La Serie C non è il problema del calcio italiano. Ecco cosa ci ha insegnato il 2023

La Serie C non è il problema del calcio italiano. Ecco cosa ci ha insegnato il 2023
venerdì 29 dicembre 2023, 01:21Il Punto
di Luca Bargellini

La fine dell’anno solare coincide, in maniera inderogabile, alla stesura dei primi bilanci. A volte alcuni di questi sono decisamente campati in aria (non me ne vogliano i colleghi che li hanno realizzati, ma si sa come a volte la necessità di riempire una pagina uccida la capacità creativa), altri invece danno una chiave di lettura interessante di quanto visto e apprezzato nei mese precedenti. Quest’anno il karma ha fatto sì che l’ultimo editoriale prima del weekend che chiuderà il 2023 sia toccato al sottoscritto. Uno che si è visto etichettare come ‘ruffiano dei potenti’, ‘bastian contrario’ o ancora ‘tifosi di…’ con un’alternanza che ha del clamoroso. O del preoccupante.

Sta di fatto che questa volta ho deciso di vedere il bicchiere mezzo pieno per la nostra Serie C. È vero che i problemi ci sono (uno su tutti quello degli stadi) e probabilmente continueranno ad esserci per chissà quanto tempo e che alcuni progetti intrapresi nella Lega Pro negli ultimi anni (sì sto parlano DI NUOVO delle seconde squadre!) non mi piaceranno mai, ma non ci sono solo questi aspetti da considerare.



Ad esempio quello economico. Come lo stesso Matteo Marani, ospite dei microfoni di TuttoMercatoWeb.com, ha avuto modo di chiarire “oggi solo il 6,7% dell’indebitamento totale del sistema calcio italiano, pari a 1,3 miliardi di euro, dipende dalla Lega Pro". Una percentuale che ha dello strabiliante se consideriamo che la letteratura attorno alla terza serie non fa altro che raccontare di stipendi non pagati o di società che falliscono (numero comunque in netto calo). Situazioni, queste, che se andiamo ad analizzare bene riguardano in moltissime occasioni club che sono rientrate nell’universo Serie C dopo essere state in Serie B. A riprova che il problema non è la categoria in sé, bensì il sistema che non riesce ad sostenersi al suo interno.

A supporto di questa “sorprendente” solidità economica della Lega Pro sono arrivati i dati pubblicati da La Gazzetta dello Sport in merito al monte ingaggi delle 60 società aventi diritto (58 per la precisione dato che Juventus Next Gen e Atalanta Under23 non vengono conteggiate). Cifra, queste, che hanno evidenziato una crescita degli emolumenti ai tesserati di 45 milioni di euro rispetto alla stagione precedente, con una media di 2,2 milioni di euro a club investiti sui calciatori. È chiaro che all’interno di un macrocosmo così vasto ci siano situazioni ben diverse (tra il Benevento e la Giana Eminio, rispettivamente prima e ultima della graduatoria dei monte ingaggi, ci sono 9 milioni di euro di differenza), ma ciò che conta è che il movimento riesca a sostenersi grazie al botteghino, ai diritti tv in crescita e alla “follia ragionata” di quegli imprenditori che continuano ad investire in questo meraviglioso sport.

Mi sento, dunque, in chiusura di fare un plauso alla Governace attualmente in essere per quanto fatto in questi mesi, ma anche a quella che l’ha preceduta con Francesco Ghirelli al timone. Se un puzzle così complesso si compone al meglio, non è mai merito di un solo ed unico pezzo.