Scusatemi ma qualcuno ha più sentito parlare della riforma? Tanti silenzi, troppe parole senza concretezza e i tifosi nel frattempo non sanno minimamente cosa stia accadendo

17.09.2021 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    vedi letture
Scusatemi ma qualcuno ha più sentito parlare della riforma? Tanti silenzi, troppe parole senza concretezza e i tifosi nel frattempo non sanno minimamente cosa stia accadendo

“La domanda sorge spontanea” riceva Antonio Lubrano, decano del giornalistico televisivo, anni e anni fa nei suoi programmi. Perché questo riferimento? Semplice. Poiché la domanda in questione è davvero banale: ma la riforma del sistema calcistico che fine ha fatto?
Nei mesi scorsi, per intendersi quelli precedenti e successivi alla rielezione alla Presidenza della FIGC di Gabriele Gravina, il tema della riforma era divenuto centrale a tutti i livelli. Oggi, poche settima dopo, sulla questione più importante per il futuro del calcio italiano il silenzio è divenuto assordante.
Le parti stanno lavorando? Oppure siamo in pieno stallo. Domande, queste, che il sottoscritto si pone da semplice “appassionato” di calcio ad ogni livello, ma che probabilmente sibilano nella testa di tante altre persone. Le dichiarazioni, in situazioni come questa, emanano positività, fiducia e grande impegno per il raggiungimento del traguardo fissato, ma di vere e proprie relazioni sullo stato di avanzamento dei lavori neanche l’ombra.
Il calcio è dei tifosi. Il calcio dei campanili, dei comuni.. il calcio che fa bene al paese sono gli slogan che riempiono le campagne promozionali del nostro sistema calcistico, dalla ricca Serie A alla giovane Lega Pro, anche se guardando ai fatti i tifosi, gli utenti finali sono esclusi fino a che le decisioni non sono già state ratificate.

Appare quanto meno scontato che tale appunto non voglia andare nella direzione di dare potere decisionale ai tifosi, anzi. Serve avere dirigenti seri, capaci, in grado di decidere in base alle proprie specifiche competenze, ma questo non vuol dire che si debba estromettere del tutto il popolo del pallone. Informare, ascoltare e valutare sono tre azioni che si possono intraprendere con un minimo sforzo.
Probabilmente, però, farlo significherebbe uscire dall’ombra e questo al momento evidentemente non piace. A nessuno. Perché tanto con il pallone che rotola si può anche fare a meno di parlare di tutto il resto. Come se le crisi societarie che si ripropongono ciclicamente siano solo incubi estivi che si sciolgono sotto le prime piogge settembrine.