Top & Flop di AlbinoLeffe-Como

22.11.2020 18:50 di Francesco Moscatelli   Vedi letture
Terrani, TOP Como
TMW/TuttoC.com
Terrani, TOP Como
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

Due strisce positive. Quando si incontrano, bisogna mettersi d'accordo. Se non va bene il pareggio, una delle due deve schiacciare il tasto "pausa", nella speranza che davvero sia solo una domenica in libera uscita. Tra due squadre in salute vince -nel complesso meritatamente- il Como che bissa il successo di quattro giorni fa contro la Pro Patria. Altra vittoria, altri tre punti contro un'altra lombarda. Un inizio impacciato, con l'AlbinoLeffe che si fa preferire ma che non trova lo specchio difeso da Facchin. Poi sale un tasso tecnico -quello lariano- globalmente maggiore, almeno per quanto fatto vedere nei novanta minuti di gioco. Lo snodo cruciale è un rigore trovato e trasformato da Terrani che spacca la partita proprio quando a spaccarla doveva essere una semplice merenda ristoratrice.

E' un pizzico stanco questo AlbinoLeffe che vince da sei turni con una rotazione davvero limitata, con assenze che si fanno croniche e impieghi che invocherebbero ossigeno. Lo si vede anche da una reazione che non c'è, che vorrebbe esserci ma non può, anche a causa di un avversario che ripiega con ordine. Dovevano essere fuochi d'artificio, e i fuochi d'artificio si sono fatti attendere. Due corner, due reti per un finale divertente ma che non cambia il corso degli eventi: Solini consacra una settimana da raccontare per lungo tempo con un altro colpo di testa, un minuto più tardi è Galeandro a risolvere una mischia per accendere la flebile fiammella di speranza bluceleste. 1-2, da leggersi come l'uno-due dei pazzi minuti finale, ma anche 1-2 del tabellino finale. Como di slancio, ora si aprono scenari impensabili quando ci si allenava in sette (due settimane fa, non il secolo scorso). Niente paura AlbinoLeffe, non poteva andare avanti per sempre, incerottato così come sei ora. Anzi, in un certo senso la sconfitta odierna, che ha tolto il velo di una coperta ora troppo corta, conferisce ulteriore valore alle ultime, coraggiose (e fruttuose) prestazioni. Ora l'obiettivo è recuperare qualcuno, anche se Lucca è vicina. Troppo vicina, e i medici -si sa- mal tollerano la fretta.

Ecco coloro che, a nostro avviso, sono risultati essere i migliori e i peggiori nel match disputato questo pomeriggio allo Stadio Comunale di Gorgonzola.

TOP:

Galeandro (AlbinoLeffe): pur in un tabellino non certamente umiliante, non sono molti gli spunti positivi in casa seriana. Diciamo che è stata una "giornata no" un po' per tutti, cosicchè chi godeva di giudizi lusinghieri oggi scende verso sufficienze sofferte, mentre coloro che portavano legna sono sostanzialmente mancati. A livello di fase, bene senz'altro l'approccio con i primi venti minuti di gioco assolutamente appannaggio dei ragazzi di Zaffaroni. Questa fase costituisce, paradossalmente, il momento migliore ma anche il rimpianto bluceleste. Ma la lucidità in area avversaria è problema che periodicamente si ripresenta, e del resto i Manconi e i Giorgione hanno diritto alle loro giornata da calciatori semplicemente normali. A livello di singoli, il tabellino suggerisce un nome che ultimamente è scalato un po' nelle retrovie, parallelamente alla sua posizione in campo. Alessandro Galeandro, punta, seconda punta, anzi no mezzala come prevede la "Celeste" versione 2020-21. Un ruolo, assolutamente nuovo, che il classe 2000 sta assimilando con risultati sempre più convincenti. Ma la zampata, seppur inutile ai fini del risultato, tradisce la natura e il recente passato di quest'altro prodotto del vivaio. Oggi in panchina -con Cori, Trovato, Tomaselli e Ravasio out- non c'erano di fatto elementi offensivi in grado di conferire una spinta aggressiva a questo AlbinoLeffe a caccia del pareggio: l'unica freccia vera era costituita da Gelli, elemento effettivamente lanciato nella mischia ma pur sempre una mezzala con sfumature di trequartista. Ecco, con questa penuria di alternative in attacco, ricordarsi di una risorsa che a buon titolo (e con più che discreti profitti) è stata adattata quale mezzala potrebbe essere una soluzione per tamponare l'emergenza. UN GOL E' SEMPRE UN GOL

