GRAVINA E IL SEMIPROFESSIONISMO, UNA RIFORMA CHE MI SPAVENTA. LA PROFESSIONALITÀ NON DEVE SCOMPARIRE. PREMIAMO I CLUB SANI

Classe 1975, ex attaccante col vizietto del giornalismo. In carriera ha vestito, a suon di gol, le maglie di Pisa, Ascoli, Reggina, Napoli e Lecco.
24.10.2018 00:00 di Gianluca Savoldi   Vedi letture
GRAVINA E IL SEMIPROFESSIONISMO, UNA RIFORMA CHE MI SPAVENTA. LA PROFESSIONALITÀ NON DEVE SCOMPARIRE. PREMIAMO I CLUB SANI

C'è qualcosa nel programma di Gravina che mi preoccupa. È vero che la sua elezione non verte certo sul programma presentato, ma piuttosto sulla credibilità della persona e del professionista che ha messo tutti d'accordo, ed è altrettanto vero anche nel programma non si possono dettagliare cose senza averne verificato la modalità di realizzazione. Però la parola semi-professionismo vuol dire tutto e niente.

Si andrà per gradi, step by step, ne siamo certi, anche perché bisognerà andare dietro al legislatore, senza il quale niente può essere modificato sul fronte regolamentare. Già questo dà il senso della misura di tempi lunghissimi, che potrebbero superare non solo la scadenza dell’attuale mandato ma anche di quello successivo, che, salvo grosse sorprese appare scontato con l’attuale 97,2% di consensi, fino ad arrivare a 6 anni circa complessivi. Ma vediamo nello specifico a cosa sono legate le mie perplessità.

Il mio bagaglio calcistico contiene circa 18 anni da calciatore professionista, comprese alcune esperienze dirette con società fallite (Napoli, Venezia), mentre il presente mi vede coinvolto nella figura di allenatore per cui le mie preoccupazioni riguardano anche la formazione dei nostri calciatori. Quello che sto notando è che nel semi-professionismo e nel dilettantismo operano senza la minima competenza tantissime persone e questo va a vantaggio delle società sportive che non devono pagare molto le prestazioni di figure non qualificate, ma permette a quest’ultime di venire a contatto con i nostri giovani con danni irreparabili agli stessi. Qualcosa è stato modificato e presto ci sarà un minimo obbligatorio di presenza per figure qualificate all’interno delle società. Ma ancora non ci siamo. Responsabili di settore giovanile, ovvero allenatori degli allenatori, che non hanno mai allenato, allenatori che non hanno nemmeno un patentino e che stanno a contatto con bambini nell'età dello sviluppo, nelle cosiddette fasi sensibili, senza avere la minima idea di quelle che sono le capacità coordinative e di quelle che sono le tappe dello sviluppo nel percorso di crescita. Ecco perché vorrei leggere più spesso la parola PROFESSIONISMO e sempre meno la parola DILETTANTE. Chi paga per una prestazione deve avere garanzia di professionalità non di semi-professionalità. Dobbiamo garantire al nostro movimento che chi faccia calcio se lo possa permettere.

Dobbiamo finalmente escludere prima della partenza quei club che non hanno i soldi per partecipare. Le società che vogliono partecipare ai campionati i soldi devono averli a giugno non trovarli per strada. Per come stanno le cose oggi chiunque può fare calcio: basta gestire minutaggio, valorizzazioni, sponsor e botteghini. Qualcuno pensa di arrivare nel calcio e diventare ricco, oppure fanno i presidenti perché concede loro uno status. E infatti anche quest’anno (siamo solo a metà ottobre) ho letto che qualche “presidente” non ha versato gli stipendi o i contributi. Su che basi pensano di fare calcio se ad ottobre sono già in difficoltà? Che facciano l’ Eccellenza!

Massimo rispetto per chi, come i presidenti di Andria e Mestre non hanno preso in giro nessuno e non si sono iscritti al campionato, evitando casini su casini. Se per semi-professionismo intendiamo una Serie C defiscalizzata o quasi, per aiutare i club sono d’accordissimo, ma potrà comunque funzionare solo garantendo la solvibilità dei partecipanti. Basta con queste fideiussioni che non selezionano nulla, ci vuole una vera CAUZIONE a garanzia di stipendi e contributi, su un conto corrente dal quale pagare mese per mese mantenendo quel fondo. Problema loro come trovare quel soldi, se non li hanno, che facciano un FIDO con una banca! Poi piano piano rientrano. Al giorno 10 del mese successivo questi ragazzi in giro per l’Italia devono avere i soldi del mese prima, come deve essere in tutte le aziende del mondo. Questo è il criterio sul quale essere pagati, non certo in base ai controlli della Federazione. Una selezione seria va fatta su solvibilità e competenza. I requisiti devono essere MASSIMI non MINIMI. Il mondo del pallone deve ospitare gente seria e competente, non è la mensa della Caritas! Il minutaggio è una schifezza, la C ha sempre prodotto talenti senza queste regole assurde e li ha prodotti quando i giovani giocavano in base al MERITO.