Stesso posto, stessa storia, stesso bar: la C paga soprattutto i problemi degli altri. Spettacolo playoff
Altro giro, altra corsa, altra estate di iscrizioni e dubbi. La stretta sui controlli, e alcune proposte decisamente sensate avanzate dalla Lega Serie C - su tutte ridefinire i contorni di ripescaggio e riammissione - sono strumenti preziosi, in vista della sempre complicata scadenza delle iscrizioni al campionato. Spesso e volentieri, però, la nostra categoria preferita si scontra con difficoltà che hanno le radici in altre situazioni.
Poniamo infatti il caso che ci sia una squadra, neopromossa dalla Serie D, che non paghi gli stipendi ai propri calciatori da tempo. E che, per iscriversi al campionato, proponesse agli stessi giocatori di firmare un nuovo contratto professionistico, che in qualche modo “inglobi” i compensi non percepiti relativamente all’anno scorso. I tesserati, peraltro, dovrebbero firmare le liberatorie che attestino l’assenza di debiti - potenzialmente false a questo punto, ma sono autocertificazioni: vallo a dimostrare -, consentendo l’iscrizione al campionato, magari con la fideiussione da 350.000 euro (con liberatorie riferibili al 30 giugno). E che poi questa società, pur sempre ipotetica e non assolutamente riferibile ad alcun caso concreto - del resto non siamo indovini, non possiamo sapere cosa accadrà in futuro -, finisca per non onorare il suddetto contratto professionistico, non paghi gli stipendi e verso novembre-dicembre diventi il nuovo dead club walking della C, fino alla successiva e inevitabile estromissione dal campionato, con tutti i ragionamenti in termini di condizionamento che ne derivano. Ecco, costruito questo scenario del tutto eventuale, completamente slegato dalla realtà attuale e che sicuramente non si verificherà, la domanda è: che colpa ne ha la Serie C? Nessuna.
La questione è di fondo. Per due motivi: il primo è che, appunto, se si guarda indietro alle difficoltà della C, spesso la loro origine nasceva da problemi ereditati da stagioni in altri campionati (più dalla B che dalla D, ma è un altro discorso). Il secondo è che troppo spesso le difficoltà della C vengono considerate come tali, e non come un fallimento dell’intero sistema. Poi ci si può porre il problema che ci siano troppe società professionistiche (e, per carità, sì), ma è il ragionamento a dover essere capovolto: o si riparte da una visione d’insieme, oppure ciascuno per la sua strada, ma così si va a sbattere.
Due righe finali sui playoff. Brevissime, tanto quello che pensa chi scrive è noto: sono uno spettacolo, anche quest'anno sono stati un successo e hanno attratto tantissimi tifosi. Personalmente, la parte migliore della stagione di Serie C, ma questi son gusti. Oggettivamente, la conferma che tutte le novità del calcio italiano, negli ultimi anni, sono passate prima dalla C. Applausi all'Ascoli, alla prossima al Brescia: abbiamo già la favorita per il 2026/2027.
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