Serie C al centro di una petizione in Senato: prezzi, trasferte e seconde squadre

Serie C al centro di una petizione in Senato: prezzi, trasferte e seconde squadreTMW/TuttoC.com
Oggi alle 09:20Altre news
di Valeria Debbia

La battaglia per un calcio più accessibile, meritocratico e vicino ai tifosi approda ufficialmente in Parlamento. Nella conferenza stampa “Da Nord a Sud, per un calcio giusto e popolare”, promossa dal senatore Antonio De Poli (Unione di Centro) presso l’Aula Convegni di Palazzo Madama, è stata presentata una petizione popolare che in appena un mese e mezzo ha raccolto 150.000 firme. Un’iniziativa che nasce “dal basso”, come sottolineato dallo stesso De Poli, e che punta a riportare al centro il valore sociale del calcio italiano.

La petizione – depositata ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione – tocca temi che riguardano l’intero movimento, ma che assumono un peso particolare per la Serie C, la categoria più esposta alle distorsioni del sistema: seconde squadre, prezzi dei biglietti, trasferte vietate, multiproprietà, orari spezzettati, misure repressive.

De Poli: “Restituire il calcio ai cittadini” - Nel suo intervento, il senatore ha parlato di una frattura crescente tra il calcio popolare e un sistema sempre più orientato a logiche economiche: «Il calcio è identità, appartenenza, comunità. Non può essere subordinato esclusivamente a interessi economici. Questa petizione chiede equilibrio, accessibilità, regole giuste e trasparenti». De Poli ha richiamato il recente inserimento dello sport in Costituzione, definendolo “una scelta sostanziale, non simbolica”, e ha invitato le istituzioni ad ascoltare le richieste dei tifosi.

I punti della petizione: cosa cambia per la Serie C - La petizione elenca sette obiettivi, tutti con ricadute dirette sulla terza serie. 
1) Campionati meritocratici. La richiesta più forte: stop alle seconde squadre in Serie C. Il documento chiede che le squadre B vengano spostate in un campionato dedicato, per tutelare il merito sportivo e non sottrarre posti alle realtà storiche del territorio. Per la C sarebbe un cambio radicale: niente più seconde squadre a occupare slot professionistici.
2) Prezzi accessibili. La petizione propone tetti massimi per i settori popolari e ospiti: 10 euro in Serie C; 15 euro in B; 20 euro in A. Un modello simile a quello già adottato in Austria. Per la C, significherebbe riportare allo stadio famiglie, studenti e tifosi che oggi rinunciano per costi troppo alti.
3) Stop al calcio spezzatino. Richiesta di orari più rispettosi dei lavoratori. In C, dove molte tifoserie si muovono per centinaia di chilometri, il calendario frammentato è un ostacolo enorme alla partecipazione.
4) Stadi a misura di tifoso. Tre punti chiave: rimozione dei vincoli che limitano striscioni, tamburi, megafoni e coreografie; abolizione del “codice etico”; introduzione delle safe standing areas, con spazi dedicati anche alle persone con disabilità. Misure che inciderebbero soprattutto sulla C, dove il tifo organizzato è parte identitaria delle comunità locali.
5) Tutela delle trasferte. Uno dei temi più sentiti in Serie C. La petizione denuncia il numero sproporzionato di trasferte vietate o limitate, spesso comunicate all’ultimo minuto e senza reali motivazioni di ordine pubblico. Si chiede: procedure certe e anticipate; libertà di movimento; biglietti acquistabili anche in modalità analogica; superamento dei divieti generalizzati; abolizione dei programmi obbligatori di fidelizzazione.
6) Stop a misure sproporzionate. Richiesta di sottoporre ogni DASPO al vaglio del giudice e abolire il “DASPO fuori contesto”, ritenuto in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione. Tema molto sentito nelle piazze della C, spesso colpite da provvedimenti collettivi.
7) Regole chiare su proprietà e multiproprietà. La petizione chiede criteri più rigidi per chi acquista club calcistici e il divieto totale di multiproprietà. In Serie C, dove molte società vivono situazioni societarie fragili, sarebbe una svolta epocale. 

Ora la palla passa al Senato - La petizione è stata formalmente depositata e ora spetta al Parlamento valutare le richieste. De Poli ha ribadito che “le istituzioni hanno il dovere di ascoltare”, pur senza accogliere tutto in modo acritico. Il messaggio è chiaro: il calcio deve tornare ad essere patrimonio della collettività, non solo un prodotto commerciale.