L’Italia e la crisi del pallone. Il Governo per cambiare le regole. I diritti tv mal ripartiti. E’ una sconfitta per il calcio perdere l’imprenditore che investe. Aquila e uno stadio che non s’ha da fare
Il mondo del pallone in Italia è andato in crisi almeno da cinque o sei anni. A tutti i livelli. Si sono persi punti nei confronti del calcio tedesco e di quello francese. In un mondo che, da anni si basa sempre più sulla capacità economica, il calcio italiano, di tutte le categorie, perde terreno anno dopo anno.
Nel pianeta calcio dove il denaro e l’organizzazione delle Federazioni fanno la differenza, l’ Italia rischia di rimanere al passo, se non ci si muove in fretta.
Nel nostro Paese il calcio è troppo importante. Economicamente e come simbolo. Non ci si può permettere che vada alla deriva. Si dovrebbe iniziare a fare un po’ di pulizia. La Federazione dovrebbe intervenire in maniera più incisiva. Il riferimento a calciopoli dell’ ultimo periodo è inevitabile.
Per il grande volume economico che movimenta il mondo del pallone nostrano il “ Palazzo” dovrebbe anche arrivare a chiedere l’intervento del Governo. Per cambiare talune regole, cominciando a lavorare per il futuro.
Innanzi tutto a una più equa ripartizione del diritti televisivi. E’ un’ idea da non sottovalutare. Non esistono soltanto i grandi club. Il sistema attualmente seguito in Italia è certamente poco bilanciato. La differenza degli introiti non tiene conto dell’ interesse economico e di immagine che producono anche i campionati di serie B e di Lega Pro.
La Lega Pro appunto. Un patrimonio che la Federazione deve proteggere e tutelare. Anche nella ripartizione delle risorse finanziarie e dei proventi. Il 2014 è l’ anno della riforma. L’ anno della speranza per un calcio di terza serie economicamente più sano. L’ augurio generale che, nella riforma numerica e di regole, ci siano meno tensioni dal punto di vista finanziario.
Solo proprietà solide e garantiste. Per programmazione e gestione in progetti di sano equilibrio finanziario tra costi e ricavi.
Al proposito non mi stancherò mai di citare l’esempio della Virtus Entella. Un modello concreto di sana programmazione finanziaria e tecnica. La dimostrazione, palese, che i risultati non si ottengono tanto per. Si potrà obiettare del percorso altalenante di altri club, altrettanto solidi. Dove gli investimenti, corposi, riguardano anche le strutture. Vedi Cremonese e Benevento, per citare quelli più eclatanti. Evidentemente, in quei casi, a giusti progetti non è seguita una felice scelta degli uomini. Non ci può essere altra spiegazione.
L’anno della riforma, nelle regole, porterà all’ esclusione di quelli dediti all’improvvisazione. E’ solo di alcuni giorni orsono il deferimento del Delta Porto Tolle, club di Seconda Divisione. Per mancato pagamento di retribuzioni e contributi di inizio stagione. La penalizzazione sarà inevitabile. Vien da chiedersi a che pro si sono iscritti. Sapendo che le difficoltà si sarebbero incontrate appena girato il primo angolo.
Altre piazze stanno andando in sofferenza. L’affanno nei pagamenti è palese in alcune società sia di prima che di seconda divisione. Le classifiche saranno ancora stravolte ed i tagli saranno inevitabili.
Per l’importanza economica, di immagine e di simbolo prodotto, il calcio di Lega Pro va tutelato anche dalle Amministrazioni territoriali. La crescita deve essere condivisa ed assistita negli anni. Le promesse del politico che, in prossimità del turno elettorale, decide di avvicinarsi al mondo del calcio, non servono. Viene spontaneo al proposito interrogarsi sul perché un imprenditore emergente come Carlino, l’ uomo di Yamamey e Carpisa, decida, in un batter di ciglia, di abbandonare il progetto Ischia, all’ inizio tanto ambizioso.
La chiosa finale, sull’ argomento economico, dell’ immagine e del simbolo, la merita L’ Aquila. La città dove il calcio, per risultati ottenuti, è salito agli onori della cronaca in contemporanea delle tristi vicende del terremoto. Una società che in poche stagioni è salita dal campionato di eccellenza regionale alla prima divisione. Ora in zona play off. Un progetto messo in piedi e portato avanti dalla passione di un gruppo di imprenditori del territorio, che se ne sono fatti carico, assistiti dall’ emergente Ercole Di Nicola. Un ds tra i più giovani, preparato e con il calcio nel sangue. Un progetto che però rischia di impantanarsi causa l ‘assenteismo dell’ Amministrazione Comunale. Tanto carente nel completamento dei lavori allo stadio di Acquasanta. Quello senza barriere tanto pubblicizzato. Che doveva essere il fiore all’ occhiello della città. Sono tre anni che deve essere completato, ma che è soggetto a continui rinvii. Nonostante la necessaria copertura finanziaria. Quanto carente nel dovuto e meritato sostegno alla società rossoblu. La domanda è: resisteranno quei dirigenti?
In definitiva il tipico esempio dell’ Italia che va.
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