Pergo, Giosa: "Troppo leggeri in alcune situazioni. Ma la strada è quella giusta"
Antonio Giosa, tecnico della Pergolettese, analizza il ko di Cittadella all'esordio in campionato.
Mister, un debutto complicato contro un Cittadella che è sembrato più solido.
«La squadra più forte in questo momento. Eh vabbè, sarebbe stato da preoccuparsi a parti invertite, no? A parte gli scherzi, dispiace: sapevamo che oggi (sabato, ndr) ci attendeva una sfida dal coefficiente di difficoltà elevato e, come avevo detto alla vigilia, bisognava fare una prestazione ai limiti della perfezione per pensare di portare via punti da Cittadella. Oggettivamente oggi qualcosina ci è mancato, onestamente. Sono particolarmente arrabbiato per aver preso il secondo gol nel recupero, perché fino all’ultimo secondo c’è sempre la possibilità di poter riacciuffare il risultato. Invece così la partita è finita praticamente lì, e quindi pace».
Nel secondo tempo la squadra sembrava in crescita.
«Mi dispiace perché secondo me soprattutto nella fase centrale del secondo tempo abbiamo iniziato a prendere campo. La sensazione che avevo era che fossimo nel nostro momento migliore, o comunque nel momento di crescita, e portare la partita fino alla fine attaccati al risultato magari ci avrebbe consentito un colpo di coda finale. Così non è stato».
Entrambi i gol sono nati da palle perse.
«Sì. Al di là della bravura del loro attaccante sul primo gesto tecnico, entrambe le azioni partono da una nostra palla persa in maniera troppo leggera. Troppo leggera. In tante situazioni, secondo me, abbiamo pagato il fatto di essere troppo leggeri. Leggeri nel senso che noi siamo una realtà che, come diciamo dal primo giorno, sì, proviamo a giocare a calcio, sì, proviamo a fare le nostre cose, ma non deve mai prescindere l’intensità, la cattiveria. Non sto dicendo che sono cose mancate totalmente oggi, anzi: venire a Cittadella e tenere la partita aperta fino al 92°, secondo me, deve darci consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta. Però allo stesso tempo, in settimana andremo ad analizzare quello che è successo: non possiamo permetterci nella maniera più assoluta di essere “leggeri” in alcune situazioni».
In fase offensiva avete faticato: palla che non restava su, poca concretezza.
«Lo sapevamo: è un po’ il problema che ci portiamo dietro dall’inizio. Ci dobbiamo lavorare. Sono in parte d’accordo: anche ai ragazzi a fine primo tempo ho detto che, quando trovi squadre che vengono a pressare forte e ti lasciano la parità dietro, bisogna essere più incisivi quando arriva la palla, cercare di pulirla, di farla uscire meglio. Per le nostre caratteristiche, quelle poche situazioni in cui siamo riusciti a fare questo tipo di giocate avevamo creato i presupposti per andare in campo aperto con i nostri esterni, che hanno la qualità per fare male. Ma lo abbiamo fatto troppo poco per quello che è il nostro modo di voler mettere giù la partita. Ripartiamo con grande convinzione e grande entusiasmo già da martedì, anche perché domenica abbiamo un’altra partita sulla carta proibitiva».
A metà ripresa ha provato a cambiare assetto, inserendo Stronati dietro Corti.
«L’idea era quella di cercare, visto che la loro pressione si era affievolita e avevo la sensazione che avessimo iniziato a prendere campo, una soluzione alternativa per giocare più tra le linee con un giocatore di qualità come Riccardo. Abbiamo provato questa soluzione in settimana: proprio perché la sensazione era quella di aver preso un po’ di campo, volevamo trovare una giocata qualitativa tra le linee. Secondo me fino alla fine la partita è stata aperta: paradossalmente potevamo gestire meglio diverse situazioni. Martedì ricominciamo: sappiamo bene quello che deve essere il nostro campionato, abbiamo un’idea molto chiara di quello che vogliamo fare. Sappiamo che c’è da migliorare. Non è una discriminante, ma oggi siamo partiti con sette under in campo e abbiamo finito con sette under in campo: ci vanno perché meritano di starci. Assolutamente. Però dobbiamo accettare che nel processo di crescita loro e della squadra gli sia dato il tempo di mettere dentro conoscenze e partite di questo livello, perché è giusto così».
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