Quanto può essere utile cambiare tecnico a 360 minuti dalla fine della stagione? Da Livorno a Bari: storia di chi ce l'ha fatta e chi no, di chi ci ha provato e di chi è andato controcorrente

Comprensibili le motivazioni che hanno portato il Legnago a dare il benservito a Serena, altrettanto non riusciamo a fare di fronte a quello di Parlato a Trento
29.03.2022 00:00 di Valeria Debbia Twitter:    vedi letture
Quanto può essere utile cambiare tecnico a 360 minuti dalla fine della stagione? Da Livorno a Bari: storia di chi ce l'ha fatta e chi no, di chi ci ha provato e di chi è andato controcorrente
© foto di TC

Un fine settimana ad alta tensione per le panchine di Serie C, anzi più precisamente nel Girone A. E' proprio in questo raggruppamento, quello settentrionale, che - a quattro giornate dal termine della regular season - sono saltate prima la guida tecnica del Trento (via Carmine Parlato, dentro Lorenzo D'Anna) e poi quella del Legnago (via Michele Serena, già subentrato a Giovanni Colella, allenamento del lunedì affidato al vice Armando Perna, in attesa del ritorno dello stesso Colella, già comunque ufficiale). Infine la situazione 'strana' del Seregno: le indiscrezioni hanno parlato di un esonero per Alberto Mariani, la realtà del comunicato del club brianzolo ha invece evidenziato di una assenza prolungata per motivi personali (tanto che nella nota è stato anche sottolineato: "In questo non facile passaggio, va l’incoraggiamento ed il sostegno di tutta la dirigenza") e che in questo periodo la conduzione tecnica della prima squadra si avvarrà dell’operato di Maurizio Lanzaro. 

Ma quanto può essere utile cambiare a soli 360 minuti dal termine di una stagione? Analizzando quanto occorso negli anni precedenti possiamo tentare di dare una risposta, dati alla mano. Lo scorso aprile, dalla 15^ giornata di ritorno del campionato 2020/21 in poi, di panchine ne saltarono ben otto: alla Cavese tornò Vincenzo Maiuri che però non riuscì a salvare la squadra che precipitò in D direttamente. Qualche giorno dopo fu la volta di Bisceglie e Viterbese: alla guida dei primi tornò Giovanni Bucaro, che li portò a disputare i playout poi persi con la Paganese; nelle file laziali tornò Agenore Maurizi, che però non riuscì a farli accedere ai playoff. Alla Carrarese si dimise Silvio Baldini e arrivò l'attuale tecnico Antonio Di Natale e la salvezza diretta fu centrata. Ad Imola ci si affidò Lorenzo Mezzetti che salvò i rossoblù ai playout contro il Fano. Quindi cambiarono Lucchese e Pergolettese: Oliviero Di Stefano non riuscì a salvare i rossoneri, mentre Fiorenzo Mario Albertini centrò l'obiettivo coi cremaschi. Infine il Bari che a fine mese - a due dal termine - richiamò Gaetano Auteri e come finì la storia dei Galletti è cosa nota visto che gli stessi stanno ora per staccare il pass promozione per la cadetteria. Un totale di cinque fallimenti e tre successi e la bilancia già comincia a pendere verso una risposta non particolarmente rasserenante.

Difficile utilizzare come stagione esemplificativa la 2019/20, condizionata dalla pandemia Covid-19. Comunque in vista della ripresa di fine giugno, con playout prima e playoff poi, in quattro decisero di avvicendare il proprio condottiero: l'Imolese chiamò Roberto Cevoli che salvò i romagnoli nel doppio confronto contro l'ArzignanoValchiampo mentre la Pianese si affidò a Pasquale Catalano, cui non riuscì l'impresa contro la Pergolettese, che a sua volta aveva puntato sul ritorno di Mattia Contini. Infine il Ravenna che decise per disputare il doppio playout con in panchina Claudio Treggia per vedere trionfare il Fano. In questo caso, a conforto delle squadre attualmente alle prese con gli esoneri, c'è un equilibrio tra obiettivi centrati e mancati.

