Mancinelli: "Conta solo la Sambenedettese e la sua salvezza"
Marco Mancinelli è il nuovo tecnico della Sambenedettese: conosce l’ambiente, ha conosciuto i nuovi arrivati e porterà avanti le sue idee già presentate in passato. Domani debutterà ad Alessandria contro la Juventus Next Gen, non con entusiasmo, ma con idee totalmente diverse da prima: "Come detto, al momento non c’è tutto questo entusiasmo, ma deve tornare - ha evidenziato il tecnico nella conferenza della vigilia. - L’obiettivo, come ho detto ai ragazzi, è solo la salvezza della Samb. Conta solo la Samb e solo la salvezza. Nient’altro. Non conta più dimostrare di essere bravi, non contano più gli interessi personali. La Samb non è più un trampolino per chissà dove. Ora c’è da fare punti, da mettere in cassaforte questa categoria. So quanta fatica è stata fatta per arrivarci e quindi i ragazzi, lo staff e tutti dobbiamo avere chiaro l’obiettivo. Lavoriamo solo ed esclusivamente in funzione di quello".
Ma con quale mentalità torna Marco Mancinelli a San Benedetto dopo questi due mesi di assenza? "Sotto il profilo tecnico-tattico ho idee differenti: l’unica certezza è la difesa a quattro. Quello che ci sarà davanti lo vedremo in base all’avversario, al momento e ai giocatori disponibili, ma il mio credo è difesa a quattro. Tolto il discorso tattico, vengo qui con un solo obiettivo: anche se scherzando ho detto ai ragazzi che potrei smettere di allenare il primo maggio, a fine aprile la Samb deve essere salva. Poi vedremo il futuro. Ora dobbiamo consolidare la categoria: siamo a febbraio, con le partite che abbiamo davanti e la caratura degli avversari, c’è da fare punti il prima possibile. Se arriverà all’ultimo secondo, va bene lo stesso, ma in testa dobbiamo avere solo quello".
Poi ha proseguito: "In questi due allenamenti – non è facile entrare nella testa dei giocatori in quattro giorni considerando le due partite – ho visto grande attenzione e anche un entusiasmo che non mi aspettavo, visto il momento difficile. Mi hanno salutato, ho dato risposte incoraggianti che mi fanno sperare. Ho trovato ragazzi splendidi, con massima disponibilità: di questo sono contento. Per tutto il resto successo negli ultimi tempi non mi interessa: so di essere considerato la ruota di scorta o l’allenatore che ha accettato perché era l’unica scelta possibile. Non mi interessa. Sono qui per fare il possibile e anche l’impossibile per raggiungere l’obiettivo. Poi vedremo cosa succederà dopo".
In questo momento l'aspetto mentale è la cosa più importante: "Mentalmente non è delle migliori, non può esserlo. Ad Arezzo ero andato a giocarmela con la capolista, 4-5 punti sopra il playout: c’era confusione e incertezza, ma la classifica ci dava ancora margine. Ora la situazione è cambiata: un po’ per meriti degli avversari e delle nostre competitor, un po’ per risultati non arrivati. È normale ci sia più pressione, e deve esserci in questa piazza.
Come ho detto ai ragazzi, dobbiamo capire al più presto il contesto: c’è una città dietro che vive di questo, è l’argomento della settimana a San Benedetto. C’è grande attaccamento. Chi ha dubbi deve capire l’importanza di giocare qui. Sono fiducioso: non ho paura di niente e nessuno. Questa è una squadra con valori importanti per l’obiettivo. Lavoreremo con grande attenzione sulle nostre qualità".
Poi sulla Juventus: "L’ho affrontata da vice e all’andata. È gonfia di talento: giocatori che tra 2-3-4 anni vedremo in Serie A. Quando ero a Mantova con l’Under 23 c’erano Miretti, Soulé, Mbangula e altri. Tra tre anni leggeremo probabilmente la stessa cosa di questa Juve.
La differenza fondamentale è che noi dobbiamo giocare per qualcosa di più grande: il bene della Samb. Loro giocano per emergere individualmente. Dobbiamo mettere da parte il dimostrare di essere bravi e puntare solo al risultato e alla salvezza. Se andiamo a Torino con questa mentalità, possiamo giocarcela e portare a casa qualcosa. Se la mettiamo solo sul piano tecnico, i loro valori sono alti".
Ultimamente la Samb fatica a fare gol, in casa addirittura ha paura a tirare. È un problema evidente: "Come penso di ovviare? È un aspetto che ci trasciniamo da tempo, non solo degli attaccanti o esterni: è mentale. Dobbiamo tornare a produrre quantità di gioco e occasioni offensive per far girare il fattore gol a nostro favore. Basta poco: se ci facciamo il film che non faremo gol, non ne faremo. Se invece siamo convinti, faremo quelli necessari per vincere. È la cosa che conta di più. Non guardiamo la terzultima o la classifica: pensiamo a fare punti ora. Prima la Juve, poi la Torres e via via. Un pezzettino alla volta. Soprattutto in casa deve cambiare l’atteggiamento: l’aria, lo spogliatoio, il sottopassaggio. L’anno scorso le squadre arrivavano qui già con la sensazione di 1-0 per noi: c’era consapevolezza che era casa nostra. Quest’anno per timore o scelte discutibili si è perso un po’. In casa dobbiamo avere coraggio: finire '9-0' non mi interessa, ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo tornare a vincere in casa: è una controtendenza storica pesante".
Ma quale è la ricetta per uscire da questo momento? "Sono orgoglioso e contento di essere qui. Se avessi potuto stare prima, l’avrei fatto: ho rispettato le scelte. Quando c’è stato l’esonero mi sono allontanato sereno: vivo di calcio da quando ho 15 anni, capisco tutto. Ora tocca a me. Tutti gli allenatori vorrebbero 11 professori con la palla e 11 bestie senza: è impossibile, ci vuole equilibrio. Ho chiesto solidità: quando non abbiamo palla dobbiamo essere feroci per recuperarla; quando ce l’abbiamo, lucidità e coraggio per andare avanti, sfruttando le qualità offensive, sugli esterni e sugli attaccanti. Tutto qua".
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