Stadi aperti, la grande incoerenza. La Juve ora fa sul serio. Sud tra delusioni e rinascite

03.08.2020 01:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Stadi aperti, la grande incoerenza. La Juve ora fa sul serio. Sud tra delusioni e rinascite

iiDomani sera posso andare a ballare in discoteca. Se ci fosse una partita di calcio, però, non potrei andare allo stadio. Da un lato, sarei ammassato a centinaia di altre persone. Dall’altro, potrei rispettare senza difficoltà quel distanziamento sociale che è stata sempre indicata come la misura di prevenzione più efficace. È questa la grande incoerenza a cui stiamo assistendo, nei ragionamenti sul futuro del calcio. Immaginare i tifosi allo stadio è una fuga in avanti, ha detto il ministro Spadafora in settimana. Il ragionamento, ci pare, è sintetizzato così: bar, discoteche, ristoranti, locali pubblici in generale, falliscono se sono chiusi e senza pubblico. Gli stadi no, vanno avanti lo stesso. Senza considerare quanto ciascuna società perda e perderà in assenza dei propri tifosi, anche a livello economico.

Qui di fughe in avanti non ne vuole nessuno. La priorità rimane la salute, in un Paese che però in qualche modo sta provando a risollevarsi. Iniziare il prossimo campionato con i tifosi, da questo punto di vista, è una necessità. Non tutti, è ovvio. Ma una percentuale negli stadi potrebbe entrare, in tutta sicurezza. Il problema, da quel punto di vista, non sarebbero le regole ma i controlli: chi vuole entrare accetta di stare a due metri dagli altri tifosi. Se la cosa non funziona, non può entrare più. Ma le società potrebbero respirare. Dei grandi temi per il futuro del campionato, mi pare anche quello più facilmente risolvibile, anche più di un alleggerimento del protocollo che potrebbe persino avere un effetto boomerang, perché bisogna prepararsi per lo scenario peggiore e sperare nel migliore. La stagione che non ci possiamo permettere di sbagliare è la prossima: quella appena conclusa è andata come è andata. Ora siamo pronti, sappiamo come affrontarla, sappiamo soprattutto che altrimenti non ne usciremmo.

Proviamo a immaginare quale sarà la Serie C che ci aspetta. Sul progetto seconde squadre non mi dilungherò più di tanto. In sintesi: ottima idea, introdotta nel peggiore dei modi e con la più discutibile delle tempistiche. Su una seconda squadra, l’unica, c’è invece da soffermarsi. La Juventus U23 ha dimostrato nella stagione da poco finita di poter essere competitiva, e persino di poter vincere. Ora punta a vincere sul serio, cioè conquistare la promozione. E farsi laboratorio: del futuro dei grandi. Nel prossimo campionato di terza divisione ci sarà Andrea Pirlo. Non è il primo campione del mondo 2006 ad allenare in C, ovviamente. Ma è senza dubbio quello che avrà più attenzione mediatica, anche perché arriva per iniziare un progetto tutto nuovo per il nostro calcio. Un allenatore fatto in casa, sul modello di Guardiola o Zidane. La presenza di Agnelli e Paratici al suo fianco in sede di presentazione toglie ogni dubbio su quanto i vertici bianconeri stiano investendo sulla sua figura. Quale sarà il risultato? A oggi, Pirlo l’allenatore è un grandissimo punto interrogativo, nessuno può esporsi in un senso o nell’altro. Avrà a disposizione una squadra molto competitiva, e se farà bene il terzo anno rischia di essere quello in cui vedremo una Juve corazzata nel proprio raggruppamento. Molto dipenderà, ovviamente, da come saranno composti i gironi.

Di sicuro al sud ci sarà da divertirsi. La grande delusa della stagione è il Bari, che intanto valuta il da farsi sul fronte tecnico. Vivarini, numeri alla mano, ha fatto molto bene, non ci sono dubbi. Qualche perplessità, semmai, è legata al clima in cui sarebbe confermato, molto simile a quello che circondava Cornacchini un anno fa. Dagli errori bisogna imparare. I biancorossi, comunque, ripartiranno con un mercato ambizioso, ma dovranno vedersela con una concorrenza agguerrita. Un’altra grande delusa dalla stagione è il Catanzaro, il cui progetto tecnico s’inizia a scorgere anche se ovviamente non è ancora delineato. Per Calabro è un passo avanti e uno indietro, vedremo come andrà a finire. Sul ds i calabresi hanno preferito il cursus honorem al nome: dopo gli accostamenti fatti sulla piazza a Perinetti, qualcuno sarà rimasto scettico sull’arrivo di Cerri, che invece ha fatto benissimo a Monopoli (e non solo) e si è meritato la grande occasione. Tra le deluse c’è ovviamente il Catania: tutto sommato, per come si era messa, alla fine è andata bene. Ora l’impressione (molto prematura in attesa del mercato, ça va sans dire) è che l’anno prossimo sarà una squadra con cui dover fare i conti ad alti livelli. Il rischio delle cordate è che tante teste litighino o perdano tempo nelle decisioni, ma un entusiasmo autentico sembra esserci e la competenza sicuramente non manca. Dovesse aggiungersi (o sostituirsi, o collaborare: l’impressione è che alla fine qualcosa succederà, per quanto non sia ancora chiaro cosa) anche Joe Tacopina, che è una garanzia nel rilanciare e far rinascere squadre e società, ci si potrebbe divertire anche alle pendici dell’Etna, la prossima stagione