NUOVE NORME SU STIPENDI E FIDEIUSSIONI. INGHIPPO PROMOZIONI E RETROCESSIONI

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga. Laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio. Su TuttoMercatoWeb.com
28.11.2018 01:26 di Ivan Cardia   Vedi letture
NUOVE NORME SU STIPENDI E FIDEIUSSIONI. INGHIPPO PROMOZIONI E RETROCESSIONI

Escludere chi non paga gli stipendi. È una delle prime mosse della presidenza Gravina, avallata dal Consiglio Federale dell’altro giorno. È un primo passo nella giusta direzione, ma pur sempre un primo passo. Non è pensabile rivivere un'estate come quella da poco (?) conclusa, i cui strascichi si fanno sentire anche ora che il freddo è arrivato e si faranno sentire quando aumenterà. Gravina conosce i problemi del calcio di base, sa da dove arrivano e ha idee chiare su come risolverli. Gli è stato imputato di non aver fatto abbastanza per evitare i fallimenti, peraltro quasi tutti provenienti dalla Serie B, ma su questo ha ragione: non si può impedire che una società, nel calcio come nell’economia “vera”, fallisca. Si può impedire che lo faccia in maniera ingiusta verso le altre società. 

 

Giocare senza pagare gli stipendi è la violazione di uno dei patti base su cui si regge il sistema. Giochi, con giocatori che non potresti schierare perché non li hai pagati. Giochi e magari ti salvi, contro società che fanno i salti mortali per essere sane. Così non può funzionare e la stretta è inevitabile. Giusta, anche per quanto riguarda le tempistiche di iscrizione ai campionati: non possono essere infinite e incerte. Mi iscrivo, non sono in regola, faccio ricorso, controricorso e salto della quaglia. Intanto gioco, e dato che ho iniziato a giocare chi decide deve aiutarmi ad andare avanti, perché a quel punto altrimenti si falsa il campionato. Fin qui, ha funzionato così. Ma non è più tollerabile. È un primo passo, anzi un primo doppio passo, nella direzione giusta. Non basta.

 

Oltre a stipendi e scadenze, c’è un altro grosso problema alla base del disastro di quest’estate: le fideiussioni. Non possiamo chiedere tutto e subito a una governance instauratasi nel momento più complicato del calcio italiano, ben più di quanto la mancata qualificazione ai mondiali non facesse immaginare, ma sul punto è necessario un ulteriore giro di vite. Complicato, perché sganciarsi da autorizzazioni che non sono date dalla FIGC o dalle leghe è oggettivamente complicato a livello legale, ma il meccanismo che regola la presentazione delle garanzie fideiussiorie ha fallito. Ha fallito nelle sue rigidità, perché il caso Como è esemplare: un club non può essere escluso perché ha presentato un bonifico, che dà molte più garanzie rispetto a una fideiussione. Ha fallito, ancora, perché è una grossa presa in giro. 

 

Ne abbiamo già parlato tempo fa, ma dato che ora è arrivato il momento del cambiamento vero, rifacciamo la proposta: fideiussione da 2/3 milioni di euro. Salgono i costi ma si copre tutto, o almeno quasi tutto. E non da istituti di credito sparsi per il mondo. Se voglio un mutuo, scelgo una banca che mi dia certezze, con tutto il rispetto. Fideiussioni dai primi cinque o dieci istituti di credito italiani. Venti, se vogliamo allargarla agli europei. Ancora, salgono i costi, ma con essi anche le certezze. Se poi qualcuno preferisce fare un bonifico, tanto meglio. Se invece vogliamo continuare ad accettare fideiussioni da 350 mila euro che costano meno di 10 mila euro, poi non stupiamoci se succede quello che è successo quest’estate con fideiussioni che in altri settori sarebbero guardate con scetticismo. Per usare un eufemismo. 

 

Arrivano al campo. All’ulteriore inghippo che la riduzione della B a 19 squadre ha lasciato in dote. Nella bella intervista che leggete su queste pagine, il vicepresidente Tognon ha ribadito la richiesta della Lega Pro: sette promozioni, per ristabilire il format del campionato cadetto. È una proposta che in via Jacopo da Diacceto sanno destinata a non essere accolta. Sette promozioni sono un vulnus al sistema, vuol dire rinnovare in maniera fin troppo massiccia il campionato di B e, con il massimo rispetto per tutte le società di Serie C, abbassarne il livello nell’immediato. Chiariamoci: sono una richiesta più che giusta e una battaglia più che comprensibile. Arriverà il tempo degli accordi e dei compromessi, nell’accezione migliore del termine perché la politica, anche quella pallonara, è l’arte del compromesso. Varrà fatto digerire ai presidenti di C, ma è inevitabile. Basta che si faccia presto: siamo in difficoltà nel leggere le classifiche non soltanto perché ogni squadra ha un numero di partite disputate tutto suo, ma anche perché non è chiaro a cosa possa portare un piazzamento rispetto a un altro. Siamo quasi al giro di boa del campionato e ancora non si hanno certezze. Siamo quasi al mercato di riparazione e non è ancora chiaro chi debba riparare cosa o in quale ottica. Iniziamo dal riparare, quanto prima, questa stortura.