Lo scivolone del Porto Tolle sulle norme. Penuria di soldi, solo acconti per mutualità e diritti televisivi. Società in vendita: ipotesi suggestiva per evitare brutte sorprese
Il gioco del calcio è una cosa seria. Lo stanno imparando in fretta, a loro spese, anche a Porto Tolle, ad esempio. Vero signora Visentini? Subire una penalizzazione di due punti per una carenza di organizzazione societaria ti fa capire tante cose. Ed anche alla svelta. In primis che nel calcio professionistico non basta avere disponibilità economica, occorrono professionalità e competenza. E poi che l’arroganza non paga. Ci sono delle regole non scritte, nell’ambiente pedatorio, che vanno accettate e rispettate. Servono per fare esperienza. I personaggi prestati al calcio o quelli dell’utilizzo dopolavoristico combinano sempre guai. E’ risaputo da tempo. Come non aiuta allenarsi al calar della sera (accadeva anche questo ad inizio stagione). Per intanto la squadra è precipitata in zona retrocessione e non è affatto buon segno. L’ augurio che mi sento di inviare è che possano risollevarsi quanto prima e che quei due punti non pesino più di tanto nella classifica di fine campionato. Diversamente sarebbe proprio una situazione da tapiro!
Se l’Ascoli ha risolto i suoi problemi tante altre società sono ancora sulla graticola. Alcune anche in Serie B. La situazione del Bari, per esempio, non è affatto bella. Radio fante trasmette notizie allarmanti sul futuro del club pugliese. Sarebbe un peccato per la gloriosa maglia biancorossa. Della Nocerina, che ricorrerà sino al tribunale sportivo del Coni, sapremo più avanti. Per il momento è comunque fuori dai campionati professionistici. Non sono tutte rose e fiori anche alcuni club, dei dilettanti, che potrebbero essere promossi in Lega Pro. Il pericolo dell'ennesimo ricorso ai ripescaggi è molto più di una ipotesi.
In tanti, in questa stagione, facevano molto affidamento sulle risorse finanziarie rinvenienti dalla mutualità e dal rispetto della regola sull’ età media dei calciatori schierati in campo. Le aspettative, al momento, sono però andate in gran parte deluse. La Lega ad oggi ha potuto distribuire soltanto acconti, pescando peraltro dalle proprie riserve “auree”. L’ Organo superiore, nel presente, non ha infatti provveduto al versamento, nella esatta percentuale, degli importi concordati.
Entro metà mese le Società dovranno provvedere al pagamento, ai propri tesserati, delle retribuzioni maturate sino alla fine dello scorso mese di dicembre, contribuzione inclusa. Certificandone erogazione e modalità. Più di qualcuno potrebbe rimanere al palo ed andare in difficoltà. A tal proposito si rincorrono le voci di possibili ed ipotetici cambi di proprietà in alcune Società.
Ecco l’ argomento del giorno. Quello maggiormente di moda. La cessione dell’azienda calcio. Un evento attualmente possibile in più di una piazza. Trattative in corso ce ne sono più di una.
Macalli ribadisce, a piè sospinto ed a ogni sua pubblica uscita, che il calcio deve essere fatto da chi è patrimonialmente solido. Ha ragione da vendere (situazioni scabrose, in carriera, ne ho vissute io come tanti altri colleghi). Occorrono imprenditori tanto preparati e capaci nella gestione quanto finanziariamente solvibili. Attualmente sono situazioni riscontrabili soltanto nel tempo.
Nel caso di nuovi ingressi, volendo ovviare, esiste però una soluzione per tastare il polso, a tutti, nell’immediato. Una variazione ai regolamenti, in sede di iscrizione, per garantire la continuità. Per mettersi al riparo da possibili sorprese negative futuribili. Del resto siamo o no in clima di riforme?
Chi rileva una società di Lega Pro deve essere in grado di garantire, con fidejussione bancaria, anche il monte ingaggi relativo alla sua prima stagione sportiva. La qual cosa potrebbe riguardare anche le neo promosse dai dilettanti. La formula si trova facilmente.
Una ipotesi suggestiva, ma troppo onerosa? Può darsi, ma sai quanti avventurieri terrebbe lontano.
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