Pergolettese, Scardina si racconta: "A 18 anni sbagliai a scegliere Como"

29.10.2020 11:00 di Valeria Debbia Twitter:    Vedi letture
Filippo Maria Scardina
TMW/TuttoC.com
Filippo Maria Scardina
© foto di Giuseppe Scialla

Filippo Maria Scardina, attaccante della Pergolettese, si è raccontato ai microfoni di asroma.com in quanto 25/esimo esordiente più giovane della storia giallorossa, ricordando il gol contro il CSKA Sofia: "Com’è vivere e giocare in Lombardia, la regione italiana più colpita dal Covid? Devo dire, in questa squadra sono a mio agio. Dopo diverse stagioni al Sud, quest’anno ho deciso di venire al Nord dove ho trovato un club organizzato e che mi fa sentire in una famiglia. In questo momento storico è difficile concentrarsi solo sulla partita. Ci sottoponiamo spessissimo ai tamponi, in questa settimana ne faremo tre, c’è la continua apprensione di risultare positivi. Paura che ho avuto io stesso la settimana scorsa più di altri miei compagni. Motivo? Perché dopo la partita che abbiamo giocato a Como, ho iniziato ad avvertire chiari sintomi influenzali. Febbre, placche alla gola. Non sono stato bene. Fino a quando non mi sono sottoposto al tampone, risultato negativo. Ho temuto di essere contagiato anche io, considerando che in squadra abbiamo due positivi e siamo in quarantena in hotel La giornata tipo? Ci alleniamo e poi torniamo in albergo. Questa è la vita della squadra, al momento. In attesa del prossimo tampone e della partita. L’impegno calcistico, poi, non è garantito. Può succedere che la gara venga sospesa se vengono riscontrati casi in un’altra società. Se mi sento meglio? Sì, mi sono ripreso dopo un paio di giorni senza tanti problemi. E già mi sto allenando con il resto del gruppo. Ci prepariamo con professionalità al prossimo impegno, anche se non è sempre facile concentrarsi solo sul calcio”.

Tornando indietro nel tempo Scardina racconta di aver sbagliato a 18 anni a trasferirsi al Como: "Senza esperienza, in un club di C con giocatori maturi e affermati, magari convivendo con qualche problema societario, puoi fare fatica ad importi. A Como giocai poco e male. Se credo che quella scelta mi abbia condizionato la carriera? Senza dubbio. Sarei dovuto andare a crescere, facendo una gavetta diversa. In squadre di B o A dove avrei potuto imparare, con calma. Invece, l’ho accusata tantissimo. Sono passato dalle stelle alle stalle in un attimo. Solo negli anni ho iniziato a capire la categoria. E sono maturato. Ma ho attraversato momenti delicati, talvolta non riuscivo a stoppare una palla”. Comunque, il professionista del calcio l’ha fatto e lo continua a fare: “Vero, adesso ho raggiunto una maturità, sono un professionista in Serie C. Non sono mai stato fermo. Sono un ragazzo che lavora perché per me è un lavoro a tutti gli effetti. Non mi lamento. Mi auguro di giocare altri sette anni, per guadagnare dei soldi. A quanto ammonta uno stipendio medio di un giocatore del mio livello in C? Tra i 30mila e i 50mila euro. Cifre importanti per un normale cittadino, ma decisamente inferiori rispetto alla Serie A. Io, comunque, non mi lamento. Vivo di calcio e sono fortunato”.