A RAVENNA GLI ULTRAS VIVONO UNA SITUAZIONE AI LIMITI DELL'ASSURDO. IL DIVIETO DI FAR ENTRARE STRISCIONI E PEZZE FA SCATTARE LA PROTESTA. E LA QUESTURA FORSE CI RIPENSA. CONTRO L'ARZIGNANO IL BANCO DI PROVA

09.10.2019 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
A RAVENNA GLI ULTRAS VIVONO UNA SITUAZIONE AI LIMITI DELL'ASSURDO. IL DIVIETO DI FAR ENTRARE STRISCIONI E PEZZE FA SCATTARE LA PROTESTA. E LA QUESTURA FORSE CI RIPENSA. CONTRO L'ARZIGNANO IL BANCO DI PROVA

Metto subito le mani avanti: in questo editoriale sarò di parte. Perché la vicenda mi tocca da vicino e conosco ormai da un decennio chi sta vivendo una situazione ai limiti dell’assurdo e che si spera possa concludersi in fretta e nel migliore dei modi. Parlo di quanto sta accadendo a Ravenna dove agli ultras, ai tifosi, nelle ultime due gare casalinghe è stato impedito di far entrare non solo gli striscioni e le pezze del gruppo, ma anche le semplici bandierine (quella 50cmX50cm per intenderci). Prima delle considerazioni però facciamo un passo indietro e riepiloghiamo la situazione.

A inizio stagione, contro la Sanremese in Coppa Italia, non vi furono problemi con gli ultras che riuscivano a far entrare come sempre accaduto negli ultimi anni il proprio materiale all’interno dello stadio, ma già contro la Reggiana lo SLO (Supporter Liaison Officer, ovvero l’addetto ai rapporti fra società e i tifosi) avvertiva i rappresentati del tifo che ci sarebbero potuti essere problemi con le pezze del gruppo. Il cambio di passo è arrivato il quattro settembre con l’arrivo a Ravenna di un nuovo questore che ha deciso di applicare alla lettera le normative sugli striscioni e le bandiere inserite nell’ordinamento dopo la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti durante gli scontri fra Catania e Palermo nel 2007. Da lì in avanti infatti agli ultras è stato impedito di portare dentro i propri simboli con quest’ultimi che hanno deciso di restare all’esterno del Benelli nelle gare interne che vanno dalla Vis Pesaro alla Sambenedettese. In quest’ultimo caso alla protesta dei supporter giallorossi si sono uniti anche quelli avversari che hanno deciso di restare fuori dal settore ospiti poiché anche a loro venne impedito l'ingresso della pezza del gruppo. Perché la pezza, lo striscione, è molto più che un pezzo di stoffa con una scritta sopra. È il simbolo del gruppo, di un’appartenenza che forse non tutti possono capire, ma che è forte e radicata in ogni curva d’Italia dalla Serie A fino alle serie minori.

A stridere di fronte alla posizione della Questura della città romagnola c’è poi il comportamento tenuto da quelle delle città in cui gli ultras del Ravenna si sono recati per tifare la propria squadra. Sia a Piacenza sia a Trieste infatti le bandiere e le pezze sono entrate senza problemi come si può tranquillamente intuire dalle foto del settore ospiti delle due gare. Una differenza di comportamento difficile da spiegare tanto che la Questura di Ravenna ha fatto una piccola marcia indietro spiegando che le bandiere potevano entrare. Un passo avanti che però non può bastare visto che se non ci sarà la possibilità di far entrare tutto il materiale gli ultras potrebbero continuare la loro protesta restando fuori e facendo mancare, a malincuore, il proprio sostegno alla squadra. Il banco di prova sarà la sfida contro l’Arzignano Valdichiampo, prevista per il 20 ottobre, quando si capirà se la Questura tornerà sui propri passi e permetterà finalmente agli ultras tornare con i propri simboli sui gradoni del Benelli a sostenere la squadra giallorossa.

Una conclusione che tutti a Ravenna si augurano: dai tifosi ovviamente che soffrono a stare lontano dalla propria curva e dalla propria squadra dl cuore, ma lo fanno per portare avanti non solo il proprio ideale e la propria mentalità, ma anche un’istanza di giustizia visto che appare incredibile come uno striscione, una pezza, di un gruppo possa spaventare così tanto o rappresentare un pericolo per la sicurezza tanto da essere vietato. Alla società che già in occasione della protesta dei tifosi contro la Vis Pesaro in un comunicato invitò tutte le parti in causa a “ristabilire un clima di collaborazione reciproca e di serenità, al fine di tornare al più presto ad occuparci di ciò che ci sta più a cuore, ovvero il futuro sportivo del Ravenna”, sottolineando come “il comportamento dei tifosi del Ravenna Football Club è stato pressoché esemplare”. Resteremo vigili, o quanto meno lo resterò io, su questa situazione che riguarda oggi Ravenna, ma che un domani può toccare altre realtà come già in passato è successo.