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Simy: "Il lavoro paga sempre. Salerno una seconda casa per me"

Simy: "Il lavoro paga sempre. Salerno una seconda casa per me"TMW/TuttoC.com
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
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di Laerte Salvini

Trentaquattro anni, un fisico ancora in forma smagliante, e quella fame di gol che non lo ha mai abbandonato. Nwankwo Simy parla dall'Arabia Saudita, dove sta vivendo un capitolo importante della sua carriera, ma l'Italia è ancora nel cuore. L'attaccante italo-nigeriano ha attraversato il calcio italiano da nord a sud: il Crotone dove è esploso fino alla Serie A, poi le piazze ambiziose di Benevento e Salernitana. Questa stagione ha indossato la maglia dell'Al - Orobah, con la quale è rinato. 28 partite e 28 gol. Prestazioni frutto del lavoro iniziato in Italia a Milano, con l'inizio del percorso con Alessandro Frustaci, Strength & Conditioning Coach, Head of Performance e volto conosciuto del calcio professionistico. Dalla gioia della Serie A, fino all'amarezza dell'ultimo anno in B con la Salernitana. Il percorso si Simy è stato di alti e bassi, ma sempre tenuto in piedi da una certezza: il lavoro. In esclusiva su TuttoC.com, Simy ripercorre le tappe di una carriera che non smette di sorprendere.

Quanto è stato importante per te l'anno vissuto in Arabia Saudita, dove hai segnato tanto? Può rappresentare una nuova occasione di rilancio per la tua carriera?

"È stata davvero un'ottima esperienza. Una piazza importante, dove possono capitare momenti di difficoltà, sia dentro che fuori dal campo. Ma è stata un'opportunità che mi ha arricchito moltissimo, facendomi capire tante cose su me stesso. Le esperienze vissute in precedenza mi hanno formato: ci sono stati momenti duri, ma non mi lamento di nulla. Prendo solo ciò che ogni situazione mi ha insegnato. Qui in Arabia sto cercando di chiudere la stagione nel migliore dei modi. A 34 anni mi sento fisicamente in grandissima forma, e continuo a lavorare per dare continuità ai risultati che sto ottenendo."

La Salernitana sta cercando di riprendersi dopo una stagione complicata, ora impegnata nei Playoff. Tu hai vissuto uno dei momenti più difficili della storia recente granata: cosa non ha funzionato nella tua esperienza a Salerno?

"Dopo le stagioni vissute con i colori granata, Salerno è diventata una seconda casa per me. La porto nel cuore, la seguo con grande affetto. È stato certamente un periodo delicato, ma mi auguro che le cose migliorino presto già a partire da questo finale nei Playoff. Conosco bene il presidente, conosco bene la piazza: so che non vorranno mai deludere la loro gente. Ho sempre fatto e continuo a fare il tifo per la Salernitana, è un ambiente a cui sono profondamente legato."

Oggi anche il Crotone sta vivendo un periodo difficile. Quali sono i ricordi più belli che ti legano alla maglia rossoblù?

"Il Crotone è la piazza che mi ha dato tutto. È il posto dove sono cresciuto, dove sono stato accolto in Italia, dove ho mosso i passi più importanti della mia carriera. Un percorso diverso dalla mia storia, ma che porto dentro con grande orgoglio. I momenti belli sono stati tantissimi. Continuo a fare il tifo per il Crotone: è una seconda casa, e spero che i tifosi di questo ambiente, a cui sono molto legato, possano presto rivedere la loro squadra tornare protagonista."

In Italia hai lasciato ricordi molto positivi in diverse piazze: quante possibilità ci sono di rivederti in futuro nel calcio italiano?

"Ho trascorso tanti anni in Italia, ho girato mezza penisola, sono cresciuto e ho imparato moltissimo. Adesso sono qui in Arabia e devo ancora capire quale sarà il percorso nei prossimi anni. Non so cosa riserva il futuro. Ma l'Italia fa parte di me, è legata al mio vissuto in modo indissolubile. Per questo tutto è possibile. Non ho certezze, ma non chiudo nessuna porta."

Hai giocato in ambienti molto caldi e passionali del Sud Italia: quanto può incidere una tifoseria di questo tipo nel rendimento di una squadra?

"Le piazze in cui ho giocato hanno un tifo fortissimo, un sostegno costante e viscerale. Sono tifoserie esigenti, ma allo stesso tempo straordinariamente passionali. Io credo nel lato positivo di tutto questo: il pubblico ti dà una spinta enorme, ti trascina. Sta poi al giocatore avere la forza di gestire la situazione anche nei momenti più difficili, quando la pressione sale. Fa parte del calcio, e chi ha vissuto queste piazze lo sa bene. Sono stato benissimo in tutti gli ambienti che ho frequentato: mi hanno dato tantissimo, umanamente e sportivamente."

Nel tuo percorso, quanto è stata importante la figura di coach Frustaci per tornare ad alti livelli?

"Il segreto non esiste, o meglio, è sempre lo stesso: lavorare. Il lavoro paga sempre, senza eccezioni. Ho sempre lavorato duramente e i risultati sono arrivati. Fisicamente a 34 anni mi sento in grandissima forma. Essere seguito nel mio percorso da Alessandro Frustaci è fondamentale: è una figura di riferimento importante per me. Finché sono in campo e mi diverto, continuo. Il lavoro è l'unica cosa che conta davvero."