Riparte il calciomercato, ma c'è chi non he ha bisogno. La dura vita delle retrocesse dalla B
Con il nuovo anno si rimette in moto la giostra del calciomercato, destinata a riscaldare le fredde giornate di gennaio. Di cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo mese di trattative potete leggere diffusamente nei nostri pezzi di approfondimento dedicati alle singole squadre. In questa sede ci limitiamo a fare delle considerazioni di carattere generale, approfittando della pausa lunga del campionato coincisa con la fine del girone d’andata. Tempo di primi consuntivi e confronti con la passata stagione. Volgiamo lo sguardo all'indietro per leggere tra le righe cosa ci riserva il futuro, provando a intuire quale sarà il trend da qui a maggio. Guardando a ciò che sono state capaci di fare fino a questo momento ci sono alcune squadre che non sembrano avere grande bisogno di ritocchi, anche perché il rischio ricorrente è quello di rompere un giocattolo perfettamente funzionante alterandone gli equilibri. Per contro ce ne sono altre quasi obbligate a rimediare in corsa agli errori di valutazione commessi nella sessione estiva per correggere la rotta nel ritorno.
Dalle stalle alle stelle
Nel girone A è stata incredibile la metamorfosi del Mantova passato dall’incubo della Serie D, dopo il playout perso contro l’AlbinoLeffe, alla vetta della classifica attraverso un gioco spumeggiante. Nessuno in Serie C viaggia al ritmo indiavolato della macchina di Possanzini, meritatamente al comando con 47 punti, nonostante la concorrenza dell’invincibile Padova, unico club italiano ancora ancora imbattuto. Un anno fa i virgiliani annaspavano nei bassifondi con un saldo negativo clamoroso (-26). Simile l’evoluzione della Torres, vera rivelazione del girone B. Al pari dei virgiliani i rossoblù hanno già migliorato il risultato finale dello scorso con diciannove partite ancora da giocare per cercare di reggere il passo del Cesena. A inizio 2022 i punti in classifica erano 21, cioè meno della metà di quelli attuali (44). Meno evidente nelle proporzioni ma ugualmente significativa la progressione della Juve Stabia, leader solitaria del girone C. Al giro di boa le Vespe erano quinte a 29, adesso guardano tutti dall’alto con 42 e un rassicurante +2 sul secondo posto.
Le grandi deluse
SPAL, Benevento e in parte Perugia invece si sono rese conto ben presto di quanto sia complicato metabolizzare la retrocessione dalla B. Tre nobili decadute alle prese con difficoltà assortite di varia natura a dispetto della presenza di giocatori validi se presi individualmente, ma probabilmente poco funzionali sul piano tecnico e mentale al contesto di una categoria complessa come la Lega Pro, dove a fare la differenza non è il monte ingaggi ma le motivazioni. A farne le spese, come da prassi, sono stati i tre allenatori: Di Carlo, Baldini e Andreoletti, schiacciati sotto il peso di aspettative esagerate rispetto alle effettive potenzialità delle rispettive rose. Leggermente diverso il discorso del Catania, neopromossa sui generis dalle ambizioni dichiarate. A dir la verità, forse troppo. Sbandierare l'obiettivo Serie A, fissando un orizzonte temporale di cinque anni per realizzarlo è indubbiamente indicativo della volontà da parte di una società forte di restituire gli etnei al calcio che conta, ma rischia di portare fuori strada facendo perdere di vista la realtà.
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