La violenza! Le regole ci sono. Per farle rispettare bisogna essere capaci non sottomessi. La debolezza delle Società. Il nostro calcio “esterofilo” sconfitto in campo internazionale. Così non va

La violenza! Le regole ci sono. Per farle rispettare bisogna essere capaci non sottomessi. La debolezza delle Società. Il nostro calcio “esterofilo” sconfitto in campo internazionale. Così non va  TMW/TuttoC.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 8 maggio 2014, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

I tornelli, la zona di prefiltraggio, il presidio degli steward. Il Gos, il parere vincolante dell’ osservatorio. La tessera del tifoso. Le trasferte vietate. Mi domando: ma tutto questo a cosa è servito?

Tutti argomenti già attuali nel  2008. Governo e Forze dell’ Ordine già allora intendevano richiamarsi, in materia di sicurezza negli stadi, alle norme vigenti in Inghilterra. Una utopistica chimera!

In questo lasso di tempo cosa è cambiato in positivo? Nulla. I nostri stadi sono tuttora obsoleti ed i controlli, tutti i tipi di controllo, sono insufficienti.

Dalle zone di prefiltraggio passa di tutto. Ai tornelli si infilano contemporaneamente in due, se non in tre e con un solo tagliando di ingresso. Petardi, armi improprie ed anche di peggio la fanno da padrone nell’ arco dei novanta minuti. La squalifica delle curve e relativa chiusura non scoraggia il ripetersi dei cori con le offese razziali e territoriali. La situazione è degenerata giorno dopo giorno sino all’ inverosimile nella finale di Coppa Italia. Ma il crescendo delle intemperanze è divenuto incontrollabile e le interdizioni, il divieto alle trasferte, la chiusura delle curve non sono servite a nulla. E’ dimostrato che le Società sono succubi della volontà dei violenti. La moda di far sfilare le maglie ai calciatori è un esempio che dopo Genova si è ripetuto altrove. In Lega Pro, la città di Nocera Inferiore paga amaramente per il comportamento di una ristretta frangia di pseudo tifosi.

In Inghilterra, dove si applica la legge alla lettera, è previsto l’ arresto immediato per i più facinorosi. Questi vengono anche rinchiusi in celle costruite all’ interno degli stessi impianti sportivi.  Sul nostro territorio, dove la contestazione non riguarda soltanto l’ ambiente calcistico ed i rancori montano anche per il perdurare della crisi economica e dell’ occupazione, si parla tanto, ma di fatti nella realtà se ne fanno pochi. Viviamo un periodo di esasperazioni che nessuno riesce più a controllare.

A poco servono, nell’ attuale, le dichiarazioni pubbliche del Ministro dell’ Interno che vogliono essere rassicuranti.

Nella realtà occorrono fatti e non parole. Le dichiarazioni di facciata dei rappresentanti istituzionali, sui fatti della finale della Coppa Italia, contrastano con quanto messo a verbale dai commissari della Lega di serie A. La trattativa con la “curva” napoletana c’ è stata e la partita si è giocata grazie al raggiunto accordo preteso dai violenti. Scontato ed ininfluente, poi, che Genny a “carogna” sia stato colpito da un daspo di cinque anni. E’ stato come chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti.

La verità? Le Società. Tutte le Società, in tutte le categorie, sono ostaggio di quella frangia violenta che frequenta gli stadi. Tanti dirigenti, pensando alla propria incolumità fisica, preferiscono tacere sulle pressioni che  ricevono da “certi” individui. Passare dalla contestazione pubblica alla violenza privata basta un attimo. Dai cori offensivi da stadio alla minaccia fisica il passo è breve. Più di quanto sia lecito pensare. Nel timore, l’ omertà prevale sulla logica del buon senso.

Appare palese, in questo momento storico, l’incapacità delle Istituzioni, sia pubbliche che sportive, nel saper gestire questo fenomeno dilagante. Quella frangia violenta, che nulla ha a che vedere con il movimento “ultras”, ha preso irriverentemente coscienza del potere che riesce ad imporre. Le Forze dell’ ordine sono costantemente mira di contestazioni, fumogeni e bombe carta. Lo scontro fisico è divenuto una consuetudine. La sfida. Il pretesto per dimostrare chi è più forte.

Non siamo più capaci di sdrammatizzare. Ne abbiamo perso il gusto ed il piacere.

Penso al valore del calcio nostrano che è stato depauperato. La mente ritorna ai tempi del “Paron” Nereo Rocco. Le italiane vincevano le Coppe Internazionali e quel Milan, ad esempio, schierava solo tre stranieri (Altafini, Sani e Benitez). Ora siamo fuori da tutte le competizioni europee e trionfa la moda dell’ esterofilia. Infatti sabato scorso, in quella finale all’ Olimpico, Pasqual, Aquilani ed Insigne sembravano tre mosche bianche.

Ma si può continuare a questo modo…? Di certo così non va.