Gori, la stagione del riscatto: l'intuizione di Patti che può valere la B
L'Ascoli è stata inevitabilmente la squadra rivelazione del 2026 di Serie C. Dall'inseguimento fino all'ultimo secondo del primato con l'Arezzo, a un ruolo di primo piano nei Playoff. Se il sogno Serie B non è mai stato così vivo, molto lo si deve alle scommesse vinte dalla dirigenza nella costruzione di una rosa profondamente rivoluzionata. Tra queste, c'è una domanda che Matteo Patti si è sentito fare tante volte quella estate, tra luglio e agosto 2025, mentre costruiva pezzo per pezzo il nuovo Ascoli. La domanda era: perché Gori? Un attaccante che girava da anni tra prestiti e prestiti, che la Fiorentina aveva cresciuto e poi lasciato andare, che aveva toccato Foggia, Livorno, Vicenza, Cosenza, Reggina, Südtirol, Arezzo, Avellino senza mai fermarsi davvero da nessuna parte. 104 presenze in Serie B, 16 gol e 7 assist, un curriculum onorevole ma non da prima pagina. La risposta di Patti, direttore sportivo arrivato ad Ascoli nel pieno di una transizione societaria difficile, era semplice e precisa: "Se non ha espresso tutto il suo potenziale finora è perché poteva ambire a categorie superiori. Aveva solo bisogno di ritrovare fiducia." Una frase che nel calcio si dice spesso, ma che in pochi hanno il coraggio di trasformare in un contratto con diritto di riscatto.
La prima parte di stagione è incoraggiante ma non esplosiva. Gori lavora, spalla alla porta, protegge il pallone, fa salire la squadra. Tomei lo capisce, lo usa, lo valorizza. Ma è nella seconda metà che accade qualcosa di difficile da spiegare solo con le statistiche: Gori supera il suo record personale in Serie C -11 gol, fissato due stagioni prima all'Avellino - e si trasforma nell'uomo su cui il Picchio si appoggia nei momenti che contano. A febbraio il club non aspetta la fine della stagione: riscatto esercitato, contratto fino al 2029. Patti a gennaio aveva già detto che la trattativa per portarlo ad Ascoli era stata "complicatissima", perché su Gori c'erano squadre di categoria superiore. Ma lui aveva scelto i bianconeri. Forse aveva capito prima degli altri dove stava andando quella squadra.
Domenica 24 maggio, stadio Del Duca sold out, in tribuna Federico Dimarco, cresciuto proprio ad Ascoli, oggi titolare dell'Inter, omaggiato nel prepartita con una maglia celebrativa, e i presidenti Passeri e Pelligra seduti vicini come in una fotografia di inizio progetto. Il Catania entra in campo e non esiste. Nella ripresa, al 61', Gori prende palla a sedici metri dalla porta, si apre il destro e calcia di sinistro con una precisione che non ha bisogno di aggettivi: angolo basso, portiere battuto, 3-0. Il Del Duca esplode. Poi arriva anche il 4-0 di Milanese e la semifinale è già ipotecata. Per Gori, però, quel gol non è soltanto il 3-0 di una partita di playoff. È la risposta a tutti quelli che in vent'anni di calcio lo hanno lasciato andare senza chiedergli di restare.
Mercoledì c'è il ritorno al Massimino. Il Catania dovrebbe fare quattro gol per ribaltare tutto: fantascienza. La finale è lì, a portata di mano, dopo una stagione in cui Patti ha vinto la sua scommessa più personale e Gori ha vinto la sua battaglia più lunga. Ha 27 anni, un fisico ancora integro e la consapevolezza di chi sa di non aver più niente da dimostrare agli altri. Solo a se stesso. E questo, nel calcio come nella vita, è il tipo di motivazione che non si compra sul mercato.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati

