Renate, Galuppini dagli undici metri: "Provare, riprovare, cambiare"

19.10.2020 17:20 di Francesco Moscatelli   Vedi letture
Francesco Galuppini, Renate
TMW/TuttoC.com
Francesco Galuppini, Renate

Coccolato. Prima l'analisi della gara (1-0 sulla Pro Patria, decide un rigore al 67'), poi, al minuto 4 della conferenza stampa, il segreto di un successo. E di una prestazione personale molto-buona-a-tratti-esaltante che va avanti da ormai più di una stagione. Qui mi sento importante, a riprova -caso mai ci fossero ancora negazionisti in tal senso- di come i campionati si decidano quasi più a bordo campo che all'interno del rettangolo verde. Renate primo in classifica con un filotto di vittorie che presentano forme differenti ma uguale sostanza e Francesco Galuppini, punta bresciana al terzo centro stagionale, sempre sugli scudi. Che poi, punta...punta è riduttivo: l'ex-Ravenna è seconda punta, trequartista, regista avanzato. Francesco Galuppini è tre reti, capocannoniere di squadra della presente e della scorsa stagione, vicecapocannoniere del girone nel campionato concluso quest'estate. Sarebbe già tanto: ma Francesco, per chi segue la Pantera nerazzurra, è anche molto, molto di più.

E' il fattore-chiave, il giocatore che altri non hanno. Ad una condizione: ci deve essere l'ambiente ideale. E' quello, non lo si può comprare, nè allo Sheraton nè attraverso il più potente dei procuratori. La carriera di Galuppini comprova le parole spese nella conferenza stampa post-gara: una carriera ora nel pieno delle potenzialità, che vive di snodi cruciali. Mentori, insegnanti, uomini dietro le quinte: chi sta intorno a Francesco nella quotidianità è evidentemente, in parte, responsabile di una rigore ben calciato, di un suggerimento illuminante, di una finalizzazione che gonfia una rete. E' cominciato tutto a Lumezzane, triennio 2011-14; è avvenuto a Ciliverghe quattro anni or sono, sarà pure D ma ventidue reti, del resto, non mentono mai. Infine, prima della Brianza, Ravenna: sei reti per avviare un cammino non più di alti e bassi ma costante e sempre in crescita. E chi sale sui gradoni di Meda, questa crescita la tocca con mano, tutti i fine settimana (ma anche nei turni infrasettimanali del mercoledì), fino ad una umida sera di metà ottobre. La sera di uno scettro da custodire.   

"E' stata una partita effettivamente condizionata dagli episodi -spiega il ventiseienne panterinoma siamo stati bravi a portarli a nostro favore, in modo particolare Tommy (Maistrello, ndrnell'azione concretizzata con il penalty decisivo. Sapevamo che fosse una gara "di fatica", contro un avversario tignoso come la Pro Patria. E' stato il modo "giusto" per vincere una partita di questo tipo, in altre occasioni ci sono modalità differenti per portare a casa i tre punti. Siamo riusciti a dimenticare subito la sconfitta con il Como (all'esordio, 2-3 per gli azzurri, ndr), dimostrando successivamente il valore di una squadra a cui, peraltro, mancano ancora quattro-cinque pedine alle prese con infortuni. Ma, del resto, sappiamo quale sia stato il mercato del Como e non dimentichiamo come sia stato proprio il mio rigore sbagliato a penalizzarci impedendoci di raccogliere almeno un punto. Nelle successive quattro partite abbiamo incontrato diverse difficoltà, ma qui si è visto un Renate assolutamente sul pezzo: concreto e vincente. E' il risultato del lavoro settimanale, lavoro nel quale analizziamo parecchi video senza tralasciare alcun aspetto e provando a curare ogni dettaglio".

E a chi chiede il segreto per un rigore perfetto, il bresciano non si tira indietro nemmeno sul dischetto della sala stampa medese: "I rigori? In realtà è un esercizio con il quale mi sono sempre misurato nel corso della mia carriera. E' importante provare e riprovare, non fossilizzandosi su un'unica modalità. Io ho battuto centralmente prima di Vercelli, oggi ho provato una soluzione differente (rasoterra angolato a sinistra, ndr), nella prossima occasione potrei optare per una versione ulteriore. Ovvio, può capitare di sbagliare e anche gli altri sbagliano e colgo l'occasione per rimarcare la prodezza del nostro portiere Gemello, bravo ad intuire: bisogna fargli i complimenti. Io mi sento davvero bene. Lo dico sinceramente: ho sempre giocato in questo modo, cercando di svariare non disdegnando, se necessario, di costruire l'azione partendo da dietro. Diciamo che, nel corso delle mie annate, mi sono mancati a volte i gol, anche banalmente per il fatto che non sempre sono stato il primo rigorista. Ma alla fine dell'anno anche i rigori fanno numero. Due sono i fattori del mio rendimento: gol e fiducia, in primo luogo quella di mister Diana che mi parla tanto e mi fa sentire importante. Ma non solo lui: tutto l'ambiente mi coccola, e questo, per come sono fatto io, è fondamentale".