La 2^ Divisione: il terrore della retrocessione. Il portafogli dei presidenti. Il culto della programmazione (vedi Entella). Poi ... Serie D allo sbando: ne vogliamo parlare presidente Tavecchio?
La Seconda Divisione. La riforma dei campionati. Il minutaggio, i diritti televisivi, la mutualità. La dilagante crisi finanziaria. Le 9 (nove) retrocessioni. Il pericolo di un viaggio senza ritorno, nell’inferno dei dilettanti. Un lungo brivido di terrore che, nel presente, corre lungo la schiena di tutti i presidenti.
La dura realtà della classifica ha fatto suonare l’allarme. Come consuetudine, nelle more dei risultati negativi, hanno per ora pagato solo gli allenatori. Non è ancora terminato il girone di andata e sono già “saltate” 17 (diciassette) panchine. Un record. In negativo, ma certamente un record.
La lunga estate calda ha offuscato le risorse mentali di tanti dirigenti. La ricerca di risorse economiche. Il bisogno primario per la gestione ed assoluto per la sopravivenza, ha avuto il sopravvento sulla necessità, imprescindibile, di allestire un gruppo competitivo da mandare in campo.
In molti casi si è cercata la copertura del costo del lavoro, piuttosto che la composizione di una squadra attrezzata per la categoria. Improbabili valorizzazioni sull’ utilizzo di giovani privi di qualsiasi esperienza in quel campionato, hanno avuto il sopravvento sull’ allestimento di un organico improntato sulla dovuta qualità.
Ora, al giro di boa del campionato e con la prossima apertura della finestra, invernale, della campagna trasferimenti, in molti cercheranno di correre ai ripari. Le acque, al proposito, si stanno già agitando.
Tutti quelli, però, dimenticano che nel calcio la bacchetta magica non è mai esistita. Tanto meno quando non è supportata dal, così detto, circolante.
All’origine di tutto vi è una macroscopica carenza nella programmazione. Che riguarda la struttura societaria nel suo complesso. Dalla cultura e valorizzazione del settore giovanile (tante Società, sminuendone il valore, lo danno in gestione con il solo scopo di risparmiarne i costi). Alla comunicazione. Alla ricerca delle tante risorse alternative nel mercato finanziario. Due esempi su tutti, marketing e merchandising.
Esempi in Lega Pro ce ne sono. Il più positivo nell’attuale, è rappresentato dalla Virtus Entella. Un modello esemplare di gestione e solidità finanziaria. La possibilità di un triplice balzo, dai dilettanti alla Serie B, in soli tre anni. La dimostrazione, lampante, che nulla avviene per caso.
Nella concretezza dei fatti esiste una realtà inconfutabile. La necessaria solidità economica, come sopra accennato, non per sperperare, ma per garantire. La realtà di Castel Rigone insegna.
Chi deve rincorrere le scadenze non si può più permettere di fare calcio. I ritardi nel presentare le garanzie fideiussorie, o gli affanni nel pagare emolumenti e oneri riflessi, sono il sintomo di una gestione futura che non ha più possibilità di esistere.
In questo senso, la riforma dei campionati in Lega Pro rappresenta una svolta epocale. Un segnale forte anche per le Società che vinceranno l’attuale campionato di Serie D.
Saranno in grado, tutte quelle, di sopportare gli oneri imposti dalle regole del professionismo?
Ecco. La Lega Nazionale Dilettanti. Tante situazioni da rivisitare. Nei regolamenti, nell’ organico, nel rapporto contrattuale con i tesserati, nelle garanzie. L’ anticamera del professionismo che è attualmente gestita in modo empirico. Troppe le società in affanno economico. Licata, Ragusa, Nardò, Bojano, Riccione, Sulmona rappresentano solo la punta di un “iceberg” che si sta sgretolando velocemente.
Ha un senso mantenere in vita un organico di 162 squadre quando se ne perdono diversi pezzi nel corso della stagione?
Un campionato che è rimasto “dilettanti” solo nella sua definizione. Spaccato da progetti faraonici di taluni e gestioni in economia assoluta di altri. Vincere, da oggi, significa ritrovarsi alle soglie della serie B. Ha un senso reale per tutti, indistintamente?
Corretto sarebbe gettare le basi, finalmente, per una riforma radicale anche in quella categoria. Ridicolo il solo pensare ad un contratto, che la regola attuale definisce di rimborso spese, avente un tetto massimo, lordo, di 25.800,00 euro. L’ invito esplicito ad erogazioni economiche di natura “particolare”.
A tal proposito sarà necessario ed utile trovare il tempo per riparlarne. Vero presidente Tavecchio?
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