IL PROTAGONISTA DELLA SETTIMANA - BONACINI E LA VITTORIOSA BATTAGLIA CONTRO IL NEMICO INVISIBILE

19.04.2020 00:00 di Marco Pieracci   Vedi letture
Stefano Bonacini
© foto di Federico De Luca
Stefano Bonacini

"Dopo due tamponi negativi adesso sto bene, sono abile. Ho scoperto il 10 marzo di essere malato, avevo una febbre leggera e l'ultima influenza avuta risaliva ai tempi di Pertini presidente per questo ho capito che qualcosa non andava". Stefano Bonacini, fondatore del noto marchio di moda Gaudì e dal 2009 patron del Carpi ha raccontato in questi giorni come ha combattuto e vinto una delle battaglie più difficili della propria vita, contro il nemico invisibile chiamato Covid-19: "Ho insistito per fare il tampone e due giorni dopo ho scoperto la positività con la febbre che intanto era salita a 39,5 con una tosse terribile così il 20 mi hanno ricoverato. Mi sentivo in mani sicure, si parla tanto degli operatori sanitari, ma quando sei lì in corsia, capisci davvero quanto sono importanti e quanto rischiano. La mia paura vera era quello di aver contagiato la mia famiglia. Con noi vive mio nipote che ha 4 mesi e prende il latte dalla mamma. Mai avrei sopportato l’idea di provocargli un danno. Quando sei a metà del guado non sai se arriverai dall'altra parte, i timori ci sono, è stata una vicenda che mi ha segnato perché ho visto cose che non avrei mai immaginato. Il 31 marzo mi hanno dimesso, poi la quarantena, i due tamponi e infine lunedì sono uscito da questo incubo".

Una testimonianza toccante, che non ha lasciato insensibile il mondo della Lega Pro, peraltro già duramente colpito dalla pandemia globale. Il presidente Francesco Ghirelli ha voluto ringraziare Bonacini per aver reso la sua storia di pubblico dominio: "Ci consegni una riflessione sulla condizione dell’uomo nel nostro tempo, la paura della fragilità e della precarietà nel nostro transito terreno, la scienza che aiuta la forza di lottare del nostro corpo, il ringraziamento ai medici ed agli infermieri, il perché hai sentito il bisogno di narrare la tua terribile avventura contro il maledetto mostro ed usi un termine molto efficace, “ giusto” ,per spiegare il perché del racconto. Si, è giusto rendere partecipi della dolorosa esperienza personale perché dal personale si tragga un insegnamento che valga per tutti, le donne e gli uomini del nostro tempo. Caro Stefano, dopo l’ultima assemblea parlammo al telefono, oggi sentivo il bisogno di interloquire  per dirti grazie di ciò che ci hai consegnato attraverso la tua dolorosa esperienza da cui ne sei uscito vittorioso".