"RIPORTIAMO I TIFOSI ALLO STADIO". UNA FRASE ABUSATA A CUI NON FANNO SEGUITO I FATTI. GIOCARE IL MARTEDÌ ALLE 14:30 VA INFATTI NELLA DIREZIONE CONTRARIA

14.12.2018 00:00 di Tommaso Maschio  articolo letto 1275 volte
"RIPORTIAMO I TIFOSI ALLO STADIO". UNA FRASE ABUSATA A CUI NON FANNO SEGUITO I FATTI. GIOCARE IL MARTEDÌ ALLE 14:30 VA INFATTI NELLA DIREZIONE CONTRARIA

“Come riportare le famiglie allo stadio? Semplice, facendo giocare un turno infrasettimanale il 12 dicembre alle 14,30”. Traggo spunto da un post di un amico ultras di una squadra di Serie D per il solito editoriale che il direttore mi costringe a scrivere settimanalmente. A parte gli scherzi quella frase ben si addice anche alla Serie C dopo un ennesimo turno infrasettimanale spalmato su tre giorni e varie fasce orarie che certo, se si escludono quelle delle 20:30 (ma solo per i tifosi di casa), non facilitano la vita dei tifosi o di quelle famiglie che tanto si vuole riportare allo stadio a parole, ma molto poco coi fatti. Fra orari impossibili come le 14:30 di un giorno infrasettimanale, costi sempre più alti dei biglietti (sì anche in Serie C c’è questo problema) e i soliti ostacoli burocratici legati a biglietti nominali e tessere del tifoso che sono lungi dall’andare in pensione.

Già la scorsa assurda estate aveva minato il rapporto fra la categoria e i tifosi delle varie squadre, che avevano dovuto anche digerire l’introduzione – poi limitata a una sola – delle squadre B. Un obbrobrio, la cui utilità è tutta da dimostrare, che andava a togliere ulteriore spazio al calcio dei campanili in favore di quello moderno che tutto stravolge e ora inizia a invadere anche campi che non gli erano propri togliendo sempre maggiore visibilità e spazio a quelle squadre, anche storiche, che cercano di non affondare in un calcio dove le differenze fra ricchi e poveri vanno sempre più allargandosi nel tentativo di far giocare le grandi con le grandi e togliere la possibilità alle cosiddette piccole di sfidare gli squadroni e magari fargli uno sgambetto. Quello che sfugge nella frase più volte ripetuta dal presidente Ghirelli (“Dobbiamo riportare i tifosi nei campi: dopo esserci scusati con loro, ora è il tempo dei fatti”) è in che modo i turni infrasettimanali, specialmente quelli giocati nelle ore pomeridiane, possano aiutare visto che non tutti possono-vogliono prendere ferie per seguire la propria squadra e del resto non è neanche giusto che un tifoso debba perdere un giorno di lavoro o sprecare le ferie, quando le ha, per dover seguire decisioni cervellotiche come quelle di chi decide certe date e orari. E lo stesso vale per la visione via streaming o via televisione. Se proprio ai turni infrasettimanali non si può rinunciare, e allo stato delle cose è così visto il gran numero di gare da giocare in una stagione a cui quest’anno si sono sommati moltissimi turni di recupero, che almeno si provi a allungare una mano ai tifosi e li si giochi in orari serali. E non si venga a dire che giocare in contemporanea con le gare di Champions League o Europa League rischia di togliere visibilità alla Serie C poiché si tratta di categorie di tifosi molto diverse fra loro dove solo una minoranza magari simpatizza o tifa per uno squadrone che gioca in Europa.

Praticamente nessuno verrebbe danneggiato dalla contemporaneità dei due eventi e anzi si avrebbero in Serie C stati un po' meno deserti e tristi di quelli che troppo spesso si vedono. Se davvero si vuole riportare i tifosi, le famiglie negli stadi bisogna mettere mano innanzitutto agli orari ed evitare l’eccessivo spezzatino a cui assistiamo a ogni turno, garantire un costo del biglietto accessibile a tutti e senza gli ostacoli burocratici che troppo spesso vengono messi di fronte a chi vuole andare a vedersi una gara dal vivo e infine dare il via a una grande campagna di ammodernamento degli impianti che dalla Serie A alla Serie C, per restare fra i professionisti, troppo spesso presentano settori chiusi per inagibilità o aperti parzialmente solo perché il prefetto di turno si prende la responsabilità di farci affluire la gente.