QUESTO CALCIO È COME UN MALATO TERMINALE A CUI VA STACCATA LA SPINA. È L'UNICA SCELTA CIVILE E SENSATA CHE SI POSSA FARE, ANCHE SE ANDAVA PRESA TRE MESI FA

26.10.2018 00:00 di Tommaso Maschio  articolo letto 1620 volte
QUESTO CALCIO È COME UN MALATO TERMINALE A CUI VA STACCATA LA SPINA. È L'UNICA SCELTA CIVILE E SENSATA CHE SI POSSA FARE, ANCHE SE ANDAVA PRESA TRE MESI FA

Uno dei temi caldi degli ultimi giorni è quello relativo al “fine vita” o eutanasia, dopo che la Corte Costituzionale ha dato un anno al Parlamento di legiferare in merito e dotare il nostro paese di una legge che metta ordine e possibilmente permetta a chi vive attaccato a una macchina di decidere se staccare o meno la spina e porre fine alla propria sofferenza evitando in questo modo nuovi casi, diversi ma uguali, come quelli di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby e in ultimo di Dj Fabo. Una legge di civiltà attesa da troppo tempo, che troppo spesso è stata bloccata da una supposta fede (quella cattolica) che non può e non deve interferire nei processi legislativi di uno stato che si professa laico. L'ho presa larga lo so, ma vi prometto che a breve tornerò a scrivere di argomenti meno seri.

Il senso della mia introduzione è che ormai è sotto gli occhi di tutti che a questo calcio, specialmente quello di Serie B e Serie C, va staccata la spina, va posto fine alle sofferenze di tifosi, giocatori e in ultimo dirigenti. È l'unica scelta sensata che a questo punto si può fare dopo che il TAR del Lazio nella giornata di mercoledì ha ribaltato tutto riportando il format della Serie B a 22 squadre scatenando da un lato la gioia delle cinque squadre in odore di ripescaggio e dall'altra le ire delle 19 squadre di Serie B che vogliono mantenere l'attuale format a costo di rinviare tutto al 26 marzo quando lo stesso TAR discuterà nel merito della decisione in un'udienza pubblica.

Se c'è qualche mio aficionados (spero per voi di no, ma non si sa mai) sa che è dalla scorsa estate che io propendo per lo stop dei due campionati affinché si potesse mettere ordine a tutte le pendenze in ballo (dal fallimento di Modena, Cesena, Vicenza, Reggiana, Bari e Avellino fino alla spinosa questione che riguarda la Virtus Entella, passando per il discorso ripescaggi) e poter poi partire, magari con qualche mese di ritardo, in maniera il più regolare possibile senza dover stare ad attendere col fiato sospeso le varie decisione di questo o quel tribunale giudicante (Tribunale Federale Nazionale, Collegio di Garanzia dello Sport, TAR del Lazio o Consiglio di Stato che sia) come invece successo in questi ultimi due mesi. Uno stop sarebbe stata la decisione più seria, e più giusta, che i vari protagonisti di questa assurda vicenda che stiamo vivendo avrebbero dovuto prendere, ma così non è stato.

Per questo ci troviamo a oggi nell'incertezza che il prossimo turno di campionato di Serie B si giochi regolarmente (come vogliono le 19 squadre cadette) o meno (qualora il Consiglio di Stato non dovesse dare loro ragione), mentre la Serie C scenderà in campo regolarmente – se così si può dire – con le interessate ai ripescaggi che attenderanno “a bordo campo” in attesa degli eventi e di conoscere in che serie dovranno giocare. Una situazione che va oltre l'assurdo in cui tutti hanno responsabilità e nessuno può chiamarsi fuori, dove si persevera negli errori che hanno portato a quanto è sotto gli occhi di tutti per una stupida difesa dei propri interessi di bottega e senza una visione completa e collettiva dei problemi che il nostro calcio non da oggi sta vivendo senza che si sia mai deciso di porre rimedio in maniera radicale e definitiva.

Un individualismo che non porta a nulla se non verso un burrone (o un muro scegliete voi). Se poi non bastasse la questione format e ripescaggi/riammissioni all'orizzonte si profilano altre due soluzioni borderline come quelle di Pro Piacenza e Cuneo che rischiano di saltare all'aria a causa degli stipendi non pagati (entrambe a un passo dall'essere messe in mora dai calciatori) come successo non più di un anno fa al Modena di questi tempi con il solito corredo di “mai più” strillati davanti alle telecamere per poi finire nel dimenticatoio senza che si sia fatto qualcosa di concreto per evitare il triste ripetersi degli eventi nelle serie minori del nostro calcio. A questo calcio malato terminale serve una terapia d'urto che solo “lo staccare la spina” può produrre.