Ginestra: "Malagò può fare bene, ma nel calcio c'è troppa fretta di cambiare"
Il tecnico Ciro Ginestraè intervenuto all'interno della trasmissione 'A Tutta C', su TMW Radio, per fare il punto della situazione sui playoff di Serie C e non solo.
Oggi sono in programma le elezioni federali, cosa c'è da aspettarci per il calcio italiano?
"Intanto bisogna essere, come sempre, fiduciosi. Perché è un po' che le cose nel calcio italiano non stanno andando nel verso giusto. Ma io credo sia un po' colpa di tutti, un po' colpa di tutto il sistema. Io credo che con l'avvento di Malagò, se dovesse essere lui il presidente, ci possano essere, secondo me, tanti cambiamenti e possiamo finalmente indirizzare il calcio italiano verso ciò che poi è sempre stato, un calcio sempre al top a livello del mondo. Quindi dobbiamo restare fiduciosi, dobbiamo far lavorare le persone in maniera giusta. Non bisogna sempre attaccate, perché qua si ha la brutta abitudine che quando una cosa non viene si pensa sempre di dover cambiare o che ci sia qualcuno di migliore. Invece bisogna avere fiducia, bisogna dare continuità alle persone che sanno lavorare e poi magari i risultati e tutte le altre cose vengono di conseguenza".
Il lavoro di Malagò al Coni è stato positivo, lo sport italiano è migliorato sotto tanti punti di vista
"Sì, era migliorato, c'erano stati anche dei risultati, parlo naturalmente per quanto riguarda tutti gli sport, non solo per il calcio. Poi però c'è stato questo momento di blackout nel calcio italiano, un po' ci eravamo anche abituati ma vedere per tre volte di fila che non vai al Mondiale e vedere giocare delle squadre al Mondiale che veramente non c'entrano nulla, con tutto rispetto, sono cose che ti portano a farcii delle domande e quando c'è da farsi delle domande vuol dire che qualcosa è stato sbagliato da parte di tutti, degli addetti ai lavori, di chi comanda, di chi fa le regole, di tutto il resto e cerchiamo di migliorarlo tutto insieme. Io credo che bisogna essere ottimisti tutti insieme, non possono essere ottimisti poche persone e poi qualcuno appena poi non c'è il risultato o c'è qualcosa che non va butta al mare tutto perché non funziona così, non funziona così perché così non si cresce".
Secondo lei, quali sono i punti principali su cui intervenire nel campionato o per il campionato di Serie C?
"Intanto le regole, dare regole alle società che si iscrivono, non che dopo sette partite, otto partite qualcuno sta per morire anche se si tratta di società gloriose. Non è giusto per i dipendenti che ne fanno parte, per i calciatori, perché poi non è il calcio di una volta dove si guadagnavano cifre folli, è un calcio dove la gente fa questo mestiere per portare il pane a casa per i figli, spostano famiglie, bambini a scuola, giocatori, collaboratori e poi dopo cinque o sei partite salta tutto per aria. Io credo che non sia giusto, non sia giusto per chi lavora perché è sempre un fatto morale, è dignità. Tutti sapevamo prima del Rimini, del Siracusa e di altre squadre che avevano dei problemi, però sono stati iscritti e poi dopo tra virgolette sono stati passati i campionati perché fondamentalmente tutto questo si poteva evitare. Io credo che le regole, quando ci sono delle regole si può sbagliare ugualmente ma quantomeno si fanno le cose giuste. Nei dilettanti invece è ancora peggio, io ho allenato in piazze importanti nei dilettanti, ho allenato a Barletta davanti a 8-10 mila spettatori e oggi credo sia giusto che siano qui. È difficile, perché sono realtà che meriterebbero di stare veramente in altri palcoscenici però poi anche nel mondo dei dilettanti ci sono tante défaillance, tanti problemi e bisognerebbe che qualcuno le vada a vedere perché fondamentalmente poi dai dilettanti vengono fuori calciatori importanti, ma solo uno su mille ce la fa, anche perché abbiamo sempre meno istruttori nei settori giovanili. Ce n'è da lavorare, credo che chi prenderà a cuore tutto questo saprà dove mettere le mani sicuramente più di me. Non so quale consigli dare, però è sotto gli occhi di tutti che qualche problema fino adesso c'è stato".
