Panitteri riparte dalla fame: "Voglio dimostrare quanto valgo, la Serie C è il mio posto"
Il calcio sa essere spietato e, in una Serie C che non sa aspettare e naviga tra mille problemi, a volte può essere davvero crudele. Lo sa bene Orazio Panitteri: oltre 160 presenze tra i professionisti, quasi 30 gol, tutti e tre i gironi attraversati, tanta gavetta e una dura realtà con cui fare i conti, quella di essere oggi svincolato. Dopo l'inizio di stagione a Latina e l'esperienza nel Siracusa dei miracoli di Turati, l'esterno è alla ricerca di una nuova avventura. La promessa a chi deciderà di dargli fiducia è una sola: dare il massimo e provare a fare la differenza. Nato come esterno offensivo, capace di puntare l'uomo e di fare di rapidità e dribbling le sue armi migliori, Panitteri in carriera ha giocato un po' ovunque. Ai microfoni di TuttoC.com racconta cosa è stato, cosa non è andato e cosa vuole dimostrare adesso.
Orazio, partiamo da Siracusa: che esperienza è stata?
"Per me è stata una grande emozione, anche a livello familiare. Mio padre ha giocato una vita a Siracusa, è la squadra in cui è rimasto più anni diventandone anche il miglior marcatore della storia del club, ed è ben voluto da tutti. Sono cresciuto con le sue maglie e tornare lì aveva un valore speciale. C'era anche un motivo personale: un mio zio stava molto male e ho voluto essere vicino alla famiglia, dopo tanti anni in cui a casa non tornavo. È stato bello sentirmi a casa, nonostante una situazione complicata, con tante cose che mancavano. Una cosa però non mancava mai: uno staff che ci faceva sentire tutto il supporto possibile, guidato da uno dei migliori allenatori che ho avuto, che infatti sta facendo una bella carriera".
Un'avventura che per te si è interrotta per un infortunio.
"Sì, è il mio unico rammarico. Non mi fermavo da sei anni e proprio lì mi sono fatto male, quindi non ho potuto dare il 100% in quei mesi. Il modo di giocare del mister si sposava benissimo con le mie qualità: aveva idee forti, che raramente ho visto, pur avendo lavorato con allenatori molto preparati. Sono convinto che, se fossi stato bene, avrei potuto mettermi in evidenza come hanno fatto tanti compagni. Ma gli infortuni fanno parte del gioco: lì sono stato sfortunato, ma mi porto dietro un bellissimo ricordo".
Si dice spesso che nel 3-5-2 fai fatica. È così?
"Voglio sfatare questo mito: è una fake news. Ho iniziato la carriera proprio da quinto di destra, in C, e una delle mie migliori partite l'anno scorso, con il Latina contro il Perugia, l'ho fatta da quinto. Nel 3-5-2 posso fare il quinto a destra o a sinistra, la mezzala offensiva, la seconda punta. Con la maturità ho imparato anche a muovermi in fase di non possesso e a difendere. Non voglio che passi il messaggio di un giocatore che con quel modulo non può rendere: Pannitteri è diventato un giocatore più maturo, che si adatta alle esigenze della squadra e a ciò che chiede l'allenatore".
Hai giocato in tutti e tre i gironi. Qual è il più duro e quale il tuo preferito?
"Ho trovato caratteristiche diverse. Ho fatto più fatica nel girone C, ma non perché sia più forte: dipende dal modo di giocare delle squadre e dalle dinamiche tattiche, con molte formazioni che tendono a chiudersi. Nel C c'è più esperienza e si gioca un po' meno, mentre nell'A e nel B il calcio è più progressivo, più tecnico, si palleggia di più. Il mio preferito è il B: lì ho disputato la mia miglior stagione e mi sono espresso meglio. Il girone A punta molto sui giovani, perché c'è una struttura diversa rispetto al Sud, ma non sono giovani scarsi, anzi: tanti poi fanno carriera. È un calcio più giovane, non più debole, come qualcuno vuole far credere. Ma il girone B resta quello che mi ha lasciato più ricordi".
Il capitolo Latina: com'è nata l'opportunità e cosa non ha funzionato?
"Sono arrivato convinto dal direttore Condò, che ci tengo a ringraziare perché mi ha spinto ad accettare il progetto, e da un allenatore propositivo. Ho iniziato benissimo, con un gol in Coppa Italia e le prime tre partite da protagonista. Poi le cose sono cambiate: modulo diverso, minor spazio e, a un certo punto, la società ha fatto altre valutazioni che non condivido. Le rispetto, ma sono convinto di aver fatto bene tutte le volte in cui sono stato chiamato in causa. Alla fine, semplicemente, non hanno creduto abbastanza in me".
Alla fine hai scelto di rescindere. Una scelta coraggiosa.
"Oggi rescindere un contratto, prima della fine del mercato dei professionisti, è un atto di coraggio, perché pochi lo fanno: molti preferiscono restare e incassare. Io ho scelto di investire sulle mie qualità. Ho rescisso con la voglia di giocare, non per cercare chissà quale categoria, ma per ritrovare il campo e dimostrare quello che valgo. In questi anni ho sempre disputato stagioni a servizio della squadra, aiutando il gruppo a raggiungere gli obiettivi prefissati. Vorrei giocarmi le mie carte ancora in terza serie, per non perdere questo treno sulla quale sono salito attraverso tanti sacrifici. Credo nelle mie caratteristiche, sono convinto di poter aiutare le squadre in cui il tipo di giocatore che sono può aiutare il gruppo".
Che giocatore troverà chi ti darà fiducia?
"Un giocatore affamato, con tanta voglia e passione, che metterà tutto per raggiungere l'obiettivo della squadra. Poi c'è anche un fattore personale: voglio tornare a fare vedere chi sono. Ho sempre dimostrato di segnare in proporzione ai minuti giocati: nella mia seconda stagione tra i professionisti ho fatto cinque gol giocando metà del minutaggio dei compagni. Forse è l'istinto del gol di mio padre, che era un attaccante centrale: più sto in campo, più riesco a incidere. Per la D ci sarà tempo, oggi ho tanta voglia di trovare il progetto giusto in C per provare a dimostrare ancora una volta il mio valore. Ci sono stati dei contatti, sto aspettando il momento giusto. Vorrei sposare la causa di una squadra dove mettere in mostra le mie qualità al servizio del gruppo".
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