Aldo Spinelli: causa di o soluzione a tutti i mali del Livorno? Serie C al bivio: bilancio da approvare e presidenziali a gennaio. Tre i candidati già chiari

18.12.2020 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    Vedi letture
Aldo Spinelli: causa di o soluzione a tutti i mali del Livorno? Serie C al bivio: bilancio da approvare e presidenziali a gennaio. Tre i candidati già chiari

Più il conto alla rovescia verso il Natale si avvicina allo zero e più ho la sensazione che il numero di temi caldi in Serie C sarà maggiore dei commensali al pranzo di gran parte di noi tutti del 25. Livorno, approvazione del bilancio della lega, elezioni e tanto altro. Una settimana all’arrivo di Babbo Natale è c’è di tutto. Ma andiamo con ordine.

IL CUORE DEL LIVORNO - Occorre essere onesti: fin dall’inizio della crisi societaria del Livorno in molti (per non dire tutti) hanno avuto l’impressione che l’unico in grado di mettere la parola fine a tutto quanto sarebbe stato Aldo Spinelli. Dal 16 settembre scorso, giorno nel quale il club labronico ha ufficializzato il passaggio di proprietà, l’imprenditore genovese non è mai scomparso dai radar e dalle menti di chi ha a cuore la maglia amaranto. Dopo mesi e mesi di dichiarazioni, polemiche, comunicati e promesse disattese due giorni fa è stato, infatti, lo stesso Spinelli a saldare le spettanze del Livorno con un bonifico da 500 mila euro e a far tornare in vita la società toscana. Da quell’istante l’ex numero uno dell’Ardenza è stato, giustamente, etichettato come il salvatore, il risolutore dei problemi, del Livorno. Anche se, facendo un piccolo passo indietro, ci si potrebbe accorgere di come sia dipesa da lui l’intera situazione. Sua la volontà (legittima) di chiudere un’avventura durata probabilmente troppo a lungo, ma è stata altrettanto sua, e di coloro che lo hanno coadiuvato nel percorso, di cedere il club nelle mani di una nuova proprietà che si è dimostrata tutt’altro che solida. Facile, dunque, immaginare che alla fine sarebbe toccato di nuovo a lui, rimasto azionista di minoranza, rimettere la barca in linea di galleggiamento. Tutto finito? Magari! Anzi, adesso viene il bello! Perché lo stesso Spinelli ha confermato la volontà di uscire dal club e di come il salvataggio sia stato probabilmente l’ultimo atto d’amore verso la realtà livornese. Toccherà dunque a Rossettano Navarra e a tutti gli altri soci, incapaci finora di dare né un presente né un futuro al club, trovare una soluzione. Perché Spinelli non potrà essere sempre lì in modalità salvatore della patria. Il sindaco Luca Salvetti, figura assolutamente centrale nelle fasi più delicate, continuerà a vigilare così come la Lega Pro, ringraziata più e più volte dallo stesso primo cittadino. Il rischio che quanto accaduto poche ore fa risulti inutile rimane comunque vivo.

LE PRESIDENZIALI DI GENNAIO - In contemporanea con tutto questo, qualche chilometro più nell’entroterra del Granducato di Toscana la Lega Pro, nel senso più ampio e istituzionale del termine, ha approntato due tavoli di lavoro decisivi per il futuro della terza serie. Il primo, legato all’assemblea che si svolgerà oggi, è dedicato all’approvazione del bilancio in chiusura di 2020. Una procedura, questa, che potrebbe non essere solo amministrativa e contabile ma che, anzi, potrebbe dare un’indicazione precisa per l’esito dell’altro tavolo: quello legato alle elezioni presidenziali del prossimo 12 gennaio. Qualora, infatti, si accendesse la polemica sull’approvazione del bilancio questa potrebbe essere presa come un primo atto di malcontento nei confronti del presidente uscente, Francesco Ghirelli, pronto in ogni caso a difendere la carica dagli altri rivali in arrivo: il giornalista Marcel Vulpis, già uscito allo scoperto sia su queste pagine che su quelle di TMW, e Luigi Barbiero attuale braccio destro di Cosimo Sibilia in Serie D. Possibili nome a sorpresa? Non sono da escludere, anche perché la chiusura del deposito delle candidature è fissata per il 2 gennaio prossimo e dunque di tempo ce n’è ancora a sufficienza.

TRISTEZZA - Chiudiamo infine con la parte più brutta degli ultimi giorni: le minacce recapitate ai vertici di Pistoiese e Ravenna. Palesare il proprio dissenso, nel calcio che in tutti gli ambiti della vita, è un sacrosanto diritto e chi dice che non è giusto farlo, soprattutto in un gioco come quello di cui stiamo sbagliando, non sa come si sta al mondo. Quanto accaduto fra Toscana e Romagna, però, è un qualcosa di completamente diverso. Che niente ha a che fare con la protesta e il dissenso, bensì con la violenza. Stupida e becera. Di chi non ha altro modo di esprimere la propria opinione. Tutte cose delle quali non sentiamo il bisogno.