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Ternana, ai playoff la certezza è Capuano: storia di un capitano che ha scelto di restare

Ternana, ai playoff la certezza è Capuano: storia di un capitano che ha scelto di restareTMW/TuttoC.com
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com
Oggi alle 16:30Girone B
di Laerte Salvini

Il 13 aprile 2026, a Terni, si svolgevano contemporaneamente almeno tre storie. Presso uno studio notarile in città, l'assemblea straordinaria dei soci della Ternana Calcio stava deliberando la liquidazione volontaria della società, con ventidue milioni di passività e nessuna volontà di ricapitalizzare. A Palazzo Spada, sede del Comune, il sindaco Stefano Bandecchi riceveva prima un imprenditore locale con una manifestazione d'interesse e poi una delegazione di calciatori rossoverdi arrivata a chiedere spiegazioni. Alla testa di quella delegazione c'era Marco Capuano, il capitano. Come sempre.

Capire la stagione di Capuano significa capire cosa vuol dire scegliere una squadra sapendo già che la squadra potrebbe non reggerti il peso. Lui lo sapeva dall'estate. La crisi societaria delle Fere non era un segreto: i fratelli D'Alessandro avevano ceduto il club a settembre, la nuova proprietà guidata da Claudia Rizzo era arrivata con il sogno di uno stadio-clinica che la Regione Umbria aveva poi bloccato per via giudiziaria, e già in estate circolavano voci su conti che non tornavano. In tutto questo, Capuano aveva ricevuto due offerte serie. Il Pescara lo voleva, la città in cui è nato il 14 ottobre 1991, la squadra contro cui aveva perso la finale playoff ai rigori appena tre mesi prima. La Salernitana lo aveva messo nel mirino con insistenza, Serie B, contratto importante. Lui aveva detto no a entrambe.

"Voglio la Serie B con questa maglia e finire qui la mia carriera", aveva dichiarato con una semplicità che, nel calcio contemporaneo, suona quasi come un atto di ribellione. Cinque stagioni consecutive alla Ternana, un club che non aveva mai raggiunto in carriera una longevità simile, una fascia di capitano che aveva cucito addosso come se non potesse appartenergli in nessun altro posto.

Ad agosto, al Liberati, la squadra aveva incontrato i tifosi prima della ripresa del campionato. Clima teso, proprietà nuova, penalizzazioni già nell'aria. Capuano si era fatto avanti, aveva preso la parola e aveva detto quello che i capitani dicono quando le parole sono l'unica moneta ancora spendibile: "Mai vi deluderemo, mai vi mancheremo di rispetto." Non era retorica. Era un uomo di 34 anni, con più di 300 presenze tra i professionisti, che si metteva in prima persona davanti a una curva preoccupata. I tifosi lo avevano applaudito. Sui social qualcuno aveva scritto "grande gesto in un periodo dove tutti pensano ai soldi".

La stagione era partita tra penalizzazioni e avvicendamenti. A dicembre il Tribunale Federale Nazionale aveva comminato cinque punti di decurtazione per violazioni amministrative risalenti alla gestione precedente. L'allenatore Fabio Liverani, che aveva guidato le Fere alla finale playoff l'anno prima, navigava in condizioni sempre più difficili: tre proprietà in due anni, un organico costruito con logiche che cambiavano ogni mese, e un club che stava diventando più notizia di cronaca che di sport. A marzo era arrivato l'esonero, dopo la sconfitta a Vis Pesaro. Al suo posto, Pasquale Fazio promosso dalle giovanili in via emergenziale.

Nel frattempo Capuano accumulava presenze. A ottobre aveva raggiunto quota 100 in campionato con la maglia rossoverde, esclusi i playoff: un numero che non aveva mai sfiorato con nessun altro club in più di quindici anni di carriera professionistica. Il traguardo era arrivato in silenzio, senza cerimonie, in mezzo a una settimana come le altre, che significava allenamento, conferenza stampa, partita, voci di mercato ignorate.