Terrani (primo tempo)-Cicconi (secondo tempo)-Ferrari (atteggiamento) (Como): lo avevamo anticipato in cronaca, sono tanti i motivi per sorridere in casa Como. Altri tre negativizzati, altri tre punti, due gare da recuperare per una vetta virtualmente ancora contendibile: come cambiano repentinamente gli eventi sul Lago di Como! Prima alcune prestazioni indegne di tanto blasone e di così autorevoli firme, poi un Covid che, sul Lario, picchia più che in altre piazze (nel calcio come nella vita di tutti i giorni). Ora, recuperata la maggior parte delle pedine (mancherebbero a questo punto solo Crescenzi e Celeghin), di nuovo risultati figli di un mix di gruppo e individualità. Squadra compatta nel primo tempo (anzi, la seconda parte del primo tempo visto che gli inizi raccontano di una compagine schiacciata più che compatta) e veloce in una ripresa che ovviamente offre più spazi alle ripartenze. I nomi? Terrani corona una prima parte di gara volitiva con un rigore prima procurato e poi (ben) trasformato, anche se nella ripresa si vede meno; Cicconi piace nella ripresa e, in modo particolare, in un diagonale di poco fuori allo scoccare dell'ora di gioco (ma non sfigura nemmeno il compagno di scrivania H'Maidat, finché è stato della contesa); infine Ferrari, in un certo senso l'autore degli auspici più promettenti in ottica futura. Arrivato sul Lario con anche troppa enfasi (non creata da lui, evidentemente, ma sicuramente che non ha giocato a suo favore nel lento inserimento in gruppo), la punta di Rosario sta faticando non poco per soddisfare le attese di una piazza che vuole regalare a Gabrielloni un gemello (del gol). Un po' punzecchiato, un po' difeso dallo stesso Banchini che, in qualche modo, lo sta proteggendo, oggi Ferrari ha mostrato quantomeno dedizione, sacrificio e voglia di incidere: bene un paio di recuperi a centrocampo, molto bene uno scarico per Cicconi che, per poco, non trova la via della rete. Segnali (offerti anche da Rosseti, peraltro), ancora niente trascendentale. Ma è già qualcosa. UNA RUOTA CHE HA RIPRESO A GIRARE

FLOP:

Il rimpianto dei primi venti minuti (AlbinoLeffe): va bene, Manconi e Giorgione non hanno fatto la magia. Ma non possono sempre estrarre il coniglio dal cilindro. Il problema vero è quello che lo stesso mister Zaffaroni sottolinea più volte: in qualche modo, in ogni partita e con ogni avversario, l'AlbinoLeffe la sua mezz'ora di predominio se la ritaglia sempre. Eppure questo predominio non viene spesso concretizzato con quel/quei gol che permettono poi alla "Celeste" di compattarsi esprimendo così la sua vera essenza di squadra coriacea e tignosa, capace di chiudere gli spazi e salvaguardare anche mezza unghia di vantaggio. Se c'è una colpa in questo stop senza drammi, questa colpa è proprio qui: non aver saputo leggere gli ultimi passaggi e le ultime conclusione nel momento di maggior imbarazzo dell'avversario odierno. Aspettarsi poi un ritorno di una squadra attrezzata come il Como ci sta, ed è proprio per questo che sarebbe necessario capitalizzare le centellinate superiorità territoriali: anche perché l'AlbinoLeffe di queste settimane, falcidiato com'è dagli infortuni, non può poi avere le forze per provare un ribaltamento di tabellino. E a proposito di assenze, presenti e future: Petrungaro, forse il bluceleste che è cresciuto di più in questo 2020 quanto ad intensità e forza, farà tesoro di questa sua ingenuità sul finale. Ultima azione, punteggio che già dice no: un po' amarezza, un po' impotenza, tutto comprensibile, ma è un cartellino giallo (che diventa rosso) che non aggiunge nulla a questo pomeriggio un po' infelice ma che già toglie benzina (e la sua, di questi tempi, non è di quelle annacquate) al prossimo impegno. E la lista degli abili e arruolati toglie un'altra riga. DOVEVA SUCCEDERE, PRIMA O POI...(ALLA SETTIMA)

Facchin (Como): prestazione nel complesso sufficiente per tutta la truppa lariana, con dovuti distinguo per chi ha saputo impreziosire -vedi sopra- la prestazione personale con spunti degni di nota. Qualche patema d'animo l'ha regalata il portiere Facchin, apparso non sempre sicuro, in modo particolare su una svirgolata che poteva costare caro. Niente di che all'interno ad ogni modo di una pagella che oscilla tra un "6" e un "s.v.", a riprova di una pericolosità odierna non certo ficcante degli uomini di bluceleste vestiti. SBAVATURE CHE NON LASCIANO IL SEGNO