Tornano i tifosi negli stadi, ma farà davvero la differenza?

04.10.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
Tornano i tifosi negli stadi, ma farà davvero la differenza?
TMW/TuttoC.com

Di percentuale in percentuale, stiamo per tornare alla normalità. Si parla di calcio, non di Paese, ché per esempio non poter assistere a un concerto mentre a cento metri ci si può ammassare per un cocktail non tutela nulla e nessuno, ma vabbè. Rimaniamo nel nostro orticello. Prima il 75 per cento, a un certo punto il 100, sperando che i numeri assistano questo graduale riavvicinamento a quello che eravamo. La domenica (o il sabato, persino il venerdì e il lunedì, ritmi da calcio moderno in tutte le serie, pazienza), i tifosi allo stadio, i cori, i colori, gli odori della partita di pallone. I soldi del botteghino e dell’indotto: più prosaicamente, quello che davvero interessa ai club intesi come società. Per i calciatori, gli allenatori, i tecnici, fa differenza tutto il resto. Per le SpA e le srl, il ritorno dei tifosi rappresenta soprattutto il ritorno di una fonte di guadagno, “normale” appunto. Dovrebbe rappresentare.

Tutto questo farà davvero la differenza? È una domanda da porsi, in parte lo ha già fatto qualche settimana fa il presidente Gravina notando come in molti stadi non si realizzasse il sold out neanche con la capienza al cinquanta per cento. E parlava di Serie A. In C, eccezioni a parte, si fa fatica a raggiungere percentuali ben più basse. Non ho sotto mano l’indice di riempimento degli stadi della terza serie quindi non ne parlo con la certezza dei numeri, ma la sensazione è, piuttosto netta, di un movimento che non si avvicina al 30 per cento in media, di conseguenza fa e farà una fatica tremenda a riempirli questi benedetti impianti, spesso vecchi e brutti come sono. Complici alcune posizioni personalmente incomprensibili (in quei casi ove le tifoserie organizzate si sono schierate contro al rientro in queste modalità), un anno e mezzo di pandemia ha complicato uno scenario che già di suo, bisogna essere onesti, non era comunque dei più rosei. Da tutti i punti di vista: l’assenza del tifoso, specie in un campionato che oggettivamente e fisiologicamente non raggiunge i livelli della A, è stata spesso indicata come il maggior problema, la causa prima di dissesto. Ecco, in molti casi rimane il dubbio che sia un paravento per difficoltà che già c’erano, sia a livello strutturale che economico, e che la pandemia ha soltanto acuito.

La sfida diventa così riempirli. Il primo passo è migliorarli. Vale per la C, vale anche più in alto. Altrimenti 50, 75, 100 non fa alcuna differenza, se poi si resta ben che vada sul 15/20 per cento della capienza massima. Anche meno, anche in grandi piazze. Come ci si arriva? La ricetta non la potete trovare su queste pagine. Servono interventi strutturali, soldi, impianti da rifare o fare proprio da zero. Serve un gran lavoro, perché resta la sensazione fortissima che il Covid è stato sì una mazzata, ma a un calcio già più che malfermo