Anche la prossima stagione di Serie C partirà con squadre penalizzate, forse ci sarebbe bisogno di un minimo di attenzione più anche al momento dell'iscrizione?
"Ma per forza ci deve essere perché non siamo tutti alla pari, quando non siamo tutti alla pari c'è disquilibrio. Io non conosco chi sarà o chi saranno le penalizzate ma al di là delle penalizzazioni per problemi economici, io credo che chi farà questo saprà se iscriverà una squadra con una penalizzazione, se potrà avere la possibilità di portare avanti la stagione. Io ho fatto tre anni e mezzo a Crotone da giocatore, a Crotone c'è una proprietà serissima che adesso parte con della penalizzazione ma io sono certo che se il Crotone si iscrive a campionato farà sempre la sua parte perché ci sono stato dentro so come lavora il Crotone, so come che gente di calcio è so che pubblico è e quindi se fanno una cosa la fanno e ci arrivano fino alla fine altrimenti non la fanno".
Il Crotone sarà una di quelle squadre che partirà con una penalizzazione
"La famiglia Vrenna è da tanti anni che fa calcio, hanno tirato fuori dei campioni come Florenzi, Bernardeschi su tutti, Gasperini come allenatore. Stiamo parlando di una realtà calcistica che sa fare calcio e che con il calcio in Sere C non c'entra nulla. È naturale che avrà avuto qualche problema ma io credo e sono certissimo che se la famiglia Vrenna ha iscritto la squadra fa le cose fatte bene perché li conosco so come sono, come lavorano e so che cosa fanno con il calcio che non è un introito per loro ma è una passione e quindi fondamentalmente con la piazza lì forse sarà anche una delle protagoniste dell'anno prossimo perché sanno fare calcio".
Spesso, in Serie C, per i presidenti il calcio è più una rimessa che un guadagno
"Assolutamente sì soprattutto per queste che hanno fatto la Serie A perché poi ti trovi sempre con meno introiti dal merchandising, dallo stadio e da tutto quello che gira intorno al mondo calcio. Io credo che la Serie C andrebbe anche sostenuta in maniera diversa sotto l'aspetto economico perché poi c'è troppa diversità tra Serie A e Serie B e Serie C anche nella distribuzione delle situazioni economiche che pattuiscono all'inizio. Alla fine ti ritrovi a dover fare minutaggio per questo motivo qua perché altrimenti fai fatica ad arrivarci giù in fondo. Posso assicurare, perché ci ho allenato da tanti anni sia in Serie D che in Serie C, che non ci sono cifre folli che girano intorno ai calciatori ci sono cifre normalissime per quello che è il calcio oggi italiano e moderno".
