Il "mio" calciomercato, 15 anni fa. Altro che carte d'identità, asini e capre...Ai giocatori non interessa più il blasone: a fallire sono proprio le big. La scelta giusta? Soldi, donna, allenatore
C'era una volta il...calciomercato. Adesso la parola calcio sembra essere stata abolita, come ci conferma indirettamente un direttore sportivo: "Questa volta scambieremo asini con capre". Leggendo questa frase pronunciata nella sede dell'ultima sessione invernale milanese, mi ha fatto viaggiare indietro con la mente di ben 15 anni. Ne sono passati tanti dal giorno in cui anch'io andai là. Avevo 19 anni e dopo una splendida stagione, in serie D, nel Paternò di Pasquale Marino, il Catania si accorse di me. "Domani devi venire su a Milano perché ti vogliono conoscere di persona", mi disse il mio procuratore. Appena attaccato il telefono mi fiondai in agenzia per fare il biglietto (Internet era ancora lontano...) e la sera in un pub mi ritrovai con tutti i miei amici per festeggiare.
Cinque anni al quadruplo di quello che guadagnavo in serie D, niente male per un ragazzetto da poco maggiorenne. Il giorno dopo, appena arrivato in hotel, pensavo che qualsiasi persona lì presente fosse importante: c'era un gran via vai tra quei piccoli box con scritto sopra le squadre a cui appartenevano.
Entrai in quello degli etnei con il mio procuratore, che mi stava aspettando e mi trovai di fronte i dirigenti Angelo Palmas e Guido Angelozzi. Poche battute, era già tutto definito, la firma e il benvenuto nel Catania di Riccardo Gaucci, una delle tre squadre di famiglia. Ero emozionatissimo ma nello stesso tempo orgoglioso per quello che stavo facendo: solo quattro anni prima giocavo in Promozione. Strette di mano e un grosso in bocca al lupo e poi via di gran fretta.
Uscendo incontrai Daniele Pradè, conosciuto a Teramo quando entrambi eravamo ad inizio carriera, che, sapendo già tutto, mi portò con lui per presentarmi Franco Baldini, vantandosi di essere stato il mio scopritore. A 19 anni con una valanga di sogni nel cassetto quella fu una giornata indimenticabile. Fu la prima ed ultima esperienza a Milano. Bella e gratificante, vista da gli occhi di un giovane che sognava il grande calcio.
Il destino poi non mi diede mai la possibilità di confrontarmi ne in A e ne in B e con gli anni capii che il mio futuro sarebbe stato solo in C. Un campionato che con il passare degli anni entrò gradualmente in crisi economica, di gioco e di idee facendo calare drasticamente il livello: per questo mi ha fatto molto sorridere , amaramente, la frase sugli asini e sulle capre.
Il mercato di gennaio è notoriamente peggiore di quello estivo, perché carico di tensioni provocate dal girone d'andata. Ho cambiato squadra un paio di volte a metà stagione e per fortuna è successo sempre nei primi giorni utili: più il tempo stringe più l'ansia sale, tanto da far partire un tam tam di telefonate per informarsi sulle società e le squadre interessate. Si contattano ex compagni di squadra per avere garanzie, dal momento che per tutti lo spauracchio è il perdere soldi. La domanda più ricorrente, non a caso, è: "Ma pagano?".
Nello stesso tempo si è allettati dalla voglia di rimettersi in gioco. Tanti direttori puntano sull'opportunità di rilanciare qualche calciatore in naftalina convincendolo, talvolta, anche a ridursi l'ingaggio promettendogli una maglia da titolare. D'altronde oggi giorno è molto più facile uscire dal giro e mettersi in mostra è diventata una priorità. Tanti club anche se in difficoltà fanno leva sul blasone riussendo a convincere giocatori importanti, anche se la società non naviga in buone acque. In passato molti calciatori pensavano che andare a giocare in piazze importanti era una garanzia: nessuno credeva che i club di una certa grandezza potessero fallire. In realtà i fatti recenti ci dimostrano il contrario, con numerose big in mezzo ai guai e ai debiti.
Ricordo le tante telefonate fatte e ricevute per avere info su gli allenatori, giusto per essere sicuri che il suo modo di giocare fosse congeniale con le nostre. Nelle scelte, poi, si sa entrano di prepotenza fidanzate e soprattutto mogli, perché per una famiglia il cambiare squadra improvvisamente rappresenta sempre un dramma. Quante trattative saltano per colpa di compagne, mogli e fidanzate? Tante, molte più di quante ne immaginiate.
Comunque sia oggettivamente oramai nel calciomercato di Lega Pro la fanno da padrone i giovani. Sia chiaro, il giocatore esperto e di categoria sarà sempre richiesto, almeno fin quando esisteranno la Salernitana e il Perugia di turno, giusto per citarne un paio, che per vincere ed appagare le esigenze della tifoseria avranno sempre bisogno di nomi ad effetto e giocatori affermati.
Ma con la norma dell'età media, tutto e tanto ruota intorno ai giovani. Mi dicevano amici procuratori e direttori che mai come quest'anno hanno sentito nominare '91, '92, e '93 tanto da fischiargli le orecchie. Mai come quest'anno contava la carta d'identità più delle caratteristiche e delle capacità. Tutti a caccia dei giovani per il minutaggio e dei contributi federali. Tutti ad accaparrarsi qualche giovane uscito dalle primavera, con magari un premio di valorizzazione. Tutti con la speranza che tra tanti asini e capre esca fuori qualche campione.
Peccato perché i giovani in una rosa ben assortita sono un valore aggiunto non indifferente capaci di dare esuberanza, freschezza atletica e un pizzico di sfrontatezza che non guasta mai soprattutto se gestita sapientemente dall'allenatore e i giocatori più esperti. E poi un giovane che sa di giocare per merito ti da il doppio di chi pensa di dover giocare di diritto.
Proprio come me, 15 anni fa...
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