SI APRE UN WEEKEND INFUOCATO FRA CAMPO E ALBERGHI. UN MERCATO LUNGHISSIMO SI AVVIA ALLA - SOSPIRATA - CONCLUSIONE INCROCIANDOSI CON UN CAMPIONATO APPENA ALL'AVVIO

30.08.2019 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
SI APRE UN WEEKEND INFUOCATO FRA CAMPO E ALBERGHI. UN MERCATO LUNGHISSIMO SI AVVIA ALLA - SOSPIRATA - CONCLUSIONE INCROCIANDOSI CON UN CAMPIONATO APPENA ALL'AVVIO

Quello che si aprirà oggi sarà un weekend di fuoco, un lungo weekend che si chiuderà solo lunedì sera alle 22:00 quando a Milano suonerà il gong di un mercato lunghissimo, forse anche troppo, che per la seconda volta si intreccia al campionato condizionandolo e venendone a sua volta condizionato. Perché le squadre in molti casi sono lungi dall'essere complete (il che è inspiegabile visti gli oltre due mesi di tempo per costruire, ma è ormai una moda che varca i confini italiani basti vedere alle situazioni di Barcellona, Real Madrid o Paris Saint-Germain per citare alcune big mondiali), perché un infortunio può cambiare piani e prospettive e perché un po' tutte – dalla Serie A alla Serie C – attendono i saldi di fine mercato per pescare il colpo che può cambiare il volto della squadra e magari della stagione.

Saranno giorni roventi di trattative fra gli alberghi milanesi e magari anche sugli spalti degli stadi che saranno palcoscenico della seconda giornata di campionato, di contatti telefonici frenetici con tante squadre – c'è da giurarci – che arriveranno al fotofinish per consegnare i documenti e altre che magari resteranno col cerino in mano non riuscendo a chiudere le operazioni (in uscita o in entrata poco importa) imbastite in fretta e furia nelle ultime ore.

In pratica il solito copione ormai trito e ritrito che ormai da anni ci accompagna e che sempre meno piace agli allenatori a cui piacerebbe poter per una volta avere la squadra bella e finita prima dell'avvio per poter lavorare. Un malessere – quello di dover giocare a mercato aperto – trasversale aumentato dal fatto che nonostante a intervalli regolari se ne parli non c'è una data unica di chiusura e ogni nazione si regola come meglio crede creando disparità di tempi, modi e anche costi.