La riforma in Lega Pro impone regole rigide che vanno rispettate. La “farsa” dei contratti al minimo che va eliminata. La necessità di controllo sull'importo reale dei guadagni in categoria
Il costo del lavoro al netto. L’insostenibile aggravio degli oneri riflessi. L’ingombrante ricorso ai contratti “schermo”, al minimo federale. Un “escamotage” per risparmiare sulla tassazione dovuta sulle retribuzioni effettivamente corrisposte ai propri tesserati. Accade in Lega Pro ed anche in Serie D. Un risaputo vizio, nella forma e nella sostanza, che mai si è voluto risolvere. Un malcostume che tutti conoscono, ma sul quale si finge di non sapere. Una “scappatoia” per creare equilibro nei costi e la sopravvivenza finanziaria delle Società. Usando lo scudo protettore di verifiche e controlli volutamente superficiali.
Un esempio. La “farsa” dei contratti pluriennali con il primo anno al minimo federale e quelli successivi con importi a sei cifre. Dai 15.000 euro netti (circa) per i primi dodici mesi, ai 50mila in su per quelli successivi. Contratti che alla scadenza della prima stagione vengono regolarmente rimodulati al minimo. Per risparmiare, evadendo il fisco. Contratti che andrebbero bocciati, immediatamente, al loro deposito in Lega. Tanto per quanto è palese e puerile il tentativo di eludere sui costi della contribuzione.
Un calciatore affermato in terza serie o che dalla Serie B scende di categoria che dichiara di percepire 1.250 euro circa al mese, qualcosa di più se ha compiuto il 24° anno di età. Non è realistico. Alla lunga ne va di mezzo la credibilità di tutto il movimento del calcio di categoria.
Un sistema “fasullo” che salta in aria al primo controllo della Guardia di Finanza. Sostanziosi contratti “fittizi”, per lo sfruttamento dell’ immagine e assegni rilasciati a garanzia, che finiscono sotto inchiesta. Tesserati e dirigenti che, conseguentemente, vengono indagati.
I calciatori in vertenza economica che attendono l’erogazione di competenze arretrate negli anni, a tale titolo, sono sempre più numerosi. Il contendere è a monte. La gran parte delle Società di Lega Pro ed anche della Serie D, non sono in grado di sostenere il costo del lavoro reale. La tassazione, in terza serie, incide in maniera preponderante. Pesa sulle gestioni nella misura percentuale di molto vicina al raddoppio del netto. Un’ enormità.
Un contratto al minimo (più vitto e alloggio) incide nelle casse della Società per circa 36.000 euro annuali. Procuratore escluso, chiaramente.
Ad inizio stagione, per poter assolvere agli obblighi regolamentari richiesti per le iscrizioni ai campionati è sempre più frequente il ricorso alle rateizzazioni. Dell’Iva, dell’Inail e dell’Inps, in contenzioso e non pagate alle loro scadenze naturali. Un indebitamento, pericoloso, che lievita nel tempo sino a scoppiare. Le radiazioni dell’ ultimo periodo ne sono la conferma. Non sono molte le Società, virtuose, in grado di assolvere ai propri impegni economici senza ricorrere agli espedienti sopra indicati.
La fuga degli sponsor, la diminuita presenza degli spettatori negli stadi, la non equa ripartizione dei diritti televisivi. Una notevole riduzione dei ricavi in genere, unita alla perdurante crisi finanziaria in atto, conduce, in taluni casi, all’ assunzione di decisioni avventate e rischiose. Nel tentativo di sopravvivere, pur in contrasto con la legge. Approfittando di quei controlli, a maglia larga, ai quali si è qui sopra accennato. Nella filosofia spicciola del “poi si pensa”.
La stretta della riforma dei campionati non è solo numerica. Auspica, anche nei regolamenti, una solidità finanziaria. Necessaria e indispensabile per dare basi solide anche all’ organico delle Società iscritte in Lega Pro.
Una riforma indubbiamente necessaria, ma per alcuni aspetti pericolosa. Soldi in giro non ce ne sono più. Imprenditori che vogliono investire nel calcio tanto meno. L’ inasprimento voluto delle regole, strutturali ed economiche, ove applicate alla lettera, potrebbe significare di tutto e di più.
In presenza di quei controlli che tutti auspichiamo, sarà facile mettere insieme 60 Società? Vedremo ...
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