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Il Treviso si affida a Odogwu, il commercialista che salva i gol con il petto

Il Treviso si affida a Odogwu, il commercialista che salva i gol con il pettoTMW/TuttoC.com
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di Laerte Salvini

Frammenti di un'estate. Raphael Odogwu, agosto di due stagioni fa: "La vita ti dà sempre una seconda opportunità: io me la sono cercata". Il Südtirol aveva appena vinto il campionato, conquistando la prima promozione in Serie B della sua storia, e lui, "Rapha" per tutti, aveva compiuto 31 anni senza aver mai giocato in cadetteria. Anni di trafile tra Serie C e Serie D, valigie rifatte e disfatte, e la sensazione, come sempre, che quel treno potesse ripartire senza di lui. Poco prima di quella stagione si era procurato, quasi per gioco, un paio di scarpe appartenute a Romelu Lukaku. "Mi hanno portato bene", avrebbe raccontato dopo, senza mai chiarire se scherzasse o meno. Di certo, da quel momento, la sua storia ha preso una direzione diversa.

Va detto subito un dettaglio che raramente accompagna un centravanti: Odogwu, prima del calcio a tempo pieno, aveva un lavoro vero, quello di commercialista. Laurea triennale in Economia e magistrale in Legislazione d'Impresa, entrambe conseguite a Verona, la sua città. Un attaccante abituato a far quadrare i conti prima ancora dei gol, il che suona quasi paradossale se si pensa a come gioca: fisico, essenziale, poco raffinato nei fondamentali ma devastante nel proteggere palla e attaccare la profondità dei lanci lunghi. Centottantotto centimetri usati come una barriera mobile, capace di attirare su di sé i difensori e regalare metri ai compagni. Non serve altro, in certi campionati, per fare la differenza.

C'è un episodio, però, che a Bolzano lo ha reso qualcosa di più di un semplice bomber. Il 31 gennaio 2026, minuto 95, Südtirol avanti 2-1 sul Catanzaro. Il pallone vola verso la porta biancorossa, sembra destinato a entrare. Odogwu, che di ruolo fa tutt'altro, si tuffa sulla linea e lo respinge con il petto. Un salto nel vuoto da difensore, compiuto da chi difensore non è mai stato. I giornali lo definirono un intervento eroico. In realtà era solo la fotografia più nitida di ciò che era diventato negli anni: un giocatore che dà tutto, anche quando non tocca a lui.

Il legame con Bolzano nasce il 24 luglio 2020, dopo un cammino tutt'altro che lineare: giovanili del Chievo, poi Virtus Verona, Real Vicenza, Renate, Altovicentino, Arzignano - dove mette insieme 34 gol in tre stagioni di Serie D - e infine il ritorno alla Virtus Verona prima del grande salto. Con il Südtirol arriva la stabilità mai avuta prima: la vittoria del campionato di Serie C nel 2021-22, poi la promozione in B che rischiava di essere l'ultima pagina scritta insieme, se non fosse che il 20 agosto 2022 firma il primo gol della storia biancorossa in cadetteria. Il club ci ripensa, lo trattiene. Sotto Pierpaolo Bisoli diventa titolare fisso e chiude quella stagione con nove reti, il suo record personale. Rinnova nel 2023, poi ancora nell'ottobre 2025 fino al 2027. Sei stagioni, il tratto più lungo e importante della sua carriera.

Ora tocca al Treviso, e il modo in cui è arrivato racconta da solo quanto sia stato voluto: il direttore sportivoStrano lo ha rincorso fin dentro il ritiro altoatesino, in Val Ridanna, per riallacciare i contatti. Il motivo è semplice: il profilo di Odogwu combacia perfettamente con l'idea tattica di Edoardo Gorini, quella di un centravanti capace di fare reparto da solo e permettere alla squadra di risalire il campo. Trentacinque anni, un fratello, Christian, anch'egli calciatore, e l'ultima stagione chiusa con 31 presenze, 3 gol e 2 assist: numeri che raccontano un giocatore non più decisivo ogni domenica, ma ancora fondamentale come punto di riferimento. In un attacco giovane come quello biancoceleste, Odogwu porta l'esperienza di chi ha già salvato una partita con il petto. E la lucidità, tipica di chi i conti li ha sempre saputi far tornare.