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Valentini: "Reggiana e Salernitana, per vincere servono tempo e unione"

Valentini: "Reggiana e Salernitana, per vincere servono tempo e unione"TMW/TuttoC.com
Marco Valentini
© foto di Nicola Ianuale / TuttoSalernitana.com
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di Valeria Debbia

Marco Valentini, direttore sportivo con una lunga carriera nel calcio italiano, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, analizzando le recenti sfide della Serie C.

Direttore, arriviamo da due sfide consecutive tra Union Brescia e Cittadella. La vittoria del Brescia in campionato ha riaperto la lotta per il primo posto nel Girone A?

"È ancora tutto aperto. Siamo soltanto a fine ottobre e nessun campionato si decide in questo periodo della stagione. Adesso iniziano a delinearsi meglio i valori delle squadre e si capisce chi può davvero competere ai vertici. Per la mia esperienza, i campionati si decidono tra marzo, aprile e maggio. Chi ha ambizioni di vittoria deve arrivare a quel periodo attaccato alle prime posizioni. Questo vale per tutte le categorie e per tutti i gironi".

Restando sulle grandi piazze, la Reggiana sta vivendo un momento di flessione. Che sensazioni le trasmette questa situazione?

"Per me è una piazza particolare perché sono un ex. Una delle mie prime esperienze da direttore sportivo, ormai quasi vent'anni fa, è stata proprio alla Reggiana. Conosco bene l'ambiente. C'è una statistica significativa: negli ultimi 15-18 campionati, le uniche squadre retrocesse dalla Serie B e risalite immediatamente al primo tentativo sono state Cittadella e Perugia. Questo dimostra quanto sia difficile riuscirci. Secondo me, però, nel caso della Reggiana c'è anche un problema societario. Quando non ci sono chiarezza e stabilità a livello di club, l'aspetto tecnico passa inevitabilmente in secondo piano. Il lavoro tecnico funziona quando alle spalle c'è una società solida, con idee chiare, progettualità e equilibrio. Ho la sensazione che la proprietà sia in una fase di transizione, anche per ragioni anagrafiche del proprietario. Vedo una situazione ancora in evoluzione e non percepisco un gruppo unito inteso come insieme di società, proprietà, dirigenza e squadra. In queste condizioni diventa molto difficile essere competitivi per vincere un campionato".

Un discorso simile può essere applicato anche alla Salernitana, dove si è già arrivati a un cambio di allenatore?

"Anche lì parliamo di una realtà che conosco bene. Sono un ex e conosco certe dinamiche. Basta guardare quanti allenatori sono stati cambiati negli ultimi anni. Proprio qualche giorno fa spiegavo in un'intervista che i contesti dove si lavora bene sono quelli in cui esiste la centralità dell'allenatore, la centralità del direttore sportivo e, soprattutto, il tempo necessario per costruire qualcosa. Ho fatto l'esempio dell'Ascoli. Tra la scorsa stagione in Serie C e quella attuale in Serie B stanno facendo molto bene perché hanno dato continuità al lavoro. Gran parte della squadra è la stessa dell'anno scorso, l'allenatore lavora da due anni con il suo staff e gli è stata concessa serenità. Quando c'è questa stabilità, i risultati arrivano. Dove invece si cambiano continuamente allenatori e direttori sportivi manca l'equilibrio e non si costruisce nulla. Capisco che proprietà, tifosi e addetti ai lavori vogliano vincere subito. Anch'io voglio vincere. Tutti quelli che fanno questo mestiere vivono per la vittoria. Però a volte la vittoria richiede tempo e programmazione. Prendiamo il Benevento: è retrocesso tre anni fa e per tornare in Serie B ha dovuto affrontare diversi campionati di Serie C, lavorando sulla ricostruzione, inserendo giovani e sviluppando un progetto. Vincere è difficile in qualsiasi categoria, dalla Serie D alla Serie A. Bisogna lavorare per vincere, che è una cosa diversa dal pretendere di vincere subito".

Prima di salutarla la porto in Serie B. È sorpreso dal rendimento dell'Ascoli di mister Tomei, oggi tra le migliori squadre del campionato?

"No, non sono sorpreso. L'anno scorso l'Ascoli giocava probabilmente il miglior calcio della Serie C. Ho visto la formazione schierata nell'ultima partita e, rispetto alla scorsa stagione, c'erano soltanto un paio di giocatori diversi. Per il resto giocavano praticamente gli stessi. Questo è il segreto dei contesti in cui le cose funzionano. A tutto questo si aggiunge il fatto che Ascoli è una piazza che, quando si compatta, sa dare una spinta enorme alla squadra. Se esiste una chiara centralità dello staff tecnico e viene data la possibilità di lavorare con continuità, i risultati arrivano. Tomei sta dimostrando di essere un allenatore molto competitivo. La squadra gioca bene, ottiene risultati, subisce pochi gol e si muove in campo quasi a memoria. La posizione che occupa in classifica è assolutamente meritata. È un esempio che dimostra, ancora una volta, quanto la continuità e la stabilità possano fare la differenza rispetto a quei club che cambiano continuamente allenatori e professionisti".