Nelle settimane che precedevano il 13 aprile, Terni aveva vissuto un accumulo di episodi che avrebbero meritato ciascuno una storia a sé. La Tip Power & Gas, fornitrice di energia elettrica del club, aveva atteso cinque mesi e sette bollette non pagate prima di staccare la corrente. Settantamila euro di morosità. Il risultato era che allo stadio Libero Liberati, ai campi di allenamento e alla sede di via della Bardesca era buio. Era il 7 aprile, cinque giorni prima del derby con il Perugia. I calciatori si allenavano con quello che c'era. Capuano si allenavano con quello che c'era.

Il 13 aprile, mentre l'assemblea deliberava la liquidazione, la delegazione rossoverde saliva a Palazzo Spada. Capuano, Pettinari, Martella, Ferrante, Proietti. Cinque calciatori che andavano a bussare alla porta del sindaco per capire cosa stesse succedendo alla loro squadra. Bandecchi li aveva ricevuti. Aveva detto, come riferì la stampa locale, che i giocatori si stavano comportando con grande senso di responsabilità e che meritavano rispetto. Nel frattempo, nello studio notarile, la firma era già stata apposta.

Il mattino dopo, martedì 14 aprile, i giocatori si erano presentati al Liberati per l'allenamento. Avevano trovato le porte chiuse. Nessun avviso, nessuna comunicazione preventiva. Erano tornati a casa. Il centrocampista Marco Garetto, 24 anni, aveva incontrato i giornalisti all'uscita e aveva detto che la situazione era "troppo assurda". Il giorno dopo, mercoledì 15, la squadra era rientrata in campo. Capuano era tornato ad allenarsi come se fosse qualsiasi altro mercoledì di aprile. La notizia, quel giorno, era proprio questa: che la squadra si allenava.

La Ternana si è salvata dall'esclusione immediata per una circostanza procedurale che ha del paradossale: un creditore privato ha depositato istanza di fallimento giudiziale prima che la liquidazione volontaria fosse completamente registrata. Il tribunale ha avviato la procedura controllata e autorizzato l'esercizio provvisorio. La squadra ha finito il campionato. Due partite in più, giocate in un clima sospeso, con un procedimento fallimentare aperto e un futuro da ridefinire entro il 16 giugno 2026.

La maglia della stagione recava la scritta "Anno 100". Il centenario del club, celebrato con uno sponsor principale che si chiamava appunto così, come a ribadire che certe storie resistono, che cento anni di calcio in una città non si cancellano con un'assemblea straordinaria. Alla fine del campionato, la Ternana era nona, abbastanza in alto per i playoff. Capuano era in campo fino all'ultimo, poi fuori per un infortunio nelle ultime giornate, poi di nuovo negli spogliatoi a seguire le ultime partite da bordo campo.

Cosa succederà dopo il 16 giugno, quando scade il termine per la nuova iscrizione, non lo sa nessuno con certezza. C'è un procedimento fallimentare, debiti per ventidue milioni, una città che vuole il suo calcio e tre diverse fazioni che si accusano a vicenda di aver prodotto questo disastro. In tutto questo, Marco Capuano ha un contratto con la Ternana fino al 2027 che vale quanto vale, cioè forse niente, forse tutto, dipende da chi raccoglie i pezzi. Ha 34 anni. Ha rifiutato la Salernitana, ha rifiutato il Pescara, ha guidato una delegazione dal sindaco il giorno in cui la sua società veniva liquidata, ha trovato le porte dello stadio chiuse il mattino dopo ed è tornato ad allenarsi quello successivo.

In qualunque storia racconti il calcio italiano come lo conosciamo, quello dei bilanci gonfiati, degli imprenditori in fuga, degli stadi senza luce, dei notai e dei liquidatori, ci vuole sempre qualcuno che continui ad allacciarsi le scarpe. Capuano lo ha fatto per tutta la stagione. È il tipo di fedeltà che il calcio non sa più come ricompensare, e che probabilmente non ricompenserà neanche stavolta. Ma questo è un altro discorso, e riguarda il calcio, non lui.