CATANZARO, I MAL DI PANCIA DI COSENTINO. PRO PATRIA, SPUNTA UN NUOVO ACQUIRENTE. CESCA COME TEVEZ: SENZA LE FIRME ANNUNCIARE UN COLPO DIVENTA UN BOOMERANG
La misura è colma e si rischia di arrivare ad un punto di non ritorno. Lo sfogo in conferenza stampa palesato da Giuseppe Cosentino apre uno squarcio nella città catanzarese. Sul banco degli imputati imprenditori e istituzioni locali, ree di non aver mai appoggiato in questi anni l'operato del presidente. Sottotraccia monta il fastidio del patron per contestazioni incivili che sarebbero frutto di manipolazioni da parte di qualcuno, desideroso di allontanare Mr Gicos dal club giallorosso. Eppure in Calabria farebbero bene a tenersi stretto un presidente che in questi anni ha speso più di dieci milioni di euro per le Aquile. In un calcio sempre più allo sbando sono davvero pochi i mecenati in grado di investire tali cifre per una squadra di calcio. Il rischio è di alimentare utopie estere per poi risvegliarsi in un incubi spaventosi vedi Monza. D'altronde chi lascia la strada vecchia per la nuova: sa quello che lascia ma non sa quello che trova. Imprenditori seri e perbene come Cosentino ce ne sono pochi in Italia, a maggior ragione nel mare magnum della Lega Pro. Il casus belli degli screzi fra il numero uno del Catanzaro e una frangia del tifo giallorosso, rappresentato da quattro ubriaconi faziosi (copyright del patron ndr) è incarnato dalla figura del tecnico Francesco Moriero. Fortemente voluto dal diesse Armando Ortoli, che l'aveva già avuto con sè nell'esperienza di Frosinone, l'allenatore leccese sta facendo rimpiangere il predecessore Brevi. Lo strappo con i tifosi si è consumato dopo il crollo in Coppa Italia Lega Pro contro il Cosenza. A Moriero viene imputato l'aver snobbato un appuntamento così sentito dai supporters catanzaresi, regalando una gioia storica ai rivali. Sul piano del gioco la formazione calabra alterna troppi alti e bassi e la gestione della rosa non appare ottimale. Calciatori importanti come Di Chiara, Martignago e Barraco stanno scaldando la panchina, nonostante potenzialità importanti. La gestione del dualismo fra Bindi e Scuffia si è conclusa con il siluramento a sorpresa dell'ex Latina, che non gioca titolare da un mese ma in estate era stato blindato dalla società nonostante le importanti richieste pervenute. Ortoli si è fatto garante in prima persona per tutelare Moriero, ma ora il tecnico deve invertire la rotta. Contro Salernitana e Lecce vietato sbagliare, altrimenti il ribaltone sarebbe inevitabile. D'altronde il medesimo il dirigente abruzzese - che ha svolto un lavoro importante in sede di campagna acquisti - non vuole vedere vanificato il suo operato e gli sforzi economici del presidente. Ortoli ha, infatti, rifiutato il corteggiamento del Novara a giugno per restare alla corte di Cosentino, con il quale sogna di centrare la promozione in Serie B. I presupposti ci sono tutti, sarebbe un peccato rompere il giocattolo per qualche incomprensione o per favorire gli interessi di chi si nasconde nell'ombra...
Altra settimana ricca di colpi di scena in casa Pro Patria. Martedì è arrivato l'esonero, almeno in apparenza inaspettato, di mister Lulù Oliveira. Il pareggio conquistato contro la capolista Bassano non sembrava così negativo da far scaturire un avvicendamento in panchina. Eppure l'avvento una settimana prima di Aldo Monza come secondo faceva presuporre la sfiducia nel tecnico brasiliano, per il quale già dall'estate circolava una dead-line di tre mesi. Se i risultati non fossero stati all'altezza e soddisfacenti entro la dodicesima giornata, il club bustocco poteva impugnare il contratto e silurare il tecnico senza alcun strascico polemico. Accordi ormai sempre più in voga nella terza serie al momento di stipulare intese contrattuali. Molti presidenti, infatti, tengono nei loro cassetti rescissioni già firmate da parte di calciatori e allenatori al momento di essere ingaggiati. Una sorta di scappatoia qualora le cose non dovessere andare per il meglio. Al timone della società c'è ancora, seppur defilato, Pietro Vavassori. Proprio l'intervento di quest'ultimo è risultato decisivo e risolutivo qualche settimana fa al momento del pagamento degli stipendi. Da Vavassori è arrivato pure il segnale decisivo per il cambio di guida tecnica, visto che l'ex attaccante della Fiorentina non rappresentava una scelta riconducibile in prima persona all'imprenditore lombardo. Infatti il governo ombra della formazione di Busto Arsizio, facente capo alla cordata milanese che avrebbe dovuto rilevare il club, si è defilato e non sarebbe in grado di ottemperare ai pagamenti di gestione e della fidejussione di iscrizione al campionato. Senza dimenticare i contrasti interni fra alcuni dirigenti, anelanti alla medesima carica operativa. Insomma il quadro parrebbe ancora nebuloso, se non fosse che negli ultimi giorni un nuovo imprenditore ha iniziato a sondare il terreno per rilevare la società. Settimana prossima verranno allacciati i primi contatti con Vavassori: chissà che sia la volta buona per il passaggio di quote della formazione tigrotta dopo l'estenuante ridda di voci degli ultimi mesi...
La prima regola del calciomercato insegna che senza le firme sui contratti ogni accordo può saltare e qualunque trattativa sfumare sul filo di lana. Molti operatori dovrebbero recitare, alla stregua di un mantra, questo insegnamento ogni sera prima di andare a dormire. Si eviterebbero code polemiche stucchevoli ed inutili. L'ultimo caso in tal senso e in ordine cronologico riguarda l'esperto attaccante Alessandro Cesca. Il panzer classe '80 ha firmato con il Cosenza, che ha beffato in extremis l'Aversa Normanna. Nel clan campano mercoledì mattina l'affare veniva dato per fatto, tanto da far filtrare la notizia anche fra cronisti e tifosi. Un autogol in piena regola. Infatti il calciatore temporeggiava e rinviava la firma al giorno successivo. Nella serata di mercoledì il Cosenza, su imput di mister Giorgio Roselli, riallacciava i contatti con il centravanti ex Pavia, convincendolo a sposare il progetto dei Lupi in luogo di quello aversano. D'altronde già nella sera del 28 ottobre i calabresi avevano trattato l'ingaggio della punta svincolata dopo l'esperienza al Rimini. Su tutte le furie il patron campano Spezzaferri, che pubblicamente ha attaccato il calciatore e il suo agente Tateo, colpevoli di aver semplicemente tutelato i propri interessi. Polemica gratuita ma inutile. D'altronde pure Chevanton, Bariti e Essabr hanno rifiutato i campani nelle ultime settimane, evidentemente poco convinti dai progetti societari e tecnici della compagine reduce da due ripescaggi. Classiche manovre di mercato e repentini dietrofront, ai quali siamo abituati da decine d'anni. Come dimenticare il ratto di Ferrara e Paulo Sousa operato da Luciano Moggi nell'estate del 1994. Entrambi erano promessi sposi della Roma di Franco Sensi con tanto di contratti già siglati e solo da depositare. L'addio del dirigente al club capitolino indirizzò i due calciatori alla Juventus. Guarda caso la società dove nei giorni successivi approdò appunto colui che era ritenuto negli Anni Novanta il "Re del mercato". Per restare ai giorni nostri fece scalpore il trasferimento di Carlitos Tevez alla Juventus. L'argentino aveva dato la propria parola al Milan di Adriano Galliani, col quale fu immortalato in una storica cena in Brasile un anno prima. "Tevez mi ha fatto una promessa" asseriva l'amministratore delegato rossonero nei giorni del forcing juventino sull'Apache. Tutto sanno come è andata poi a finire la trattativa. Verba volant, scripta manent: dicevano i latini. Sono passati duemila anni, ma nel mondo del calciomercato incarna un assioma attualissimo da memorizzare, onde evitare spiacevoli sorprese...
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati
