".

Il Vicenza ha veramente una marcia in più, ma si trova anche in un girone che – diciamo nel medio-alto livello – è più basso rispetto agli altri, oppure il Vicenza è davvero un’altra storia?

"È sempre difficile dirlo, perché si tende a confrontare i gironi per capire quale sia il più competitivo. Tendenzialmente mi verrebbe da dire che il girone C è più competitivo, soprattutto per situazioni ambientali diverse: le squadre, anche quelle meno titolate, fino alla fine sono agguerrite e non lasciano lo scalpo, perché c’è una città alle spalle che spinge – è la caratteristica un po’ delle tifoserie del sud, senza nulla togliere a quelle del centro-nord. Però credo che il Vicenza stia facendo veramente un campionato a parte. La competitor più accreditata era il Brescia, ma il Brescia ha iniziato con un programma in ritardo. Se da una parte abbiamo elogiato il Vicenza che ha lavorato anche dentro le ferite di una programmazione, oggi questo deve essere un messaggio forte per tutte quelle società e proprietà che tendono a cambiare perché non ha funzionato qualcosa. Secondo me la vittoria si programma: ci sta l’eccezione che parte un campionato e ti va tutto bene, ma è l’eccezione, non la regola. La regola è programmazione, ristrutturazione, rigenerare nuove energie. Da questo punto di vista va elogiato tutto l’ambiente di Vicenza".

Restiamo nel girone nord con un’altra riflessione: la vittoria dei ragazzi dell’Inter. L’Inter è neofita in Serie C, dopo il risultato traumatico del Milan Futuro retrocesso (tra l’altro in Serie D sta lottando per riconquistare la C, mi pare seconda in classifica). L’Inter è arrivata con grande lucidità e idee chiare: è un segnale che le seconde squadre stanno prendendo molto sul serio l’approccio alla Serie C?

"Assolutamente sì, ma credo che la carta vincente di questo nuovo percorso sia una certezza che si chiama Vecchi. Vecchi conosce l’ambiente Inter, conosce la categoria perché l’ha fatta più volte da protagonista. È la base solida rappresentata da questo grandissimo professionista che ha saputo dare un indirizzo. Conosce l’ambiente, conosce i ragazzi cresciuti nella cantera dell’Inter. Hanno iniziato bene questo percorso, ma credo sia opportuno iniziarlo così se si vuole realizzare il progetto delle seconde squadre: deve essere un serbatoio pronto a restituire alle prime squadre prodotti meritevoli di arrivare nei quartieri alti. Va fatto un elogio a Vecchi: ha saputo istradare anche la società. A volte servono professionisti capaci di dire “funziona così, si fa così”, altrimenti si rischia di creare un po’ un progetto confuso. Senza nulla togliere agli allenatori che hanno frequentato l’ambiente Milan l’anno scorso – Bonera perché era la sua prima esperienza in un campionato difficilissimo, Oddo è arrivato in mezzo a tanti problemi e non è riuscito a mettere la barca in rotta – l’Inter ha avuto l’acume di richiamare in casa Vecchi: un salto sicuro, mettiamola così".

A proposito delle seconde squadre: si avverte sempre più un malessere da parte della Serie C, soprattutto per il fatto di giocare in stadi praticamente vuoti e per l’aspetto sportivo – non sai mai cosa trovi, può capitare una seconda squadra svuotata dalle prime. Però gli ascolti Sky hanno proprio nelle seconde squadre un traino fondamentale. Mantenendo limiti estremamente chiari (tre, massimo quattro squadre, semmai il Milan dovesse riconquistare la categoria), in questo equilibrio possono essere ancora un valore per la Serie C?

"In questo equilibrio possono essere un valore, fermo restando che la priorità va data al prodotto italiano. Insisterei per inserire norme che tutelino il prodotto italiano: il progetto è nato anche per favorire la crescita e presentare poi qualcuno di importante del nostro territorio. Rappresentano sicuramente un valore se rivista un po’ questa programmazione: è vero che giocano giovani, ma ancora vedo tanti stranieri".

Condivido ogni parola. È una riflessione che la Serie C deve fare, ma deve far parte di un progetto complessivo: la Serie C deve avere il sostegno di tutta la federazione e di tutte le leghe, perché è un beneficio per tutti. Non possiamo andare avanti con una nazionale ridotta a questi numeri. Passando al girone sud, come tradizione regala grande equilibrio e grandi emozioni. Tutte e tre le squadre di testa – Catania, Benevento e Salernitana – hanno fatto mercato importante, prendendo centravanti di peso. In virtù di questo mercato si sono spostati un po’ gli equilibri e i valori?