Solo un caso di cambio avvenuto sempre ad inizio aprile nella stagione 2018/19: fu la Reggina ad esonerare Massimo Drago e a richiamare Roberto Cevoli. Il tecnico sammarinese portò gli amaranto a disputare i playoff da settimi in classifica per poi eliminare il Monopoli al primo turno playoff, ma dovette soccombere 4-1 al Catania nel secondo turno. Un seppur parziale raggiungimento dell'obiettivo che potrebbe continuare a portare tranquillità a chi la decisione l'ha presa di questi tempi.

Chiudiamo con il mese di aprile 2018 e quindi con la stagione 2017/18, dove furono cinque le squadre ad optare per l'avvicendamento di guida tecnica: in ordine cronologico Racing Fondi e Viterbese, poi il Livorno, quindi il Pro Piacenza, infine la Sambenedettese. Le due laziali decisero di affidarsi a Pasquale Luiso la prima e al ritorno di Stefano Sottili la seconda. Il 'toro di Sora' non riuscì nell'impresa di salvare i fondani che vennero condannati alla retrocessione dalla Paganese nel doppio confronto playout, mentre il collega portò i gialloblù a chiudere al quinto posto e quindi ad accedere ai playoff, dove però il Südtirol ebbe la meglio subito ai quarti dopo che la Viterbese era riuscita a sbarazzarsi del Pisa agli ottavi e ancora prima di Pontedera e Carrarese nella prima e seconda fase a gironi. Incredibile quanto accadde a Livorno, con Andrea Sottil, dimessosi ad inizio marzo, esonerato alla metà dello stesso mese, per poi essere richiamato l'8 aprile per portare definitivamente in porto la promozione in B dei labronici ai danni del Siena. Al Pro Piacenza fu Stefano Maccoppi a siglare la salvezza diretta dopo l'esonero di metà aprile di Fulvio Pea. Mentre caso ancora più assurdo quello della Sambenedettese che richiamò Moriero prima dell'ultima giornata dopo averlo esonerato ad inizio novembre per poi condurre i marchigiani fino agli ottavi dei playoff, eliminando il Piacenza agli ottavi e venendo a propria volta eliminati dal Cosenza, poi promosso in B. Un trionfo, un obiettivo centrato, due sfiorati ed una sola disfatta tornano a dare incoraggiamento a chi si affida ora al cambio in panchina.

A ben vedere, quindi, da questi esempi, contiamo otto risposte negative (per una percentuale del 44.4%) di cui sei retrocessioni, sette positive (38.89%) di cui quattro permanenze in categoria e tre situazioni in cui si può parlare di parziale raggiungimento dell'obiettivo (16.67%). Ed immaginiamo già i gesti apotropaici che staranno facendo in questo momento tra Triveneto e Brianza di fronte a questi dati statistici, con la speranza di poter terminare all'interno della 'giusta' percentuale casistica. 

Una chiosa finale, però, lasciatecela fare: se analizzando i dati attuali possiamo anche comprendere le motivazioni che hanno portato il Legnago a dare il benservito a Serena (una sola vittoria dal 27 dicembre ad oggi, con sei pareggi e sette ko), altrettanto non riusciamo a fare di fronte a quello di Parlato a Trento: dopo 21 mesi in gialloblù, una promozione dalla D alla C, 75 partite totali con una media di 1.64 punti (1.06 se ci limitiamo alla stagione attuale), ci riesce difficile capire soprattutto il perché sostituirlo con un tecnico, Lorenzo D'Anna, che non allena dal 2018 e che oltre alla lunga avventura alla guida della Primavera del Chievo e a quella più breve sulla panchina della prima squadra sempre clivense, per quanto riguarda la C, ha solo una brevissima apparizione al Süditirol nella stagione 2013/14, fiinita (precocemente e malamente) con l'esonero. Forse, per una squadra considerata in parabola discendente (nonostante l'ottimo successo colto contro la Triestina) e che ha fatto irruzione in zona playout solo ora, dopo 34 giornate, era necessaria un altro tipo di valutazione e, in seconda battuta, un altro tipo di profilo in panchina.