Potenza e Spezia consolidano ambizioni. Prova di forza Cittadella, ruggito Trento. Prigione emotiva Pescara, bagno di realtà Campobasso. Bari e Salernitana non riescono ad accelerare

Potenza e Spezia consolidano ambizioni. Prova di forza Cittadella, ruggito Trento. Prigione emotiva Pescara, bagno di realtà Campobasso. Bari e Salernitana non riescono ad accelerare
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Oggi alle 00:00Il Punto
di Valeria Debbia
Gubbio e Casarano chiamati a reagire. Ma dietro i risultati c'è un problema che riguarda tutta la categoria: la difficoltà di concedere tempo ai progetti.

Un mese fa, dopo la sesta giornata, ci eravamo chiesti quando le sorprese avrebbero smesso di essere tali. Ospitaletto e Sorrento, realtà che stavano modificando le percezioni iniziali dei rispettivi gironi, non potevano più essere liquidate come semplici outsider. I loro risultati cominciavano a raccontare qualcosa di più interessante: la possibilità che le gerarchie costruite in estate non coincidessero con quelle destinate a emergere sul campo.

Alla decima giornata, gli indizi sono diventati più consistenti. Non ancora sentenze, perché la Serie C è un campionato troppo lungo e complicato per decretare vincitori e sconfitti a ottobre, ma indicazioni che sarebbe sbagliato ignorare. Lo Spezia ha allungato in maniera significativa sul Ravenna, il Potenza continua a correre, il Cittadella ha difeso la propria posizione e il Trento ha mandato un altro segnale importante. Sul versante opposto, Campobasso e Gubbio devono fare i conti con sconfitte pesanti, mentre il Casarano ha già cambiato allenatore.

La fotografia del campo, però, racconta soltanto una parte della storia. L'altra riguarda ciò che succede attorno alle squadre: le proprietà che intervengono, i dirigenti che cercano di ridimensionare aspettative eccessive, gli allenatori costretti a difendere il proprio lavoro e le panchine che diventano precarie quando la classifica non coincide con le previsioni.

La contraddizione della Serie C è tutta qui: mentre il campionato comincia a chiarire le gerarchie, alcune società sembrano perdere la pazienza proprio quando servirebbe maggiore lucidità.

Girone A, Cittadella e Trento danno continuità. Il Brescia inciampa

I posticipi del lunedì sera hanno contribuito a definire meglio gli equilibri del Girone A. Il Cittadella ha superato 1-0 l'Arzignano grazie alla rete di Ndrecka al 62', confermando la propria capacità di portare a casa partite in cui basta trovare il momento giusto per indirizzare il risultato.

La vittoria assume un significato ulteriore alla vigilia di un passaggio importante: il confronto diretto con l'Union Brescia, in programma nella prossima giornata. La squadra di Roberto Musso potrà arrivarci forte di un altro risultato positivo, mentre le Rondinelle dovranno prima smaltire la sconfitta di Gorgonzola.

La Giana Erminio ha infatti battuto 2-1 l'Union Brescia in una partita decisa allo scadere. Al vantaggio di Comelli al 27' ha risposto Di Molfetta all'86', ma al quarto di recupero Quaggio ha consegnato ai padroni di casa una vittoria pesante. È un risultato che ricorda come, in un girone in cui le ambizioni sono numerose, anche una squadra accreditata per le posizioni di vertice possa lasciare punti contro avversari in grado di sfruttarne le difficoltà.

A confermare le proprie credenziali è stato anche il Trento, vittorioso per 3-0 sul campo delle Dolomiti Bellunesi. Ladisa al 16', Garetto al 26' e il rigore trasformato da Fossati al 77' hanno costruito un successo netto, che rafforza la posizione dei gialloblù fra le realtà da seguire con maggiore attenzione.

La decima giornata, tuttavia, ha restituito anche un'altra immagine. L'Ospitaletto, che un mese fa indicavamo fra le squadre capaci di mettere in discussione le gerarchie iniziali, è passato dal 2-0 al 2-3 contro la Pergolettese. Una rimonta completata dagli ospiti nella ripresa, con tre reti nell'arco di poco più di dieci minuti.

Sarebbe semplicistico interpretare questa sconfitta come la fine di una sorpresa. È invece un promemoria sul livello di equilibrio della categoria: una buona partenza deve essere sostenuta dalla capacità di gestire anche le giornate storte, senza trasformare un risultato negativo in una crisi d'identità.

Anche la Juventus Next Gen, battendo 2-1 il Renate con una doppietta di Durmisi, ha trovato una risposta positiva. Il Girone A, insomma, non offre ancora una gerarchia definitiva. Offre piuttosto una certezza: Cittadella e Trento stanno accumulando risultati, il Brescia è chiamato a reagire e il prossimo scontro diretto potrà aggiungere un ulteriore elemento di valutazione.

Girone B, Spezia in fuga. Campobasso e Gubbio devono ripartire

Nel Girone B, la situazione dello Spezia è quella che più si avvicina a una dichiarazione di forza. La vittoria per 1-0 sul campo del Ravenna, firmata da una rete che ha deciso lo scontro diretto, ha portato i liguri a 28 punti dopo dieci giornate: nove vittorie e un pareggio, con otto lunghezze di vantaggio proprio sui romagnoli.

Numeri che non autorizzano a considerare già conclusa la corsa al vertice, ma che rendono difficile parlare ancora soltanto di una buona partenza. Lo Spezia ha trovato continuità e ha saputo imporsi anche in una trasferta delicata, contro una delle principali concorrenti. La differenza, in questo momento, non risiede soltanto nella qualità della rosa: conta la capacità di tradurre il potenziale in risultati, senza disperdere punti lungo il percorso.

Il quadro è completamente diverso per Campobasso e Gubbio, reduci da due sconfitte che aumentano la pressione. I molisani hanno perso 5-1 in casa contro il Perugia, mentre gli umbri sono stati battuti 2-0 dall'Atalanta Under 23, incassando la quinta sconfitta consecutiva e scivolando al penultimo posto in classifica.

Nel caso del Campobasso, la pesantezza del risultato non può essere separata dal contesto illustrato dal direttore sportivo Giuseppe Figliomeni. Il dirigente ha parlato di un'emergenza infortuni particolarmente seria, con numerose assenze che hanno ridotto le alternative a disposizione della squadra. Ha anche ricordato che il club non può essere paragonato, per profondità della rosa, a realtà come Spezia, Ravenna, Reggiana e Pescara. Il passaggio più significativo, però, riguarda le aspettative: chi immaginava il Campobasso in lotta per il primo posto o in grado di ripetere il quarto posto della scorsa stagione, secondo Figliomeni, non aveva una visione realistica della situazione. È una presa di posizione che merita attenzione. In un ambiente deluso da una sconfitta così pesante, il dirigente ha scelto di richiamare la necessità di misurare le ambizioni sulle risorse effettivamente disponibili, senza sottrarsi alle proprie responsabilità. Questo non significa giustificare il 5-1, ma distinguere fra la necessità di migliorare e l'idea che ogni risultato debba coincidere automaticamente con l'obiettivo più ambizioso. La proprietà, intanto, ha annunciato la presenza del presidente Matt Rizzetta in città per giovedì 22 ottobre, con l'intenzione di incontrare la squadra e gli organi d'informazione in una fase delicata. Un segnale di vicinanza che assume anche un valore simbolico: il momento richiede compattezza, ma pure un confronto realistico sul percorso da intraprendere.

Il Gubbio presenta interrogativi differenti. La sconfitta contro l'Atalanta Under 23 si inserisce in una serie negativa che - come sottolineato - ha davvero reso pericolosa la classifica. Piero Braglia non ha cercato scorciatoie, riconoscendo la necessità di individuare rapidamente una svolta e sottolineando che, dopo una serie simile, non ci sono più alibi. Sarebbe però poco utile caricare sul nuovo allenatore ogni responsabilità. Una striscia di cinque sconfitte - alcune ancora ascrivibili alla gestione Di Carlo - impone una riflessione sull'intera squadra e sul lavoro svolto fino a questo momento, non soltanto sulla guida tecnica che ha raccolto una situazione già complicata. Cambiare allenatore può essere una soluzione, ma non cancella automaticamente le fragilità che hanno prodotto la crisi.

Anche il Pescara offre uno spunto interessante sul clima che si respira in questa fase. La vittoria per 2-0 contro l'Ostiamare avrebbe potuto rappresentare un'occasione per ritrovare serenità. Dopo la partita, invece, Antonio Buscè ha manifestato il proprio disagio per le critiche rivolte alla squadra e per chi ha definito i suoi giocatori 'scappati di casa'. Il tecnico ha voluto difendere il gruppo, richiamando il rispetto dovuto ai professionisti e alle persone coinvolte. La polemica non deve diventare più importante del risultato, ma racconta quanto la pressione possa spostarsi rapidamente dal terreno di gioco al dibattito pubblico (e l'USSI non è certo rimasta a guardare). In Serie C, a volte, anche una vittoria non basta a disinnescare le tensioni che circondano una squadra.

Girone C, il Potenza corre. Bari e Salernitana non accelerano

Il Potenza ha consolidato la propria candidatura superando 2-1 il Catania. La squadra di Ivan Tisci è arrivata a 25 punti dopo dieci giornate e può contare su un dato offensivo significativo: 26 reti realizzate, una media di 2,6 gol a partita. Al di là del numero, è il modo in cui i lucani stanno costruendo il proprio percorso a rendere credibile il loro primato. La squadra ha trovato un'identità riconoscibile, produce occasioni e continua a raccogliere risultati anche contro avversarie di valore. Non è ancora possibile stabilire dove arriverà, ma oggi il Potenza non occupa la vetta soltanto perché altri hanno sbagliato: la sta difendendo attraverso prestazioni e vittorie.

