Lescano e Brescia: la storia d'amore che non s'è mai fatta, e domenica all'Arechi ci sarà il faccia a faccia
Il calcio ha una memoria lunga, e a volte sa essere crudele nel costruire certi incroci. Facundo Lescano domenica sarà all'Arechi per la semifinale di andata contro l'Union Brescia: la stessa squadra che a gennaio lo aveva voluto con tale insistenza da arrivare a offrire quasi 700mila euro all'Avellino, preparandogli addirittura un contratto biennale. Era tutto apparecchiato, come scrisse il Giornale di Brescia: "l'intesa col giocatore già raggiunta", le parti a limare i dettagli, Corini che lo aspettava per farne il centravanti della sua corsa ai playoff. Poi la Salernitana si è inserita, ha fatto lo sgambetto e ha portato l'argentino di Mercedes all'Arechi. Un colpo che nessuno aveva scritto in rosso, che è arrivato silenzioso come un jab e ha cambiato tutto. L'Union Brescia si è consolata con Crespi e ha comunque conquistato la semifinale. Ma quella punta che voleva non l'ha mai dimenticata davvero.
Facundo Lescano, classe 1996, nato a Mercedes nella pampa argentina, è un calciatore che porta nel sangue il calcio in modo quasi genetico: suo nonno materno è Silvio Marzolini, terzino sinistro del Boca Juniors e della nazionale argentina degli anni '60, uno dei grandi nomi del calcio sudamericano. Il talento, però, non si eredita per via materna. Lescano lo ha costruito mattone dopo mattone, girando l'Italia dalla punta allo stivale: Genoa, Torino, Monopoli, Sambenedettese, Potenza, Entella, Pescara, Triestina, Trapani, poi l'Avellino e la parentesi in Serie B che non ha funzionato come sperato. Quando la Salernitana lo ha chiamato a gennaio, aveva 8 gol in Serie B in quella stessa stagione con i lupi prima del cambio di categoria. In granata ha cambiato tutto: quattro gol nelle prime cinque presenze, poi la "special night" contro il Picerno - così l'ha chiamata sui social -, poi ancora e ancora fino a quota 8 reti in tre mesi scarsi. Un tasso di incisività da attaccante vero: un gol ogni 67 minuti nelle prime presenze, un impatto che ha trasformato una squadra già buona in qualcosa di temibile. "Lescano è formidabile negli ultimi sedici metri", aveva scritto il Giornale di Brescia quando lo voleva. I fatti gli hanno dato ragione, semplicemente dall'altra parte.
Domenica sera, quando il numero 32 granata scenderà sul prato dell'Arechi davanti a più di ventimila persone, avrà davanti a sé la squadra che lo ha corteggiato, trattato, quasi convinto. Il calcio funziona così: le storie che sembravano scritte vengono cancellate e riscritte, e a volte la versione definitiva è quella più bella. Lescano ha già segnato all'andata contro il Ravenna, ha già dimostrato di saper reggere il peso dei momenti che contano. Contro l'Union Brescia non avrà bisogno di motivazioni particolari. Ma se mai ne avesse bisogno, basterebbe ricordare quel gennaio, i giorni in cui il suo nome rimbalzava tra Avellino e Brescia, e la Salernitana che arrivava di soppiatto e portava via tutto. Il pallone, alla fine, ha scelto lui. E lui ha scelto i granata.
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