Il fatto della settimana - Non doveva esserci. Il Potenza è lì, davanti a tutti

Il fatto della settimana - Non doveva esserci. Il Potenza è lì, davanti a tutti
Oggi alle 00:00Il Punto
di Laerte Salvini

Ci sono stagioni che nascono con un'etichetta e poi la strappano via a morsi. Quella del Potenza doveva essere l'etichetta dell'anno di transizione: la rifondazione, i giovani, un nuovo progetto, un nuovo allenatore. Dopo dieci giornate la classifica racconta un'altra storia: 25 punti, primo posto e il Bari secondo a quota 19, sei lunghezze più indietro. Non era scritto da nessuna parte. Eppure è esattamente quello che sta succedendo al Viviani.

Il cammino è di quelli che non lasciano spazio alle interpretazioni: otto vittorie, un pareggio e una sola sconfitta, il 4-2 di Salerno alla quarta giornata. Da quel momento il Potenza non ha più perso: sei partite utili consecutive, con lo 0-0 sul campo del Bari e poi cinque successi di fila contro Cavese, Barletta, AZ Picerno, Foggia e, per ultimo, il Catania. Il 2-1 agli etnei vale più dei tre punti: è la prova di forza contro una squadra costruita per il vertice, reduce dalla vittoria in Coppa Italia, battuta nel proprio modo di giocare, tra l'orgoglio e un finale da stringere i denti.

Perché il Potenza, quest'anno, non doveva essere lì. L'estate ha portato la scelta coraggiosa di ringiovanire e di avviare un nuovo ciclo, come ha ribadito anche il direttore sportivo Di Bari ai microfoni di TuttoC: un anno d'inizio, in cui l'obiettivo era dare fastidio alle grandi. Missione compiuta, e con largo anticipo. Alla guida di questo progetto c'è Ivan Tisci, l'allenatore che a Pineto ha reso grande, per quanto si possa dirlo di un paese piccolo, una favola fatta di ragazzi valorizzati, playoff da protagonista e calcio propositivo. A Potenza, capoluogo di regione che sta tornando a sognare, lo step in avanti è evidente. Il girone C, intanto, non ha ancora trovato la sua forza schiacciante. Ha provato a recitare il ruolo il Sorrento, costruendo una bella favola d'inizio stagione, ma poi si è assestato nelle zone nobili e non più di così. Il Potenza invece ha tenuto botta, senza snaturarsi. E i numeri, stavolta, non sono un contorno: sono la tesi.

Partiamo dall'attacco, il migliore d'Italia e tra i migliori d'Europa. Ventisei reti in dieci partite significano 2,6 gol a gara, il miglior dato della Serie C, davanti al Grosseto (2,1) e all'Inter U23 (2,0). Sono anche i primi per tiri in porta a partita (6,8), davanti al Trento (6,4), e secondi per grandi occasioni create (30), a una sola lunghezza dall'Audace Cerignola (31). Non è un caso se lo stesso Tisci, in conferenza, ha sorriso davanti al paragone con il Barcellona: «È un motivo di grande soddisfazione», ha detto, senza dimenticare le proporzioni ma rivendicando il divertimento regalato al pubblico.

Poi c'è il paradosso, ed è la parte più affascinante. Il Potenza non è una squadra da statistiche di dominio: il suo possesso medio è del 47,8% (42° dato del campionato), completa 288 passaggi a partita (ancora 42°), lontanissimo dallo Spezia capolista del ranking (7,15). Scende in classifica anche per intercetti (6,7 a gara, 55° posto), contrasti (13,4, 53°) e cross completati (3,4, 54°). Eppure vince, e vince segnando più di tutti. Il Potenza non vince possedendo il pallone: vince colpendo, con verticalità, qualità negli ultimi metri e una cattiveria offensiva che pochi altri hanno. Anche i calci da fermo contribuiscono: sette gol, secondo miglior dato dietro al Cerignola.

La difesa, va detto, non è quella dell'anno: 1,3 gol subiti a partita (32° dato) e solo due clean sheet, contro i sei di Bari e Cittadella. Ma c'è un'esperienza che tiene insieme il reparto, quella di Loiacono, bastone e carota, e c'è una squadra che sa soffrire quando serve. Lo ha spiegato bene Tisci dopo il Catania: «Credo che i miei ragazzi non abbiano rubato nulla», anche nei minuti finali passati a resistere all'assalto avversario. Maturità, prima ancora che solidità.

Ed è qui che il Potenza diventa un caso. Perché abbina ciò che si predica sempre e si pratica raramente: giovani, gioco propositivo, entusiasmo e risultati. A guidare il centrocampo c'è un classe 2006, Augusto Bando, che sta mostrando ottime cose; l'attacco si sta sempre più incentrando su un 2003, Gabriele Selleri; Ghisolfi, fresco di rinnovo, è in rampa di lancio. Il cuore della squadra, come dice Tisci, è la mediana: «Per me il cuore di una squadra è il centrocampo». E il clima di spogliatoio lo racconta il gesto di D'Auria, che ha lasciato il rigore a Castorani: dettagli che in una stagione lunga fanno la differenza.

È il calcio che ci piace, la Serie C che si dimostra laboratorio di idee tattiche, di nuove combinazioni e di una mentalità diversa. Il merito è anche della società, che ha avuto forza e pazienza nell'accogliere la ventata di freschezza di Tisci. Ora la città sogna, la squadra corre e l'allenatore prova a tenere tutti con i piedi per terra: «Noi dobbiamo continuare a costruire». Il campionato è lungo, il primato non è un traguardo ma un punto di partenza. Intanto, però, il Potenza che non doveva esserci è lì, davanti a tutti, a ricordarci che il calcio più bello è spesso quello che nessuno aveva previsto.