Il Bari, al contrario, non è riuscito a sfruttare la giornata: lo 0-0 contro il Crotone ha lasciato un'altra occasione senza una risposta offensiva decisiva. Massimo Rastelli ha riconosciuto che la squadra non è stata brillante, ammettendo di aver provato a intervenire anche attraverso alcuni cambi per dare un segnale. Il punto raccolto non è necessariamente un risultato negativo in assoluto. Per una squadra con ambizioni importanti, però, il problema si presenta quando i pareggi si accumulano e la distanza dalla vetta diventa un elemento con cui fare i conti. Il Bari deve capire come trasformare il proprio potenziale in un rendimento più continuo, senza confondere il valore dei singoli con l'efficacia del collettivo.

Anche la Salernitana ha rallentato, pareggiando 2-2 contro la Scafatese. Dopo la partita, Serse Cosmi si è assunto la responsabilità del proprio comportamento nel confronto con un giornalista e ha invitato a riportare l'attenzione sul campo, chiedendo un clima più sereno attorno alla squadra. 

Sono episodi diversi, ma entrambi rimandano al peso delle aspettative. Bari e Salernitana rappresentano piazze abituate a misurarsi con obiettivi ambiziosi; proprio per questo, ogni risultato che non produce un'accelerazione diventa terreno di discussione. La pressione è parte del mestiere, ma non può sostituire l'analisi delle ragioni tecniche per cui una squadra fatica a trovare continuità.

A rendere ancora più instabile il quadro del Girone C è la situazione del Casarano. La sconfitta per 5-2 sul campo della Cavese ha preceduto la fine del rapporto con Vito Di Bari. Il club ha quindi scelto Luciano Zauri, che ha firmato fino al giugno 2027, con rinnovo automatico in caso di salvezza.

Il cambio di allenatore è una risposta concreta a una fase complicata, ma non può essere considerato una soluzione autosufficiente. Il nuovo tecnico dovrà capire quali problemi siano legati al rendimento, quali alla tenuta della squadra e quali alla necessità di ritrovare fiducia. L'avvicendamento può aprire una nuova fase, non garantire da solo un'inversione di tendenza.

Il posticipo Giugliano-Foggia ha aggiunto un altro elemento alla giornata. I rossoneri erano passati in vantaggio al 16' con Ravasio, ma i campani hanno ribaltato il risultato grazie a Balde e De Rosa nel primo tempo, prima della rete di Esposito nella ripresa. Il 3-1 finale assume un significato particolare perché arriva mentre il Giugliano è ancora alle prese con la scelta del successore di Raffaele Di Napoli, esonerato alla vigilia della partita (in panchina ci è andato il collaboratore Luca Tulino). La trattativa per Paolo Cannavaro non risultava ancora definita, e forse bisognerà virare su qualche altro nome. Eppure, sul campo, il Giugliano è riuscito a reagire allo svantaggio e a portare a casa il risultato. È un dettaglio che impedisce letture troppo meccaniche: le difficoltà societarie e tecniche possono incidere, ma non determinano automaticamente ciò che accade nei novanta minuti.

La vera emergenza è la mancanza di tempo?

Attraversando i tre gironi, emerge una contraddizione che va oltre le singole classifiche. Ci sono società che stanno dando continuità alle proprie scelte e squadre che hanno bisogno di correggere la rotta. Ma, soprattutto, ci sono progetti che vengono sottoposti a verifica dopo poche settimane, quando le difficoltà iniziali possono avere origini differenti e richiedere interventi non necessariamente immediati.

Gli esoneri non sono tutti uguali. In alcuni casi, un cambio di guida tecnica è una decisione comprensibile, persino inevitabile, quando il rendimento è lontano dagli obiettivi e non si intravedono segnali di miglioramento. Il problema nasce quando l'allenatore diventa automaticamente il primo e unico responsabile, senza interrogarsi sulla costruzione della rosa, sulla qualità della programmazione e sulla coerenza fra gli obiettivi dichiarati e le risorse disponibili.

Il Casarano ha già scelto Zauri. Il Giugliano sta cercando di chiudere il capitolo successivo all'esonero di Di Napoli. Il Gubbio è chiamato a reagire dopo una lunga serie negativa, mentre il Campobasso ha ribadito la fiducia a Mangia nonostante il pesante 5-1 con il Perugia. Situazioni differenti, che sarebbe sbagliato appiattire sotto la stessa etichetta. Hanno però un denominatore comune: tutte richiedono una diagnosi precisa, non soltanto una risposta emotiva all'ultimo risultato.

È qui che la Serie C rischia di trasformarsi in un frullatore. Se ogni sconfitta viene letta come la dimostrazione che un progetto non funziona, la programmazione perde significato. Se, al contrario, si difende ogni scelta in nome della continuità, anche quando il campo segnala problemi evidenti, si corre il rischio opposto: confondere la pazienza con l'immobilismo.

La differenza sta nella capacità di riconoscere gli errori, assumersene la responsabilità e correggerli senza demolire tutto ciò che è stato costruito. Una società solida non è quella che non cambia mai, ma quella che sa perché decide di cambiare. E una proprietà presente non è necessariamente una proprietà che interviene su ogni dettaglio: è una proprietà che sa quando sostenere, quando chiedere conto e quando modificare la direzione.

Gli indizi sono diventati segnali. Le sentenze possono aspettare.