Cosa accomuna SuperLega e Serie C? I problemi. Sono diversi i modi di affrontarli. Si avvicinano i playoff e cresce la paura di nuovi cluster. L'insegnamento della Bundesliga

23.04.2021 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    Vedi letture
Cosa accomuna SuperLega e Serie C? I problemi. Sono diversi i modi di affrontarli. Si avvicinano i playoff e cresce la paura di nuovi cluster. L'insegnamento della Bundesliga

E’ probabile che molti siano già sufficientemente scocciati dal sentir parlare del fallito colpo di stato che si cela dietro al nome di SuperLega. Non ci sarebbe niente di male. Eppure c’è un aspetto che probabilmente a molti è sfuggito. Un aspetto che lega le vicissitudini della Serie C ai massimi sistemi che negli ultimi giorni sono stati vittima di un terremoto mediatico e non solo.

L’esperimento della SuperLega, infatti, altro non è che un diverso approccio per affrontare il notevole disavanzo fra entrate e uscite che colpisce il mondo del calcio a qualsiasi latitudine e livello. In sintesi: oggi il pallone è un gioco a rimessa, dove si investe tanto e si incassa poco. Soprattutto durante una pandemia globale.
Le dodici società promotrici del golpe annunciato alla mezzanotte di lunedì scorso hanno, infatti, cercato di risolvere il loro problema d’indebitamento gonfiando a dismisura le proprie entrate attraverso i finanziamenti di una società finanziaria come la JP Morgan al punto tale che anche eventuali nuove spese extra sarebbero state assorbite dal nuovo enorme giro d’affari creato.
Direte voi… cosa c’entra tutto questo con la Serie C? Il nodo centrale. Il contenimento dei costi. Chi meglio delle 59 società di Lega Pro sa quanto sia dura gestire le spese di un club calcistico in un periodo storico dove le già poche risorse economiche sono ulteriormente ridotte da botteghini chiusi e sponsor inesistenti? Probabilmente nessuno. Ed è probabilmente proprio per questo che mantenere i piedi per terra si è dimostrato ancora una volta la soluzione migliore. Sia chiaro, FIFA e UEFA non sono anime candide (basta pensare alle inchieste nate in merito all’assegnazione del prossimo Mondiale al Qatar), ma hanno fatto la scelta giusta nel contrapporsi a questa banda di amanti degli steroidi, cavalcando nuovamente il concetto del ridimensionamento e contenimento dei costi.

Legando il tema economico a quello della gestione della pandemia arriviamo al menù del giorno della Serie C: il post-season. Playoff o playout non fa differenza. Il timore di tutti è chiaramente quello di dover affrontare un nuovo cluster di positivi (come ad esempio quello vissuto ad Olbia) durante la fase più complessa della stagione. In un mondo perfetto e un sistema che ha gli strumenti per superare le difficoltà, la Serie C, ma non solo, utilizzerebbe un approccio simile a quello che nella giornata di ieri è stato ufficializzato dalla Bundesliga per le ultime tre giornate della stagione regolare. Un regolamento che prevede, prima delle gare in questione, una fase di isolamento (domiciliare o nei vari centri sportivi) a seguito di tutti i test di rito e un secondo step dove tutte le squadre si riuniranno nelle strutture di proprietà del club fino al termine delle competizioni.
Chiaramente tutto questo in Serie C non è proponibile (forse solo il Catania e poche altre società hanno strutture adatte a tali scopi), ma può essere uno spunto di riflessone per trovare il giusto equilibrio fra le necessità che il momento impone di affrontare e gli elevati costi di gestione.

Problematiche, queste, che impongono di non affrontarle in maniera superficiale sia nell’immediato, causa Covid-19, che in prospettiva visto che senza una riforma di sistema (forse, chissà, succederà!) la sostenibilità economica rimarrà solo un miraggio.