Top & Flop di Juventus Next Gen-Renate
Non doveva essere un pareggio -non serviva né all'una né all'altra- e pareggio non è stato. Così la Juventus Next Gen, vincitrice della sfida salvezza (2-1), volta -forse- pagina, così il Renate rischia di entrare sempre più in una spirale di sfiducia nonostante una sfida sostanzialmente equilibrata. Una partita che si può tagliare come una torta: la prima mezz'ora di marca bianconera produce il primo vantaggio di Durmisi, poi è sopratutto Renate che a un minuto dall'intervallo perviene al giusto pareggio con Anelli, il cui ritorno al gol è forse una delle pochissime buone notizie da riportare in Brianza. Ripresa più spezzettata e più sporca, con un capovolgimento di fronte (squadre già allungate a metà ripresa) che porta Durmisi di nuovo in rete. Non è questo episodio a scrivere la parola fine alle speranze nerazzurre. Forse nemmeno l'espulsione di Suarez. Il "rosso", severissimo, di Italeng, quello sì.
Vediamo ora coloro che, a nostro avviso, sono risultati essere i migliori e i peggiori nella partita disputata questa sera allo stadio "Giuseppe Moccagatta" di Alessandria.
TOP:
Il primo terzo di gara-Durmisi (Juventus Next Gen): la migliore versione della squadra di Brambilla è stata la prima mezz'ora di gioco. Una mezz'ora praticamente dominata, iniziata con una doppia traversa ma proseguita sui binari della verticalizzazione e la ricerca di spazi. Così, mentre il gol del definitivo 2-1 è nato in modo un po' estemporaneo all'interno della classica "fase di stanca prima degli assalti finali", il momentaneo vantaggio nel primo tempo è la giusta conclusione di una manovra strutturata che ha caratterizzato un intero spezzone di gioco. Tre i dati che mister Brambilla ripone nella sua cartelletta: il portiere titolare è Mangiapoco (una sola reale sbavatura non colta da Calì, per il resto tante parate di qualità), i tre punti che sono tre boccate di ossigeno nel vero senso del termine e poi Durmisi, diciottenne che si è fatto spazio nel corso della stagione e che questa sera conferma che la maglia numero 9 ha un solo nome. Arman. SERATA "GIUSTA" O VERA SVOLTA?
Il "mezzo" della gara-Italeng-Anelli (Renate): dieci partite senza vincere non sono un caso. Partiamo da questo dato, così da non creare fraintendimenti. Sono numeri che inchiodano il Renate e i numeri sono difficili da controbattere. A vedere anche la gara odierna non si direbbe una squadra così spiaggiata in fondo alla classifica: è una "pantera" anzi che ha avuto una buona reazione dopo lo svantaggio iniziale, trovando meritatamente il pari e anzi proponendosi in prima battuta anche all'inizio della ripresa dove si è fatta oggettivamente preferire. E anche a guardare singolarmente gli uomini uno per uno, non si puo' dire che sia una squadra da 4 punti in 10 gare. Magari, anzi senza magari, non di grande qualità, ma almeno una squadra da centro gruppo. Tra i singoli dispiace quasi per Italeng: la punta camerunense si è sacrificata andando oltre i suoi compiti, presentandosi in fase di ripiegamento più volte e anzi facendo ripartire l'azione -senza i piedi buoni di un regista ma ad ogni modo badando al sodo- nei momenti di maggior pressione juventina. Anche la gomitata sul finale che gli è costata l'espulsione -decisione fin troppo severa- è, se vogliamo, sintomo di un Jonathan che ha lottato fino all'ultimo, anche se l'ultimo minuto lo ha trascorso negli spogliatoi. Punto di riferimento in un Renate che cerca punti di riferimento, già manca in vista di domenica. Bene il ritorno al gol di Anelli, elemento chiamato anch'egli a dare una svolta, alla sua stagione e a quella dei compagni. GUARDANDO OLTRE I NUMERI: CI DEVE ESSERE ANCORA QUALCOSA DI BUONO
FLOP:
Una rondine che ancora non fa primavera (Juventus Next Gen): bene tornare alla vittoria, ma è una serata che solo il "Briamasco" (e con lui i prossimi stadi e le prossime avversarie) potrà soppesare. E' ancora oggettivamente presto per dire se i bianconeri hanno preso la via giusta, anche perché quella contro le "pantere" nerazzurre è stata una partita che poteva cambiare il tabellino in qualsiasi momento. Anche a sfavore. La ripresa ha visto una traversa di Delcarro e poi anche un gol mangiato da Calì, pertanto con una squadra un po' più avvezza alla rete sarebbe stata una Juventus condannata a rincorrere. E poi anche quella doppia espulsione (una comprensibile, l'altra decisamente meno) ha aiutato indubbiamente gli uomini di Brambilla a portare a casa l'intera posta in palio. E' un gruppo che potenzialmente dunque c'è. Sostanzialmente...vedremo. ALLA RICERCA DI UNA STABILITA'
Auriletto (Renate): sedici reti subiti, tante ma non è nemmeno la difesa peggiore nel girone A. Però in ogni partita, da un mese a questa parte (esattamente dalla gara contro la Dolomiti Bellunesi) c'è sempre l'occasione regalata, il momento di un brutto posizionamento, il reparto scoperto. Insomma, è un Renate che non si può dire che non crei (e anche al "Moccagatta" ha prodotto un tiro in più nello specchio rispetto agli avversari), ma che più di qualcosa concede sempre. Uno dei problemi è innanzitutto che questa mancata serenità in classifica produce un casting infinito e al momento poco produttivo: Viganò, Motoc, Botrini, oggi Minotti...una girandola che prima o poi va fermata in un reparto, quello arretrato, che più di ogni altro richiede stabilità e gerarchie ben definite. E poi quello che è invece l'unico -al momento- punto fermo della retroguardia nerazzurra. Auriletto -non lo diciamo da oggi- non sembra un leader e non sembra offrire quella sicurezza che i ragazzi giovani chiedono ai compagni più esperti. E al di là degli errori (anche) del numero 5, infastidisce il perenne atteggiamento di accusa del capitano nei confronti dei compagni ad ogni gol in fondo al sacco. Un vero leader non fa così. E non si può forse nemmeno pretendere che possa essere un leader. LA COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE E' (QUASI) TUTTO
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