"Credo che l’andazzo sarà così fino alla fine. Probabilmente la Salernitana sta pagando la necessità di riprogrammare tutto da zero dopo la doppia retrocessione: ha dovuto mutare completamente, e questo “mancato vissuto” in qualche momento si paga. Aggiungo: due retrocessioni lasciano ferite sportive, una piazza perde un po’ di fiducia. Fatichi a ritrovare quell’entusiasmo di chi sta facendo una crescita; devi ammortizzare una grande delusione, ritrovare compattezza. Non è semplice. La piazza è notoriamente contro la proprietà, quindi ogni passo falso viene visto come minaccia. Oggi la società sta cercando di ripartire dopo la doppia retrocessione, mettendo sul banco potenzialità economiche importanti per la Serie C – basta vedere gli investimenti e i giocatori in arrivo. Salerno ha un fascino ancora elevato: fino a poco tempo fa protagonista in Serie A, diventa appetibile per qualsiasi giocatore. Però conoscenza, vissuto, programmazione e durata della programmazione sono molto importanti. Il Catania sta lì davanti perché è il secondo anno con Toscano su un gruppo collaudato da qualche anno; lo stesso per il Benevento, anche se ha cambiato guida tecnica. Finire il campionato è importante: poi ai playoff si presenteranno con forza e determinazione pari a chi vincerà il girone. Negli ultimi anni chi arrivava dal girone meridionale ai playoff non è riuscito a essere protagonista fino in fondo: lo stress e la fatica di un campionato lunghissimo, logorante psicofisicamente, può essere un handicap nel riprogrammarsi per i playoff".

È una considerazione legittima. Si tende a banalizzare quando le squadre del sud non vincono i playoff. Non è che il girone C sia il più difficile perché le squadre forti sono anche negli altri. Essendo una lotteria, su tre-quattro squadre una vincerà, le altre arriveranno con l'amaro in bocca di non aver centrato la promozione diretta: porta delusione, pressione di dover vincere a tutti i costi. È complicato ma affascinante. Alla fine arriveranno squadre importanti e forti, come l’anno scorso, e vincerà forse la meno indicata – come Pescara che ha gestito magistralmente la lotteria e l’ha vinta con merito. È un altro campionato: somma di motivazioni, fortuna, una partita che ti gira bene e ritrovi euforia. Vincono spesso quelle con meno pressione.

"Esatto, è importantissimo. L’aspetto fondante è proprio la lotteria".

Un’ultima riflessione su una realtà che ti sta molto a cuore: l’Ascoli. Allenatori ed esperti dicono che è la squadra che ha giocato meglio per qualità di gioco. Condividi? E qual è il passaggio che porta una squadra che produce bel calcio a diventare vincente? La stagione è ancora lunga, ma c’è un distacco importante dall'Arezzo.

"Mi ripeto perché sono arciconvinto: è la continuità del lavoro. Tre giocatori che l’anno scorso hanno balbettato tantissimo (Curado, Alagna, D'Uffizi) sono diventati titolari fortissimi. Mi accodo a chi dice che l’Ascoli gioca meglio: Tomei ha dato un’identità incredibile. Cinque-sei mesi sono pochi per completare un lavoro o dare tutte le informazioni utili. Serve lavoro, continuità, mercato – quando cambi tanto ci sta sbagliare qualche pedina. Magari sono anche bravi, ma in un contesto ad alta richiesta cognitiva come quello di Tomei non tutti si sentono adeguati. La crescita porta conoscenza, la continuità porta conoscenza tra i giocatori e rispetto alla proposta dell’allenatore: tutto diventa più semplice. Il Catanzaro di Vivarini ha lavorato per anni: ha vinto l’anno dopo, poi si è confermato in B. Se posso lanciare un invito è alla calma, soprattutto per l’ambiente di Ascoli che capisco: vuole arrivare veloce. È una piazza che ha frequentato campionati diversi, ma viene da anni complicati in cui si era un po’ smarrita l’identità. La domenica in casa è uno spettacolo: la squadra gioca a calcio, la tifoseria da fuori fa il suo – è una forza incredibile. L’entusiasmo nasce dal lavoro della proprietà e di Tomei: la gente è gratificata perché sa che lo spettacolo c’è. Vorrebbero il connubio qualità-risultato, che non sempre arriva subito, ma sono indirizzati sul binario giusto che può portare al salto in pochi anni. È lo stesso riferimento iniziale al Vicenza: investimenti da Serie B/C, due volte fallita la promozione – lì ci può essere il momento in cui, senza coraggio, si alza bandiera bianca. È la continuità di un percorso".