In Serie C gli stipendi dei giocatori sono assolutamente normali, non parliamo di cifre astronomiche
"Questa è una cosa di cui parlo sempre con i miei calciatori perché poi chiedono, perché comunque ho avuto la fortuna di fare questo mestiere per tutta la vita e l'ho fatto anche a buoni livelli e quindi mi chiedono cosa fare quando smetti di giocare se non hai la fortuna di continuare con un altro mestiere. Nel calcio smetti a 35-36 anni, a livello lavorativo tra virgolette sei vecchio per entrare in un'azienda per entrare in un qualcosa che poi soprattutto non lo sai fare perché hai dedicato una vita nel tuo sport. Sicuramente ti ci vorrà qualche anno per ambientarti in più a livello economico ti sarai comprato una casa, avrai avuto una macchina per 10 anni ed è finito tutto quello c'era prima. Parlo di gente che ha la testa, perché c'è gente che non ha neanche la testa a fine carriera non si trova neanche la casa. Faccio l'esempio di Riccardo Perpetuini che ha giocato con me alla Salernitana, ha smesso di giocare a 27 anni e oggi è uno dei dentisti più importanti in Italia, ha scelto un'altra cosa perché il papà era un dentista e ha capito di dover prendere un'altra strada. Avere delle famiglie dietro che ti danno una possibilità di capire anche oltre al calcio, che poi diventa anche passione, io l'ho fatto per tutta la vita e oggi togliermi da un campo di calcio è come togliermi da mangiare e da bere, ma penso che sia normale per tanti ragazzi che fanno questo mestiere. Un calciatore si approccia a questo mestiere e il guadagno è importante perché tu lavori 15 anni, se ti va bene riesci a mettere da parte più possibile, se non hai vizi riesci a vivere in una maniera normale ma ci sono tanti calciatori che hanno difficoltà anche a vivere perché probabilmente non sono stati bravi a gestirle e non è una cosa semplice perché poi la testa fa la differenza. Quando giochi credi di essere un supereroe, quando smetti di giocare restano sì e no due persone al tuo fianco se hai avuto la fortuna di avere una compagna che hai creato un qualcosa di serio ce l'hai ancora altrimenti anche quella ti molla. È giusto che uno meriti quello che si crea, quello che si costruisce, perché secondo me la vita non ti regala niente, perché c'è disciplina, ci vuole costanza per diventare degli atleti, perché poi fondamentalmente sei una fabbrica di te stesso, devi mantenere il corpo, devi cercare di fare una vita da professionista e quindi quando è giusto che questi calciatori arrivano ad altissimo livello, perché c'è un lavoro dietro straordinario, partendo dalla famiglia, da arrivare a tutte quelle persone che lo circondano, altrimenti non ci arrivi ad alto livello".
Anche avere delle persone che ti supportano intorno, è importante
"Qui si esce fuori dal tema del calcio, della palla che rotola sul campo. Leggevo tante cose su Igor Protti che è venuto a mancare ed è stata una triste notizia per tutti, perché con Igor ho giocato contro tantissime volte, oltre ad essere un grandissimo calciatore, è una persona magnifica, sempre disponibile. Ho letto delle cose dove dicono che la gente vede quello che succede durante la gara, ma la preparazione a tutto quello che arriva a una partita la gente non lo sa, perché giustamente la gente deve vedere la partita, che è l'atto finale di un lavoro, però dietro a quella partita c'è sacrificio, c'è costanza, c'è famiglia, ci sono momenti di difficoltà, dolori, gioie, come in altri lavori ci mancherebbe, solo che noi siamo messi sulla graticola ogni domenica, chi lavora e fa altri lavori sicuramente guadagnerà meno, però ha una costanza diversa, perché il lavoro per una persona è per tutta la vita, se sei bravo per questo mestiere se ti va bene per tutti i giorni".
Un'ultima domanda prima di salutarla, a proposito la riporto un attimo sul campo, cosa sta bollendo in pentola?
"Tante chiacchiere, c'è ancora un momento di stallo, ci sono tante squadre che ancora non hanno un allenatore, provo a cercare una situazione dove mi dia la possibilità di continuare quel percorso che ho già detto ai vostri microfoni, che è quello di un anno e mezzo fatto alla grande a Guidonia, dove abbiamo conquistato la salvezza, abbiamo vinto il campionato l'anno precedente, una finale di Coppa Italia, ci sono poi tante cose da decidere, però bisogna trovare il percorso giusto per continuare a crescere e a migliorare, se ci sarà bene altrimenti aspetteremo e cercheremo la possibilità, magari in corso, se esce qualcosa che ci sia possibilità, insomma che ci dà la possibilità al mio staff di continuare a fare questo percorso, perché comunque ho 47 anni e credo che con tutta l'esperienza e tutte le squadre che ho allenato posso anche avere la possibilità di crescere, questo è il nostro obiettivo e stiamo qui e attendiamo la situazione giusta".
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