Marani e l’ipotesi FIGC, perché no? La riforma della C e un’altra idea di “sistema”
Matteo Marani è stato accostato al ruolo di nuovo presidente della Federcalcio. Il nome del numero uno della Lega Pro circola dalla disfatta della Nazionale con la Bosnia, che ha portato all’azzeramento dei vertici federali. Non è il candidato principale, è concentrato sulla C e non pare avere fretta di salutarla, bisogna ricordarlo. Ma è considerato uno dei papabili e questo è già importante. Il suo maggior “pro”, oltre al rilancio di immagine del campionato, è anche il suo maggior “contro”: non essere un tutt’uno col sistema calcio. È un homo novus: freschezza e nuove idee da una parte, inesperienza e minori agganci dall’altra. Indubbio, comunque, che parliamo di una persona di gran cultura (il CV parla per lui) e che piace a una buona fetta della politica italiana (il nuovo che avanza, non compromesso col sistema).
Quel che è certo, a prescindere se sarà eletto o no, è che Marani sarà chiamato a riformare la Lega Pro, e di conseguenza il calcio italiano, in tutti i modi possibili. In questi ultimi 15 anni la C ha perso per strada, tra riduzioni calate dall’alto od obbligate dalla crisi, una marea di squadre. Eppure ai Mondiali abbiamo continuato a non andarci. Sembrano due circostanze agli antipodi e per nulla collegate. E invece è questo il punto: sono collegate a doppio filo, perché parte dello stesso sistema. A proposito, la più grande riforma sarebbe proprio il cambio di valenza della parola “sistema”: non più negativa, a significare qualcosa di chiuso e di “cricca”, ma positiva, come esempio virtuoso, come modello.
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