Monopoli, Colombo: "Trapani? Non entrare in campo con superficialità o leggerezza"
Per il Monopoli, reduce dal pari senza reti a Picerno, domani ci sarà da affrontare la gara interna contro un Trapani, che è all’ultima spiaggia e deve recuperare punti anche per ambire ai playout (attualmente è a -11 dalla quintultima): "È una partita piena di insidie. Non bisogna mai sottovalutare alcun impegno in questo campionato. La dignità e la professionalità che il Trapani ha sempre dimostrato, soprattutto dopo le varie penalizzazioni, si sono sempre viste in campo - ha evidenziato nella conferenza della vigilia mister Alberto Colombo. - Se qualcuno pensa a un avversario in difficoltà dal punto di vista tecnico, credo che questo si possa ampiamente smentire. Noi non dobbiamo commettere l’errore di entrare in campo con superficialità o leggerezza. Come sappiamo e come dice la nostra storia, tutte le partite vanno sudate, giocate e affrontate con il massimo della concentrazione e dell’impegno. Le insidie sono ovunque, contro chiunque. Domani sarà una partita tosta contro un avversario che, come hai detto tu, cercherà punti per ambire quantomeno agli spareggi. Quando trovi una squadra con l’acqua alla gola dal punto di vista della classifica, sai che venderà cara la pelle e metterà in campo tutto ciò che ha a livello caratteriale e di motivazione, al di là degli aspetti tecnici che possono sempre creare fastidio".
Questa è la settimana in cui tutto il mondo del calcio italiano sta parlando di quello che è successo con la Nazionale. Tutti hanno ricette e soluzioni. Inevitabile chiedere quella del tecnico del Gabbiano: "Il vero problema è che tutti hanno ricette, ma nessuno è disposto a mollare qualcosa dalla propria parte. Chi parla tanto di meritocrazia molto spesso è chi sta fuori. È difficile che sia chi sta dentro, chi sta lavorando. Chi è escluso si sente escluso perché ritiene che i propri meriti siano diversi da chi sta lavorando. Allo stesso tempo, chi sta lavorando – i calciatori – magari non vuole mollare su alcuni diritti. Lo stesso vale per le società, che potrebbero non voler far sì che ci siano più italiani in campo. Credo che tutte le componenti siano poco disposte a cedere qualcosa. Se vogliamo trovare soluzioni, la prima cosa da fare riguarda le strutture: senza strutture non si crea niente. Io partirei da lì. Poi si possono trovare le ricette migliori dal punto di vista tecnico-tattico, ma servono investimenti importanti sulle strutture. Quasi obbligare le società (a vari livelli) ad avere standard sempre più alti, copiando magari dall’Inghilterra, dove una delle prerogative per iscriversi al campionato maggiore è avere un determinato livello di strutture. Questo permetterebbe di formare le nuove leve. Poi subentra il progetto tecnico-tattico e la possibilità di regolare le leggi per favorire i giocatori italiani. Ma anche lì: dov’è la meritocrazia? In teoria giocano più stranieri anche per un aspetto economico, perché spesso costa meno prendere un giocatore dall’estero rispetto a un italiano. Quindi tutti dobbiamo metterci a disposizione – allenatori, società, calciatori e soprattutto a livello politico – per trovare un percorso da fare insieme, in cui ognuno sia disponibile a lasciare qualcosa dei propri diritti e ad avere un po’ più di doveri".
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