Pochesci: "Il problema non sono i giovani, ma il sistema. Manca coraggio"
Sandro Pochesci, tecnico con una vasta esperienza in Serie C, è intervenuto all'interno di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61.
Partiamo dalla Nazionale: anni fa evidenziavi problemi dal basso, quello di valorizzare i giovani in Serie C. Oggi l’Italia vince largamente con le giovanili, ma il sistema è ancora sbagliato?
"Il problema non è nei giovani: il sistema li rovina. Smettetela di dire che non dribblano più. Date opportunità, fate debuttare. Non buttate un 17enne a Bologna contro il Napoli perché il portiere si infortuna: zero gol subiti contro i campioni. Manca coraggio. Presidenti investono, leggi privilegiano stranieri per licenze inferiori. Il sistema puzza dalla testa. Servono riforme. Presidenti fanno campagna elettorale: promesse, poi nulla. Dal Mondiale con Tavecchio lottavamo per vincere, ora gioiamo per i playoff. Vergogna. E nessuno fa niente. Come nel 2017: squadre piene di stranieri, Primavera straniere, scuole calcio a pagamento. Il calcio è popolare: per iscrivere mio figlio pago 1200 euro, l’istruttore ne prende 200. Che insegna? Cambiate le leggi. Calciatori con gesto tecnico finiscono carriera: obbligateli a 2-3 anni nelle scuole calcio. Fondi Serie A: giocatori prendono 10-15 milioni e li portano fuori. Andate in periferia: talenti italiani che in A se li sognano. Ritorniamo al senso di appartenenza. Voglio riforme. Ci sono sempre gli stessi scienziati da 40 anni sulle poltrone: gli stessi da quando giocavo".
Perché non vengono fatte riforme?
"Oltre a non mandarci ai Mondiali, cosa fa Gravina? Se non andiamo di nuovo, si dimette? Poi alle elezioni con un solo candidato: altri bullizzati dal sistema. Calcio in mano a chissà chi. Presidenti ricattati da ultrà, procuratori. È uno schifo. Calcio del popolo e poi è tutto a pagamento. Ritorniamo alle origini. Costo stadio proibitivo anche in C per una famiglia.
È tutto sbagliato. In B giocatori a 150-160 mila euro, neanche in A. Alla Ternana il top era 60 mila: c'era una gestione oculata di Ranucci. Giovani? Due partite e il procuratore vuole milioni. I presidenti danno i soldi: i procuratori sono banche dei presidenti. Scelgono allenatori, portano bidoni. Voglio stranieri come i tre olandesi del Milan. Ora nomi illeggibili. Rimettiamo Brugnera, Nicolai, Dominghini. Inventori del calcio, secondi al Brasile per Mondiali: gioiamo per playoff? Tolgo cappello a Gattuso, ma non gioisco. Riflettiamo".
Riduzione squadre in C o D?
"Sono contro. Copiamo in modo sbagliato il progetto delle Under 23. Che centrano con il calcio italiano? Date una mano a piazze come Messina, Reggio Calabria: ci vuole meritocrazia. Non paghi 1,5 milioni per partire in C. Le penalizzazioni fanno schifo. Girano presidenti radiati. La blacklist? Ma poi le società vengono intestate a mogli, fidanzate, parenti. Controllano gli amici degli amici. Rimini e Triestina si sono iscritte senza i conti a posto: eliminale. Prendi le seconde classificate. Valuta le strutture".
Servirebbe una specie di DASPO per i dirigenti?
"Sì. I presidente lavorano con la calcolatrice: giovani per soldi, poi gli sponsor. Non c'è più la vera passione: fallisco ma con azienda faccio cassa. Ce ne sono anche in A. È tutto da rifondare".
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