17 ESONERI, PIU' DI UNO A GIORNATA: LA FIGURA DELL'ALLENATORE SEMPRE PIU' DELEGITTIMATA E MESSA AI MARGINI. L'ALLENATORE COME CAPRO ESPIATORIO. MA E' DAVVERO SEMPRE COLPA DEI MISTER?

Nata nello stesso anno dei "Simpson", pensando che questo non sia un caso.
Collaboratrice di TuttoC.com e TuttoMercatoWeb.com, se capita anche in radio e tv. Appassionata di calcio, quello vero.
29.11.2018 00:00 di Claudia Marrone Twitter:    Vedi letture
17 ESONERI, PIU' DI UNO A GIORNATA: LA FIGURA DELL'ALLENATORE SEMPRE PIU' DELEGITTIMATA E MESSA AI MARGINI. L'ALLENATORE COME CAPRO ESPIATORIO. MA E' DAVVERO SEMPRE COLPA DEI MISTER?

Ed eccoci arrivati a un nodo cruciale del campionato, quello che vede la metà del girone di andata oltrepassata, quello nel quale, volente o nolente si iniziano a tirare bilanci, perché il mercato di gennaio incombe, la fretta pure e tutte le squadre, per i più disparati obiettivi, vogliono migliorarsi, raddrizzare l'annata in qualche modo.
In attesa poi di capire quello che sarà il regolamento. Perché se da un lato è stato praticamente deciso che una delle peggiori piaghe che coinvolge la Serie C, fideiussioni/pagamenti, verrà risolta in un modo che appare semplice - chi non rispetta le regole sarà escluso -, dall'altro, come abbiamo più volte detto, rimane l'inghippo promozioni-retrocessione, e di conseguenza quello legato ai playoff/playout. Con la B a 19 squadre ormai confermate, quante promozione e quante retrocessioni? Numeri che dovranno essere definiti a breve, nodi che, bisogna essere realisti, non permettono una corretta programmazione di un campionato. Per nessuno.

Quello che sorprende, però, è il numero già cospicuo di esoneri di allenatori. Rispetto alla scorsa stagione, delle 59 squadre di Serie C, 24 hanno confermato il medesimo tecnico, ma degli stessi 59, 17 sono già saltati: praticamente, considerando che (alla meno peggio) si sono per ora giocate 13 giornate, più di un mister a partita. Con altri che sembrano essere sulla graticola, a dispetto di quanto alle volte si sente dire. E come quello delle promozioni-retrocessioni, anche questo è un numero sul quale si deve riflettere, un numero che deve far capire quanto al tempo di oggi sia precaria la posizione di una figura che un tempo era di certo maggiormente autoritaria: e non perché oggi non ci siano figure carismatiche o altro, ma perché gli allenatori sono ormai troppo delegittimati da presidente e giocatori stessi. Presidenti che cacciano i mister in conferenza, presidenti che criticano pubblicamente il lavoro dell'allenatore, presidenti che decidono la formazione; calciatori che se puntano i piedi decidono di non giocare finché il mister non viene cacciato, calciatori che in mezzo al campo, per una sostituzione, mandano palesemente a quel paese il tecnico. Come si può pensare che di fronte a queste scene così abituali, la figura del mister venga ancora intesa con la considerazione di un tempo?
Nessuno vuol prendere le parti di una delle figure chiave del calcio, sia chiaro, perché, alla luce di tutto questo, è pur vero che troppo spesso anche gli allenatori permettono molte cose, c'è anche chi porta sponsor per allenare e viene per questo scelto a discapito di altri che hanno magari una preparazione maggiore. Nessuna diretta accusa, non ho nomi da poter fare non essendo dentro ai club, di ogni categoria per altro: è però questa una piaga, un'altra piaga del calcio, che tutti conoscono ma della quale nessuno parla. Quella classica simil-omertà che in Italia, troppo generalmente, non permette di scoperchiare un vaso di Pandora che quando poi viene aperto è ancora più esplosivo di quanto dovrebbe.
Ma io voglio considerare la parta sana, quella che poi è la maggioranza. 

"Fino a 3-4 anni fa l'esonero era la notizia, oggi la notizia non è l'esonero in sè ma chi subentra. Non ci si meraviglia più, e lo dico io che qualche anno fa, con una squadra costruita a settembre, sono stato esonerato dopo aver conseguito 10 punti in altrettante gare. E non è una questione di essere bravi o scarsi, fortunati o sfortunati, è questione che adesso dobbiamo cambiare anche noi mentalità. Dobbiamo andare avanti": così parlo...no, non Zarathustra, lui balenò al filoso Nietzsche. Sono quelle parole di Mario Petrone, allenatore ora in cerca di un progetto, rilasciate a TuttoC.com. Alla sottoscritta, parole che mi hanno fatto molto riflettere per la pacatezza e la lucidità con le quali sono state proferite. 
Purtroppo tutto quanto detto dal mister è vero, ma il fatto che sia vero non significa che debba essere accettato. E' così e basta. No, non va bene, perché il rispetto per gli allenatori deve esserci, bisogna tornare a storcere il naso quando un tecnico viene esonerato. Non sempre, ovviamente, ma prima di voler necessariamente trovare il capro espiatorio in un tecnico occorre fare riflessioni più generali. Occorre che i presidenti si fermino a riflettere, occorre che i calciatori si mettano una mano sulla coscienza, occorre che i giornalisti siano più obiettivi: spesso gli allenatori hanno colpa, non sempre. E comunque la colpa non è mai di uno solo, la croce si fa con due pali.

Ma occorre appunto, come precedentemente detto, rivedere anche la formazione degli stessi allenatori, dare più spazio a chi merita, un po' come quando si parla dei giovani calciatori: se sei bravo giochi, altrimenti stai a casa. Lo stesso per i mister. Quelli bravi, però, facciamoli lavorare. Ricordiamo che alla fine sono loro una scuola di vita importante per tanti ragazzini e bambini che si avvicinano a questo mondo, quello pallonaro, sempre più strano e complicato: partiamo dal basso, dalla base, e andiamo in alto.